La carne bianca associata al rischio di tumore allo stomaco nelle donne: lo studio su mezzo milione di persone
I ricercatori hanno trovato un’associazione statisticamente significativa tra il consumo di carne lavorata (processata) e il cancro allo stomaco e all’esofago; inoltre hanno determinato che la carne bianca può aumentare nelle donne il rischio di tumore gastrico non-cardiale (NCGC), ovvero una neoplasia che non coinvolge il cardias – la parte dello stomaco vicina all’esofago – ma l’antro o il fondo. È quanto emerso da una nuova, approfondita indagine che ha analizzato i dati di quasi mezzo milione di persone. È doveroso sottolineare che siamo innanzi a uno studio di associazione, pertanto non dimostra alcun nesso di causa-effetto; in altri termini, non dice che la carne provoca questi tumori, ma che vi è un’associazione statistica da non sottovalutare.
I risultati del nuovo studio vanno letti nel contesto di prove sempre più convincenti sui possibili effetti cancerogeni della carne. Non a caso, dopo aver revisionato quasi mille studi epidemiologici sul consumo di carne e il rischio cancro, gli scienziati dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) sono giunti a due conclusioni: la prima è che la carne rossa risulta essere potenzialmente cancerogena; la seconda è che quella lavorata, come hamburger e salsicce, lo è sicuramente. A seguito di questi risultati, nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito la carne rossa nel Gruppo 2A – assieme ad altri composti probabilmente cancerogeni come l’acrilammide e i fumi di saldatura – e la carne lavorata nel Gruppo 1, quello dei prodotti sicuramente cancerogeni per l’uomo, alla stregua di benzene, radon, fumo, amianto e altri.
L’associazione è emersa in particolar modo con il cancro al colon-retto, uno dei cosiddetti “big killer”; ciò nonostante gli scienziati stanno ancora indagando a fondo sulle correlazioni. È in questo contesto che è stata condotta la nuova ricerca guidata da ricercatori spagnoli dell’Istituto Catalano di Oncologia – ICO L’Hospitalet de Llobregat, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molteplici istituti. Fra quelli coinvolti: il Dipartimento di Chirurgia e Oncologia dell’Imperial College London (Regno Unito); l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC/OMS); la Facoltà di Scienze della Salute dell’Università di Tromsø (Norvegia); il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Aarhus (Danimarca) e molti altri.
I ricercatori, coordinati dalla professoressa Paula Jakszyn dell’Unità di Nutrizione e Cancro presso l’ateneo catalano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i dati di circa 450.000 persone coinvolte nello studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), specifico proprio per indagare le correlazioni tra cancro e alimentazione. Durante il periodo di follow-up, durato circa 14 anni, si sono verificati 876 casi di cancro allo stomaco (adenocarcinoma gastrico o GC) e 215 di cancro all’esofago (adenocarcinoma esofageo o EAC) tra i 130.000 uomini e le 320.000 donne coinvolte. Incrociando tutti i dati, i ricercatori hanno osservato che per ogni 30 grammi di carne processata in più al giorno (rispetto al consumo medio della popolazione coinvolta nello studio) il rischio di cancro allo stomaco aumentava del 9 percento e quello di cancro all’esofago del 13 percento. Questi risultati sono rimasti significativi anche dopo aver tenuto in considerazione altri fattori di rischio, tranne che per l’adenocarcinoma esofageo negli uomini.
A questi effetti, in qualche modo attesi, se n’è aggiunto uno che ha lasciato perplessi gli studiosi. Per ogni 20 grammi di carne bianca in più al giorno (sempre rispetto alla media dello studio), nelle donne – e non negli uomini – si è determinato un aumento del rischio di tumore gastrico non-cardiale del 12 percento. Lo studio non ha trovato associazioni tra carne rossa e rischio di tumore gastrico o esofageo, un dettaglio curioso considerando che la carne bianca è stata considerata sempre più salutare rispetto a quella rossa.
Secondo la professoressa Jakszyn e colleghi, la carne processata può favorire lo sviluppo di tumori all’apparato digerente a causa della presenza di nitriti (trasformati in composti NOC cancerogeni), del ferro eme che può innescare stress ossidativo nelle cellule e danni al DNA, e della presenza di sale, che può provocare forte infiammazione alla mucosa dello stomaco. Per quanto concerne la carne bianca, il rischio potrebbe essere legato al metodo di cottura ad alte temperature (che può favorire la formazione di ammine eterocicliche e IPA), all’alterazione del metabolismo delle proteine e del microbiota intestinale.
Sottolineiamo ancora che si tratta di uno studio di associazione che non fa emergere alcuna relazione di causa-effetto, al netto dei risultati statisticamente significativi e da non sottovalutare, considerando sia le indicazioni dell’OMS sulla carne sia i risultati della letteratura scientifica più recente. I dettagli della ricerca “Meat Intake and Risk of Gastric and Esophageal Adenocarcinoma in the European Prospective Investigation Into Cancer and Nutrition (EPIC) Study” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica International Journal of Cancer.