Intelligenza artificiale (IA)

La morte di Bowen, la ragazza che usava ChatGPT come medico: 1.500 messaggi alla settimana

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Bowen Wan, 31 anni, era una ragazza di origini cinesi che lavorava a Seattle come ingegnere del software di Amazon. Nel febbraio del 2026 è stata trovata morta nel suo appartamento: soffriva di epilessia e nei mesi prima del decesso aveva progressivamente ridotto l’uso di farmaci con l’aiuto di ChatGPT.

L’analisi pubblicata dal team di ricerca del New York Times ha coinvolto un totale di 270.000 messaggi in chat, scambiati tra il febbraio del 2023 e il febbraio del 2026. Parliamo di un corpus di circa 70 milioni di parole. Giusto per fare un paragone, secondo Scientificast tutta la saga del Signore degli Anelli contando sia i testi dell’opera che i materiali extra arriva a circa 588.000 parole. In questo flusso immenso c’è tutta la storia di Bowen Wan, una ragazza di 31 anni trovata morta lo scorso febbraio nel suo appartamento a Seattle, Stati Uniti. Le origini di Bowen sono in Cina, dove è rimasta la sua famiglia. Fino al 2021 ha lavorato in Amazon, come ingegnere del software. Poi ha dovuto lasciare il lavoro per curare la sua epilessia. La sua storia clinica racconta di una malattia con cui non era facile convivere. Da quando aveva lasciato il lavoro usciva poco, non aveva una rete sociale. Giusto le chiamate regolari con la sua famiglia. Secondo il New York Times nel 2023 nella vita di Bowen Wan è entrato ChatGPT. La loro conversazione è diventata quasi ossessiva: 1.500 messaggi alla settimana.

Uno dei temi più importanti era proprio il suo stato di salute. Bowen ha chiesto consigli a ChatGPT in modo costante. Valutando con il chatbot tutte le alternative possibili per curare la sua epilessia. Prima si è confrontata per cambiare farmaco, poi per ridurre progressivamente il dosaggio. Bowen credeva che riducendo la dose di farmaco, avrebbe anche migliorato le sue capacità cognitive. Abbastanza per tornare a lavorare. Anche perché nel novembre del 2025 aveva scoperto di essere stata licenziata da Amazon: per restare negli Stati Uniti avrebbe avuto bisogno di un nuovo lavoro.

È a questo punto che tutto si è complicato. ChatGPT ha iniziato a rispondere in modo accondiscendente. Ha aiutato Bowen a ridurre sempre di più le dosi dei suoi farmaci. Prima ha suggerito di farsi prescrivere una versione liquida delle medicine, così da controllare meglio la quantità. Poi di comprare un cutter per tagliare le pastiglie. In uno dei messaggi riportati si parla di microdosing, pratica di cui si discute molto ma che secondo i medici non si dovrebbe applicare in questi casi. La conversazione si interrompe nel febbraio del 2026, quando Bowen viene trovata morta nel suo appartamento, probabilmente a causa di una crisi epilettica. Tra gli ultimi messaggi del chatbot leggiamo: "Mantieni 0 mg domani. Anche se oggi ti sentirai difficile, parlerai lentamente e dormirai male, devi perseverare”. OpenAI ha detto che il modello di ChatGPT usato da Bowen era GPT-4o, un modello che ormai è stato ritirato dal mercato il 13 febbraio 2026 e già al centro di altri casi simili.

Avere una relazione con un chatbot

Ci sono tante cose nella storia di Bowen. C’è una sfiducia verso i medici, che porta a cercare strade per curarsi in autonomia. C’è una solitudine profonda, il corpo di Bowen è stato trovato perché la famiglia ha chiesto a un loro conoscente di muoversi da Chicago per andare a cercarla. Ma c’è anche una storia sempre più diffusa di rapporti che si creano con i chatbot. Conversazioni che portano gli utenti a compiere scelte dannose, oppure che li convincono di realtà che non esistono. Come i casi in cui l’IA ha convinto persone di essere dei geni della matematica.

Tra i motivi che spingono a questi scenari c’è anche il design di questi strumenti. Lo ha spiegato anche Martina Pennisi nel suo Grande Inganno dell’IA: i chatbot sono disegnati per simulare le stesse interfacce che usiamo per le conversazioni su altre piattaforme, a partire da WhatsApp. Mentre elaborano le loro risposte sembra che stiano digitando sulla tastiera, si rivolgono a noi con gentilezza. Hanno voci e nomi riconducibili a essere umani e lavorano per muoversi verso un linguaggio il più naturale possibile. Ci ingannano, per portarci su un piano in cui siamo più abituati a muoverci.

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