video suggerito
video suggerito

Sono arrivati i cuculi, i parassiti che fanno cu-cù. Barberini: “Così ingannano gli altri uccelli”. Le foto

In questi giorni sono arrivati in Italia i cuculi, uccelli parassiti conosciuti per il loro caratteristico e iconico cu-cù. Il giovane ornitologo Francesco Barberini spiega a Fanpage.it gli adattamenti evolutivi che permettono a questi animali di ingannare piccoli passeriformi come i codirossi. Le foto della specie.
A cura di Andrea Centini
0 CONDIVISIONI
Cuculo. Credit: Claudia Mai
Cuculo. Credit: Claudia Mai

Tutti quanti conoscono il canto del cuculo (Cuculus canorus), il famosissimo “cu-cù cu-cù” udibile in tutte le regioni d'Italia soprattutto in primavera. È un suono divenuto talmente iconico e familiare da aver dato vita persino a una linea di orologi. Eppure, nonostante la fama canora, l'aspetto del cuculo è decisamente meno noto, anche perché ascoltare questo uccello è sicuramente più facile che vederlo, come sanno bene gli appassionati di birdwatching. Spesso chi lo osserva per la prima volta resta addirittura stupito, trovandosi innanzi a una silhouette completamente differente da quella che aveva immaginato. L'aspetto, come indicato dalla Lipu, è infatti simile a quello slanciato di un rapace di medie dimensioni (come lo sparviere), dunque caratterizzato da ali lunghe e appuntite e coda prominente. Sul piumaggio ci soffermeremo più avanti.

Cuculo. Credit: Andrea Centini
Cuculo. Credit: Andrea Centini

Una caratteristica distintiva di questo splendido uccello risiede nel fatto che si tratta di un parassita: le femmine di cuculo, infatti, dopo la fecondazione depositano l'uovo nel nido di piccoli passeriformi, vittime inconsapevoli di uno dei “raggiri” più raffinati del regno animale. Sono oltre 40 le specie ingannate in Italia, tra le quali cannaiola, forapaglie, capinera, passera scopaiola, codirosso comune, codirosso spazzacamino e moltissime altre. Le uova del cuculo, molto simili a quelle della specie parassitata, sono "programmate" per schiudersi poco prima delle altre già presenti nel nido, dando modo al pullo sotto mentite spoglie di gettare di sotto quelle non ancora schiuse – o finanche i “fratelli” – grazie a spinte sostenute con la schiena. In questo modo il piccolo cuculo resta solo e i genitori ingannati si concentreranno solo su di lui, continuando imperterriti a nutrirlo anche quando diventerà molto più grande (e vorace) di loro.

Cuculo. Credit: Claudia Mai
Cuculo. Credit: Claudia Mai

Il Cuculo in quanto parassita di cova è protagonista di una ‘corsa agli armamenti' evolutiva, ovvero dello sviluppo di caratteri e adattamenti per ingannare le specie ospite”, ha spiegato a Fanpage.it il giovane ornitologo Francesco Barberini. “Tra questi – prosegue il divulgatore scientifico e Alfiere della Repubblica – spiccano la diversa colorazione delle uova a seconda della specie parassitata, che i Cuculi femmina ereditano dal cromosoma sessuale materno, il piumaggio e il richiamo delle femmine che ricorda quello di un rapace e l'evoluzione di un raro morfismo rossiccio nelle femmine, che inganna gli uccelli non abituati a vedere dei Cuculi ‘marroni'.

Cuculo. Credit: Andrea Centini
Cuculo. Credit: Andrea Centini

Il piumaggio tipico dei cuculi maschi, come spiegato nella Guida degli Uccelli d'Europa, Nord Africa e Vicino Oriente di Lars Svensson, è grigio-ceruleo uniforme su dorso, capo e petto e bianco barrato di nero sul ventre. Nelle femmine esistono due morfismi, uno chiaro molto simile al maschio (se viste da molto vicino le femmine presentano comunque sfumature dorsali color ruggine) e quello rossiccio citato da Barberini, decisamente meno comune. Zampe, iride e anello perioculare sono gialli, mentre il becco, leggermente adunco, è parzialmente giallo e bruno.

Cuculo. Credit: Claudia Mai
Cuculo. Credit: Claudia Mai

Si tratta di un uccello bellissimo ed è sempre una grande fortuna riuscire a incontrarlo e fotografarlo. In un'occasione, al Parco Nazionale del Circeo, siamo riusciti ad assistere all'imbeccata di un codirosso comune a un giovane cuculo, una scena iconica ricercatissima da fotografi naturalisti e appassionati di birdwatching. I due uccelli si trovavano sul ramo di un eucalipto; purtroppo erano lontani e come abbiamo puntato la fotocamera verso di loro il genitore "acquisito" aveva appena completato l'operazione e si è allontanato. Siamo comunque riusciti a fotografare il giovane cuculo, con il suo caratteristico piumaggio striato.

Giovane cuculo, fotografato pochi istanti dopo l’imbeccata del genitore. Credit: Andrea Centini
Giovane cuculo, fotografato pochi istanti dopo l’imbeccata del genitore. Credit: Andrea Centini

Nonostante l'occasione persa, fotografare un cuculo è sempre una grande soddisfazione. Ce lo ha confermato anche la bravissima fotografa naturalista Claudia Mai, della quale trovate alcune splendide foto nell'articolo. “Il cuculo arriva leggero, quasi invisibile, ma il suo canto lo tradisce sempre: ‘cu-cù… cu-cù…', limpido, ripetuto, come un richiamo antico che attraversa i boschi e le campagne”, ha affermato Claudia a Fanpage.it. “È una voce che annuncia la primavera, che rompe il silenzio con una semplicità quasi ipnotica. Non serve vederlo: basta ascoltarlo per sapere che è lì, nascosto tra i rami, discreto e solitario. Poi che ogni tanto si palesi, ci fa un grosso regalo.

Cuculo. Credit: Claudia Mai
Cuculo. Credit: Claudia Mai

Anche noi siamo riusciti a immortalare qualche volta dei cuculi adulti, in talune circostanze anche in volo, mentre sfrecciavano da un posatoio all'altro. Fra i luoghi in cui ci siamo imbattuti più spesso in un cuculo figurano il sopracitato Parco Nazionale del Circeo e la Tuscia in provincia di Viterbo, in particolar modo nella zona di Monte Romano. La Lipu evidenzia che il cuculo è una specie praticamente ubiquitaria, che dunque può essere incontrata in una grande varietà di habitat naturali, compresi quelli urbani, purché nelle zone alberate siano presenti le specie da parassitare e posatoi idonei a dominare la zona, da cui si sentono scandire i “cu-cù”. In Italia il cuculo è “migratore regolare, nidificante e svernante irregolare”. Si osserva e ascolta soprattutto in primavera: è infatti tra i primi uccelli a ripartire verso l'Africa dopo aver compiuto la propria ingannevole missione riproduttiva.

Cuculo. Credit: Andrea Centini
Cuculo. Credit: Andrea Centini

Nonostante l'aspetto da rapace, il cuculo è un insettivoro che predilige in particolar modo le larve di lepidottero, comprese le processionarie che molte altre specie di uccelli evitano accuratamente. Per quanto concerne lo stato di conservazione, la Lipu spiega che in Italia è inadeguato. “La popolazione italiana è stimata in 50.000-100.000 maschi canori e rappresenta il 5% della popolazione dell’Unione Europea e l’1% della popolazione nidificante europea complessiva”, evidenzia l'associazione ambientalista. La specie è classificata come a rischio minimo nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN): nel suo vastissimo areale di distribuzione, che spazia dalla Penisola Iberica all'Estremo Oriente e abbraccia anche larga parte dell'Africa subsahariana, si contano da 34 a 54 milioni di individui adulti secondo una stima condotta nel 2024.

Cuculo dal ciuffo. Credit: Andrea Centini
Cuculo dal ciuffo. Credit: Andrea Centini

In Italia è presente anche un'altra bellissima specie di cuculo: il rarissimo cuculo dal ciuffo (Clamator glandarius), del quale si stimano soltanto 15-30 coppie nidificanti. A differenza del comune cuculo che punta i nidi di piccoli uccellini, il cuculo dal ciuffo è un parassita di corvidi come gazze e cornacchie. Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo e fotografarlo a Nord di Roma in più di un'occasione.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views