Le foto del raro capovaccaio, il bellissimo avvoltoio egiziano: è il più piccolo d’Europa e manipola strumenti

Il capovaccaio (Neophron percnopterus), conosciuto anche come avvoltoio egiziano e pollo del faraone, è un splendido avvoltoio con diversi primati al mondo. Come spiegato dalla Vulture Conservation Foundation (VCF), infatti, è l'unico avvoltoio noto per usare strumenti, l'unico che compie migrazioni a lungo raggio ed è anche il più piccolo d'Europa; a livello globale “se la gioca” con l'avvoltoio delle palme (Gypohierax angolensis) e il capovaccaio pileato (Necrosyrtes monachus), due specie africane con dimensioni piuttosto simili. È anche l'unico avvoltoio europeo con una popolazione in declino. La specie, infatti, è classificata in pericolo di estinzione (codice CR) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), mentre in Italia è persino in pericolo critico. In base ai dati citati dalla Lipu, infatti, nel nostro Paese se ne contano appena 8-10 coppie nidificanti, distribuite al Meridione tra Puglia, Calabria e Sicilia.

Come mostrano le splendide foto che trovate nell'articolo, scattate dal fotografo naturalista Simone Durigon, si tratta di un bellissimo uccello, che da adulto mostra uno spettacolare piumaggio prevalentemente bianco, con le penne remiganti delle ali di colore nero. Il contrasto, vedendolo dal basso, ricorda quello della cicogna bianca (Ciconia ciconia), ma chiaramente parliamo di due animali completamente diversi e facilmente distinguibili. Su capo, collo, petto e mantello, il candido manto che caratterizza la maggior parte del corpo presenta “slavatura color crema o grigio-brunastra” con intensità ed estensione variabile, spiega la Guida degli Uccelli d'Europa, Nord Africa e Vicino Oriente di Lars Svensson. La testa è gialla come gran parte del lungo becco, stretto e adunco, che termina con un apice uncinato di colore nero. Anche gli occhi sono neri. “Le penne della testa sono sempre mobili e ‘ribelli'”, ha sottolineato Simone Durigon a Fanpage.it. Le dimensioni, per essere un avvoltoio, sono contenute: la lunghezza è di poco inferiore ai 70 centimetri negli esemplari più grandi, mentre l'apertura alare si attesta sui 155-175 centimetri. Il peso è invece di circa 2 chilogrammi.

Nonostante l'aspetto regale, a causa del suo comportamento da avvoltoio – che oltre alla necrofagia include anche la coprofagia, ovvero il cibarsi di escrementi – è stato tradizionalmente vittima degli effetti della superstizione e altre dicerie popolari, che hanno contribuito al suo forte declino assieme ad altri fattori. “Il suo nome italiano è dovuto all’abitudine di aggirarsi spesso sulle zone di pascolo dei bovini, anche se oggi nella Penisola è assai raro avvistarlo”, ha spiegato il fotografo pontino ai nostri microfoni. “In Europa – prosegue – migra regolarmente in primavera per riprodursi e la sua roccaforte è la Penisola Iberica, ma la sua presenza si registra anche nella Francia meridionale, in alcune zone del Sud Italia, in Grecia e saltuariamente anche in altre parti sparse del continente. Sverna in Africa, e ad est, nel subcontinente indiano, restando sedentario solo in alcune aree ai tropici. Adora gli habitat con presenza di rupi rocciose che sovrastano ambienti aperti, asciutti e in prossimità di aree desertiche, pascoli e zone agricole, praterie selvagge in pianura e moderata altitudine.” È una specie meno gregaria rispetto ad altri avvoltoi – come i grifoni – e spesso viene avvistato da solo o in coppia.

In Italia, come indicato, sono presenti soltanto pochi esemplari nidificanti nel Meridione, dove tornano ogni anno in primavera, dopo aver svernato nell'Africa subsahariana. Secondo l'ultimo censimento della IUCN condotto nel 2021, nel mondo si stimano dai 12.400 ai 36.000 adulti di capovaccaio, uccelli noti anche come “polli del faraone” perché al tempo degli antichi egizi erano animali sacri e protetti, di conseguenza molto abbondanti. Il declino della specie in Italia, evidenzia la Lipu, è iniziato negli anni ’60 del secolo scorso, “con la progressiva diminuzione delle popolazioni che ha portato alla totale estinzione della specie nelle regioni settentrionali e centrali, nonché in Campania”.
Tra le ragioni del crollo figurano la carenza di cibo dovuta alla riduzione dei pascoli con animali allo stato brado (dove i capovaccai si nutrivano delle carcasse), ma anche l'uso di pesticidi, la forte mortalità degli adulti – anche a causa delle pale eoliche e della folgorazione -, il bracconaggio, l'inquinamento (in particolar modo in Africa), l'avvelenamento e anche il disturbo antropico. Alla luce dello scarso successo riproduttivo e della suscettibilità al disturbo, anche la fotografia naturalistica fatta in modo irrispettoso, il parapendio e la scalate possono rappresentare un problema per questa delicata specie, ambitissima da appassionati di birdwatching e fotografi proprio per la sua rarità e bellezza.

Si ritiene che anche le misure introdotte per la gestione delle carcasse dei bovini a seguito dei casi di “mucca pazza” abbiano contribuito al declino di alcune popolazioni, ma al netto delle problematiche legate a queste fonti di cibo, il capovaccaio non è un uccello specializzato e schizzinoso. Tutt'altro. “Ha abitudini alimentari estremamente opportuniste e si adatta a qualsiasi tipo di pasto: dalle carcasse di animali di vario genere, agli scarti di cibo ad uso umano, passando per il consumo di invertebrati, piccoli uccelli o rettili che all’occorrenza può cacciare se sorpresi già in condizioni precarie, fino ai resti lasciati da altri avvoltoi o addirittura alle uova di uccelli molto grandi come lo struzzo”, spiega Simone Durigon. “Proprio quest’ultima preferenza ha permesso di scoprire che è uno dei pochissimi volatili che sa manipolare strumenti per un preciso scopo, come ad esempio una pietra per rompere il guscio di un uovo tanto grosso e resistente”, ha aggiunto il fotografo. Il capovaccaio predilige ciottoli arrotondati per nutrirsi delle uova di struzzo e otarda, che colpisce ripetutamente fino a quando il guscio non si spacca.

“Come accade con tutti gli uccelli necrofagi, anche il capovaccaio risente di una cattiva fama dovuta alla sua dieta che lo annovera tra gli animali meno “nobili” della narrazione popolare. In realtà si tratta di una specie che partecipa attivamente alla vita del suo ecosistema, svolgendo il prezioso ruolo di spazzino dei resti organici, contribuendo così ad eliminare il rischio che pericolosi batteri e virus letali si diffondano causando epidemie tra le altre specie coabitanti della stessa zona”, ha chiosato Simone.
Le bellissime immagini del fotografo che trovate nell'articolo sono state scattate in Spagna, nella zona di Alpuente, un comune della Comunidad Valenciana. Qui è possibile fotografare i capovaccai da un capanno opportunamente attrezzato, senza arrecare loro alcun disturbo.