Due PFAS associati a un rischio più alto di tumore al seno aggressivo
I ricercatori hanno scoperto una significativa associazione statistica tra livelli elevati nel sangue di due PFAS, le famigerate sostanze perfluoroalchiliche o sostanze chimiche “per sempre”, e il rischio di cancro al seno ER-negativo (ER-), ovvero negativo ai recettori degli estrogeni. Non è stata rilevata alcuna associazione col rischio complessivo di tumore al seno, ma solo con questo specifico sottotipo.
I tumori alla mammella vengono suddivisi in varie categorie, ma quella più rilevante è basata sui recettori sulla superficie delle cellule tumorali, perché la loro presenza o assenza influenza sensibilmente la terapia da seguire e la prognosi. Il più comune tumore mammario è quello ER-positivo (ER+), le cui cellule presentano i recettori per gli estrogeni. Fino all'80 percento delle diagnosi di cancro al seno riguarda questo tipo di tumore, che ha mediamente una prognosi migliore. Il cancro al seno ER- è invece caratterizzato da cellule che non possiedono i recettori ormonali, è meno comune, più aggressivo e tende ad avere una prognosi peggiore, inoltre ha fattori di rischio meno noti rispetto all'ER+. Per tutte queste ragioni aver scoperto una forte associazione con le due sostanze chimiche per sempre, così chiamate perché persistono nell'ambiente per tempi lunghissimi (e anni nel nostro organismo), è una scoperta significativa per la salute delle donne.
A determinare che i PFAS sono associati a un rischio superiore di cancro al seno ER-negativo è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati della Sezione di Epidemiologia dell'Istituto Nazionale di Scienze della Salute Ambientale (Carolina del Nord), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Salute Ambientale Gangarosa e della Divisione di Pneumologia, Allergologia, Terapia Intensiva e Medicina del Sonno dell'Università Emory di Atlanta. I ricercatori, coordinati dalla dottoressa Che-Jung Chang, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato statisticamente i dati del Sister Study, uno studio condotto dal NIEHS del National Intitute of Health (NIH) tra il 2003 e il 2009 che ha coinvolto oltre 50.000 donne tra i 35 e i 74 anni. Tutte le partecipanti avevano una sorella cui era stato diagnosticato il cancro al seno, da qui il nome “Sister Study”.
Durante il periodo di follow-up 1.609 donne hanno sviluppato un tumore alla mammella, i cui casi sono stati messi a confronto con quelli di altre 2.400. Anni prima della diagnosi, le partecipanti hanno fatto esami del sangue e i ricercatori si sono concentrati sulla presenza di 17 PFAS, i cui livelli sono stati successivamente associati al rischio di sviluppare il cancro al seno. Come indicato, non è emersa alcuna associazione statistica rilevante tra lo sviluppo della neoplasia generica e le sostanze perfluoroalchiliche, tuttavia è stata identificata una chiara associazione tra il sottotipo di cancro al seno ER- e due PFAS, nello specifico acido perfluorottanoico (PFOA) e acido perfluorottansolfonico (PFOS). Si tratta di vecchi composti chimici che in passato venivano impiegati per la produzione industriale di numerosi prodotti: padelle antiaderenti, guarnizioni, tessuti tecnici impermeabili, rivestimenti industriali, schiume antincendio usate in aeroporti, raffinerie e altri luoghi sensibili, imballaggi alimentati, cere, lucidanti e molto altro ancora.
Il problema principale dei PFAS risiede nella loro struttura chimica in grado di resistere ai normali processi di biodegradazione, proprio per questo persistono per tempi lunghissimi nell'ambiente. Il fatto che siano impiegati in così tanti processi industriali aggrava ulteriormente il problema, dato che finiscono in concentrazioni rilevanti nella catena alimentare e arrivano sin sulle nostre tavole. Sebbene le conseguenze sulla salute siano ancora ampio oggetto di studio, i PFAS sono interferenti endocrini che possono avere conseguenze significative su sviluppo e salute riproduttiva, inoltre sono state associate a diabete e ipertensione gestazionale, colite ulcerosa e diversi tumori. Ora il nuovo studio condotto dal NIH evidenzia anche l'associazione con il cancro al seno ER-. Più nello specifico, i ricercatori hanno osservato che le donne con concentrazioni più elevate di PFOA presentavano un rischio di tumore ER-negativo del 67 percento superiore rispetto a quelle con i livelli più bassi; mentre per le donne con i livelli più alti di PFOS il rischio era più alto del 93 percento.
È doveroso sottolineare che si tratta di uno studio di associazione che non fa emergere rapporti di causa-effetto, tuttavia la correlazione è statisticamente rilevante e da non sottovalutare. “Questi risultati sono importanti per la salute delle donne in generale. Sebbene i PFAS siano persistenti nell'ambiente e nel nostro corpo, l'esposizione a queste sostanze è potenzialmente modificabile, il che significa che le persone possono adottare misure per ridurla, e questi risultati potrebbero aprire nuove strade per la prevenzione”, ha affermato la dottoressa Chang in un comunicato stampa. “I nostri risultati, confermati da una meta-analisi di studi precedenti, indicano che alcuni PFAS di vecchia generazione, tra cui PFOA e PFOS, sono associati a un rischio maggiore di tumore al seno ER-negativo, una tipologia di tumore più aggressiva con pochi fattori di rischio noti”, le ha fatto eco la coautrice dello studio Alexandra White.
I ricercatori ritengono che i PFAS possano catalizzare il rischio di cancro al seno attraverso alterazioni al sistema immunitario ed epigenetiche, infiammazione e interferenza con processi cellulari correlati al cancro, ma per avere conferme serviranno indagini più approfondite. I dettagli della ricerca “Per- and Polyfluoroalkyl Substance Exposure and Breast Cancer Incidence in the Sister Study” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Clinical Oncology.