La Cina sta rilasciando carte d’identità a popstar e influencer generati dall’IA
Ha l'aspetto di una giovane cantante pop dal volto angelico e il sorriso contagioso, pubblica videoclip su YouTube e spopola sui social cinesi, dove conta complessivamente oltre un milione di follower. Eppure Yuri, conosciuta anche come Yuri Youli, non esiste nel mondo reale. È un'idol virtuale sviluppata da Zhao Hanqing, fondatore dello studio AI.TALK, che porta all'estremo il concetto di artista digitale: non c'è alcuna persona in carne e ossa a prestarle il volto o la voce. Il suo aspetto, le canzoni, i testi, le movenze e i video musicali sono interamente generati dall'intelligenza artificiale. Eppure, a partire da questo mese, Yuri è diventata una delle prime identità sintetiche a ricevere una carta d'identità riconosciuta.
Questa volta non si tratta di un gesto simbolico o di una originale trovata di marketing. Le credenziali ufficiali sono state conferite nell'ambito di un programma sperimentale avviato a Pechino, nella zona speciale di Beijing E-Town. Un riconoscimento che qualifica Yuri come "residente digitale" e apre nuove possibilità commerciali per i suoi creatori.
Cos'è la carta d'identità digitale per l'intelligenza artificiale
Il progetto pilota cinese prevede l'assegnazione di credenziali amministrative ai personaggi virtuali generati dall'IA. Il documento registra informazioni come nome, data di nascita, indirizzo e caratteristiche del volto, associando l'identità digitale all'impresa o al gruppo responsabile della sua gestione. Nel caso di Yuri, il riconoscimento è stato accompagnato da un certificato che ne autorizza l'impiego nell'ambito delle performance digitali a scopo commerciale. I suoi operatori possono così aprire a suo nome portafogli in valuta digitale, siglare accordi e sviluppare collaborazioni con marchi della moda, dei videogiochi e di altri settori.
Ciò però non significa che che l'artista (lo sappiamo, molti storceranno il naso di fronte a tale definizione) abbia acquisito una personalità giuridica autonoma. Queste credenziali non trasformano infatti un software in una persona. Servono soltanto a rendere identificabili i soggetti che lo gestiscono e ai quali vengono ricondotte le attività commerciali e i guadagni ricavati. Non è nemmeno ben chiaro se questi personaggi possano aprire autonomamente conti bancari tradizionali.
Perché Pechino vuole identificare i personaggi IA
Dietro l'iniziativa si cela un comparto in rapida espansione. Secondo le stime riportate da Cybernews , nel 2025 la Cina contava almeno 1,3 milioni di imprese legate agli esseri umani digitali, per un valore di mercato indicato in circa 48 miliardi di yuan, equivalenti a oltre 10 miliardi di dollari. La diffusione di influencer virtuali capaci di interagire con il pubblico in tempo reale ha pertanto reso sempre più urgente la necessità di definire regole per le attività economiche svolte attraverso queste identità. Questo nuovo sistema di registrazione punta quindi a tutelare la proprietà intellettuale, verificare i diritti sui personaggi e garantire che esista un responsabile umano in grado di intervenire in caso di problemi tecnici o controversie. È un processo che sta interessando anche l'altro settore strategico con cui Pechino punta ad assicurarsi il predominio tecnologico sullo scacchiere internazionale, ossia quello dei robot umanoidi. dallo scorso giugno, infatti, ogni automa cinese è stato dotato di un codice univoco di 29 cifre per poter essere identificato in ogni occasione.
La tracciabilità ha però anche un'altra faccia. Collegare ogni personaggio a un operatore identificabile può certamente facilitare i controlli contro le frodi e la pubblicità ingannevole, ma è anche in grado di ridurre sensibilmente la possibilità di anonimato negli ambienti digitali. I critici di questo sistema temono che la mossa possa allargare il raggio d'azione della sorveglianza di massa da parte del governo – già di per sé piuttosto serrata – mentre la raccolta di dati biometrici e informazioni personali solleva interrogativi sulla sicurezza degli archivi e sul loro possibile riutilizzo. Anche lo stesso governo centrale ha iniziato a impiegare personaggi IA per veicolare messaggi e insegnamenti ideologici al vasto pubblico cinese. La sensazione è che potremmo essere di fronte all'inizio di una nuova era di propaganda dove i VIP sintetici diventeranno i megafoni del Comitato Centrale di pechino. Altro che le AI slop di Vannacci.