Intelligenza artificiale (IA)

Più riunioni, meno giovani: il report di Anthropic mostra come si lavora nell’era dell’IA

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Un recente documento di Anthropic ha mostrato come l’IA ha cambiato il modo di lavorare in azienda. Meno compiti esecutivi, più attività di gestione e riunioni anche tra colleghi. A rimetterci sembrano però essere i giovani: l’automatizzazione ha ridotto i profili junior e le assunzioni di giovani.

Il modo in cui l'intelligenza artificiale cambierà il mondo del lavoro è uno dei grandi temi portati in dote alla rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo. Fino a pochi mesi fa i grandi protagonisti del settore profetizzavano autentici cataclismi, con milioni di posti spazzati via dall'efficienza dell'automazione. Più recentemente i vari Sam Altman e Dario Amodei sono tornati a più miti consigli dicendo che, dopotutto, l'intelligenza artificiale non distruggerà il lavoro umano – Altman, CEO di OpenAI, ha espressamente detto che è "altamente improbabile" che l'IA porti a un'apocalisse occupazionale – anche se forse potrebbe direttamente cancellare la nostra esistenza. Al momento dunque non sappiamo come sarà il mondo professionale nell'epoca dell'IA, ma forse un recente rapporto di Anthropic, l'azienda sviluppatrice di Claude e guidata dal sopracitato Amodei, potrebbe offrirci un piccolo assaggio del futuro che ci aspetta.

Nel documento pubblicato lo scorso venerdì, l'azienda ha raccontato come l'IA abbia modificato i flussi di lavoro, ridisegnando le esigenze e i compiti da svolgere, con un impatto diretto sulla stessa composizione della forza lavoro. Il testo è un inno ai benefici che i modelli possono apportare in termini di rapidità, produttività e perfino di valorizzazione delle competenze umane. C'è però un problema. In questo nuovo modo di lavorare, dove la creatività e l'iniziativa delle persone vengono supportate dall'efficacia delle macchine, sembra esserci pochissimo spazio per quei giovani che nel mondo del lavoro ci devono ancora entrare.

Cosa dice il rapporto: IA come moltiplicatore di valore

Nel suo rapporto, Anthropic ha dipinto una compagnia che ha abbracciato le potenzialità dell'intelligenza artificiale per massimizzare la produttività, ridurre alcune procedure antiquate e creare nuove attività. È il cosiddetto meta-lavoro. Ora i dipendenti dedicano sempre meno tempo ai compiti esecutivi, come programmare o risolvere problemi tecnici, e sempre più alla gestione e al controllo di ciò che l'IA produce. Il loro lavoro consiste nel formulare istruzioni, coordinare gli agenti IA, supervisionare il processo e verificarne i risultati.  Nel sondaggio interno dell'aprile 2026, il 27% dei dipendenti ha dichiarato di essere diventato più produttivo grazie a Claude, mentre il 20% ha affermato che il proprio lavoro si è trasformato, passando dal fare direttamente le attività al gestire gli agenti.

Un'ulteriore dimostrazione di questo fenomeno risiederebbe nel fatto che i team tecnici di Anthropic sono passati dal rappresentare il 61% al 56% della forza lavoro. La società attribuisce questa flessione soprattutto al fatto che, grazie all'IA, è possibile creare software anche senza una formazione tecnica specialistica. Vendite, risorse umane e altre funzioni possono così realizzare strumenti e automazioni prima affidati ai programmatori. La competenza verticale non scompare, ma cambia il modo in cui viene utilizzata. Conoscere un problema, saperlo definire e tradurlo in istruzioni efficaci può diventare importante quanto saper scrivere codice. Per l'azienda è un processo che non solo non de-umanizza l'apporto dei lavoratori, ma anzi aumenta il valore dell'autonomia, del pensiero critico e delle capacità di usare i modelli per risolvere problemi concreti.

Sembra insomma la dimostrazione che, proprio come accaduto durante le precedenti rivoluzioni tecnologiche, anche la dirompente novità dell'IA non distruggerà il mondo del lavoro ma ne modificherà l'aspetto, creando nuovi bisogni e nuove professioni. È un tema che su Fanpage.it abbiamo affrontato con il professor Alfonso Fuggetta, professore ordinario di Informatica al Politecnico di Milano. Lasciamo qui il link per chi vorrà approfondire. Tra tutti questi dati incoraggianti, però, Anthropic butta nel mucchio anche un paio di statistiche che, però, qualche preoccupazione la sollevano eccome.

Il grande rischio per i giovani

L'altra faccia della rivoluzione IA risiede nell'impatto sui cosiddetti ruoli entry-level, ossia le posizioni ricoperte da giovani all'inizio delle loro carriere. Come afferma la stessa Anthropic, dall'inizio del 2025 la quota di dipendenti junior nei reparti tecnici è scesa dal 21% al 14%. Non poco. Peggio ancora va per le neo-assunzioni. Qui si è passati dal 27% al 9%. Il motivo, spiega Anthropic, è da ricercare nella capacità degli strumenti di IA di svolgere quelle attività tradizionalmente affidate ai lavoratori meno esperti – nel sempre incoraggiante gergo aziendale qualcuno direbbe "lavori da stagisti" – e che vanno dalla scrittura del codice al debugging, fino ai test per mettere alla prova i vari programmi. Curiosamente, aumenta invece il tempo medio dedicato a meeting e riunioni: dal 16% di un anno fa, al 20% attuale. Segno che, nonostante l'automatizzazione, l'aumento di produttività coincide anche con una maggiore necessità di confrontarsi e coordinarsi.

Ora, di per sé questi singoli dati possono non dire molto. Alla fine si parla di una singola azienda che riporta le proprie dinamiche interne. Sono le motivazioni riportate da Anthropic a imporci alcune riflessioni sulle modalità con cui il mondo del lavoro sta gestendo i profili junior. Il trend registrato dall'azienda di Amodei non è infatti un caso isolato. Secondo le analisi basate sui dati del Bureau of Labor Statistics (BLS) e della Federal Reserve Bank di New York, i neolaureati in Ingegneria informatica registrano un tasso di disoccupazione del 7,8%, superiore alla media del 5,6% rilevata tra i neolaureati. Un dato sorprendente, soprattutto se si pensa che fino a qualche tempo fa una laurea in questo settore rappresentava quasi una garanzia d'impiego nel settore.

Anche uscendo dai confini della Silicon Valley, se davvero s'imporrà la tendenza a limitare l'ingresso di giovani inesperti perché il loro lavoro può essere facilmente sostituito da una macchina, potremmo trovarci di fronte a guai seri, non solo per la maggiore difficoltà di ottenere un contratto. Come potranno ragazzi e ragazze acquisire esperienza se le mansioni che rappresentano il primo gradino della carriera verranno completamente automatizzate? Il rischio è di trovarsi con aziende che cercano persone capaci di prendere decisioni complesse senza aver prima costruito, sul campo, le competenze necessarie.

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