Le foto del raro e bellissimo zigolo capinero: “Leggendario per i birdwatcher. Vederlo è un sogno”

Per gli appassionati di birdwatching gli uccelli sono tutti bellissimi e interessanti, tuttavia ci sono alcune specie che per eleganza, rarità e magari comportamento fanno parte di un elenco speciale custodito nel cuore. Per molti incontrare questi animali “leggendari” e segnarli sul taccuino personale, soprattutto la prima volta, è un'emozione fortissima e un vero e proprio sogno che si realizza. Non c'è da stupirsi che per vedere alcuni uccelli si organizzino viaggi appositamente, talvolta all'ultimo secondo e persino di migliaia di chilometri, quando arriva la segnalazione giusta. Tra le specie che fanno indubbiamente parte di questo elenco prezioso per i birdwatcher figura il meraviglioso zigolo capinero (Emberiza melanocephala), un grosso passeriforme della famiglia degli emberizidi (Emberizidae) caratterizzato da un piumaggio spettacolare, come mostrano le splendide foto di Simone Proietti che trovate nell'articolo.

L'epiteto del nome comune e scientifico si riferisce al bellissimo cappuccio del maschio (melanocephala in latino significa proprio testa nera), simile a quello che adorna il capo della cutrettola capinera (Motacilla flava feldegg), una sottospecie che abbiamo incontrato al Parco Nazionale del Circeo anche assieme a interessanti ibridi. Come spiegato dalla Lipu, il maschio dello zigolo capinero presenta il dorso marrone fulvo “e parti inferiori giallo accesso”. Per tonalità ricordano quelle di un canarino selvatico (Serinus canaria) o di un verzellino (Serinus serinus). La femmina, come spesso accade negli uccelli – ma non sempre, basti citare il caso dei variopinti gruccioni (Merops apiaster) – mostra un piumaggio decisamente più criptico e dunque adatto a mimetizzarsi nell'ambiente. È “color sabbia/marroncino, con striature sul dorso e ventre più chiaro”, evidenzia la Lipu.
La Guida degli Uccelli d'Europa, Nord Africa e Vicino Oriente di Lars Svensson spiega che lo zigolo capinero è strettamente imparentato con lo zigolo testaranciata (Emberiza bruniceps) e le femmine delle due specie, sul campo, sono praticamente indistinguibili. Per quanto concerne le dimensioni, lo zigolo capinero ha una lunghezza massima di 17 centimetri e un'apertura alare che arriva a circa 30 cm, con un peso compreso tra i 22 e i 33 grammi. Si tratta dunque di un grosso e robusto passeriforme, con una bella coda prominente e un piumaggio meraviglioso.

Tutti questi elementi lo rendono particolarmente amato e ambito da birdwatcher e appassionati di fotografia naturalistica. La rarità aggiunge ulteriore fama da "leggenda". “Riuscire ad osservare uno Zigolo capinero in natura è un piccolo sogno realizzato, purtroppo come tante altre specie risulta in declino, sempre più minacciata dalla riduzione dei suoi habitat e dall'agricoltura intensiva”, ha affermato a Fanpage.it il fotografo e naturalista Simone Proietti, di cui trovate le stupende immagini nel nostro articolo. “Uno splendido gioiello, animale leggendario per molti birdwatcher, che purtroppo sta svanendo dalle nostre campagne”, gli ha fatto eco il giovane ornitologo Francesco Barberini, che adora questa specie. “Uno dei pochissimi migratori europei che sverna solamente in India. La sua migrazione ‘lenta' lo porta a sostare diverse settimane negli altopiani iraniani e in Turchia. In Italia arriva tardi, a maggio, e se ne va presto, in tarda estate, il minimo necessario per poter nidificare. È purtroppo in grave declino a causa dei cambiamenti ambientali e climatici che colpiscono tutti i vari paesi che frequenta”, ha aggiunto l'esperto.

Per quanto concerne gli avvistamenti in Italia, Simone ci ha spiegato che nel Lazio, dove almeno in passato nidificava localmente nella zona di Tolfa, è possibile avvistarlo durante il passo migratorio, mentre è più facile incontrarlo nel Meridione, “dove peraltro nidifica come in diverse zone del Mediterraneo orientale, dalla Grecia alla Turchia”. La Basilicata è la regione in cui si registra la popolazione più ampia di questi emberizidi, ma gruppi isolati sono presenti anche al Settentrione e in Toscana. "Per trovarlo bisogna prima sentirlo – sottolinea il naturalista – i maschi nel periodo degli accoppiamenti si lanciano in fragorosi richiami, una colonna sonora inconfondibile. Poi quando appare risalta con i suoi colori, un giallo ipnotico che contrasta con il nero della testa e il marroncino del mantello, qualcosa di davvero affascinante."
La Lipu evidenzia che lo zigolo capinero nidifica in territori con “clima temperato-caldo, mediterraneo e steppico, in aree pianeggianti o collinari”. Predilige ambienti semi-aperti dove sono presenti cespugli, alberi sparsi, frutteti, oliveti, piccoli boschi e praterie, ma nel nostro Paese costruisce il nido – poco al di sopra del livello del suolo – soprattutto nei paesaggi agricoli tradizionali, tra campi coltivati, macchia e siepi. Qui si nutre di semi e granaglie varie.

A causa dei cambiamenti nelle pratiche agricole, questi paesaggi stanno scomparendo e molti vengono abbandonati, divenendo così inadatti a sostenere la specie. Pesticidi e antiparassitari fanno il resto. Non a caso lo zigolo capinero risulta in declino in Italia, dove in base ai dati citati dalla Lipu se ne stimano soltanto tra le 2.000 e le 4.000 coppie, ma probabilmente sono anche meno. Le informazioni sono così poche che non è possibile determinare con precisione lo status di conservazione. A livello globale la specie è tuttavia classificata a rischio minimo (codice LC) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), con un un numero di individui adulti stimato tra 7,6 e 27,5 milioni. Il trend è indicato come “sconosciuto”.