Le bustine di tè in plastica rilasciano microplastiche, Bisfenolo A e ftalati in uno studio
In un test di laboratorio i ricercatori hanno osservato che le bustine di tè in plastica, che per alcuni marchi hanno soppiantato quelle di carta e cellulosa, non solo rilasciano livelli inquietanti di microplastiche nella bevanda, ma anche sostanze chimiche come bisfenolo A (BPA) e ftalati, noti interferenti endocrini che possono influenzare metabolismo, sviluppo, sonno e molto ancora. I risultati del nuovo studio, condotto in Turchia, si aggiungono a quelli di una recente indagine guidata da scienziati dell'Università Autonoma di Barcellona, nella quale è stato testato il rilascio di particelle da parte di tre tipologie di bustine di tè: polipropilene, nylon-6 e cellulosa. Quelle in polipropilene hanno rilasciato fino a circa 1,2 miliardi di particelle per millilitro di bevanda; la cellulosa si è fermata a 135 milioni e il nylon-6 a 8,18 milioni.
Il nuovo studio è stato condotto dai due scienziati turchi Necla Pehlivan e Kenan Gedik, rispettivamente del Dipartimento di Biologia e della Scuola professionale di Scienze tecniche dell'Università Recep Tayyip Erdogan. Gli studiosi hanno testato 14 marche di tè in bustina e 14 di tè sfuso, acquistate nei supermercati turchi. Per quel che concerne il tè in bustina, 10 marchi usavano ancora le tradizionali bustine di cellulosa o carta, mentre 4 hanno adottato la più economica plastica. Dopo aver lasciato le bustine in acqua a 95 °C per 3 minuti in infusione controllata, i ricercatori hanno analizzato le particelle rilasciate dai vari tipi di tè nelle tazze, facendo una scoperta piuttosto inquietante. Le bustine di tè in plastica, infatti, rilasciavano tra oltre 550 e circa 2.500 particelle di microplastiche per tazza, mentre il tè sfuso si fermava ad appena 0,3-2,4 particelle per tazza, verosimilmente legate all'ambiente o alle coltivazioni. La conta è stata fatta attraverso la tecnica chiamata ATR-FTIR. È interessante notare che le particelle superiori a 100 microgrammi erano esclusivamente fibre di poliammide (PA), “in linea con la degradazione idrolitica del materiale della bustina”, hanno spiegato gli scienziati nell'abstract dello studio. Il tè sfuso rilasciava pochissime ma varie tipologie di microplastiche, come PET, PA e PA, evidentemente legate alla contaminazione ambientale o alla lavorazione.
I ricercatori, mediante GC-MS/MS, hanno rilevato anche bisfenolo A (BPA) e gli esteri ftalici (PAE) o ftalati rilasciati da tutte le bustine di plastica. Sebbene i livelli fossero ridotti e al di sotto della soglia di rischio dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), i ricercatori hanno osservato che una singola tazza contaminata conteneva fino al 21,7 percento della dose giornaliera tollerabile sono i criteri dell'agenzia. È sicuramente un dato significativo, alla luce degli effetti degli interferenti endocrini, soprattutto per il potenziale impatto sulle gravidanze e sui bambini. I ricercatori hanno rilevato che un marchio determinava livelli elevati dello ftalato BBP: secondo gli autori dello studio provenivano molto probabilmente dall'adesivo usato per sigillare la bustina. Ftalati e BPA sono usati nei prodotti in plastica per migliorare resistenza, trasparenza, durata e altri fattori, ecco perché sono così diffusi e onnipresenti.
«Questi risultati indicano che le bustine di tè polimeriche agiscono come vettori attivi di inquinanti particellari e chimici, supportando un passaggio al consumo di tè sfuso e una supervisione normativa più rigorosa dei materiali di imballaggio a contatto con gli alimenti», hanno scritto Pehlivan e Gedik nello studio. I dettagli della ricerca “Microplastic release from plastic tea bags versus bulk tea and migration of bisphenol A and plasticizer esters” NPJ Science of Food.