Verdure e intestino, visto per la prima volta il meccanismo che spiega perché fanno bene: lo studio su Cell

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Un meccanismo nascosto nell’intestino trasforma i nutrienti delle verdure in molecole che contribuiscono ad abbassare la pressione sanguigna, migliorare il controllo della glicemia e ridurre il grasso epatico.

Le verdure a foglia verde, come spinaci, rucola e lattuga, fanno bene alla salute ma fino ad oggi non era chiaro il meccanismo alla base di questo effetto. Un nuovo studio pubblicato su Cell ha osservato per la prima volta cosa succede nell’intestino, identificando una via metabolica che trasforma i nutrienti delle verdure in molecole che contribuiscono a proteggere le funzioni vitali. Questo processo, mediato da batteri intestinali, spiega in che modo il consumo di verdure si traduca in benefici per l’organismo, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche.

Abbiamo osservato una pressione sanguigna più bassa, un migliore controllo della glicemia e una riduzione dell’accumulo di grasso nel fegato” spiega Mattias Carlström, professore di fisiologia cardiorenale del Karolinska Institutet, co-autore senior insieme al professor Jon Lundberg, farmacologo clinico presso lo stesso istituto.

Al centro della scoperta c’è l’importante ruolo svolto dai batteri intestinali che esprimono la nitrato reduttasi, un enzima che converte il nitrato e il ferro non eme, naturalmente abbondanti nelle verdure, in un composto bioattivo, noto come complesso ferro-dinitrosile (DNIC), un derivato che viene assorbito dall’organismo e trasportato a vari organi, principalmente fegato e reni.

Cosa succede ai nutrienti delle verdure nell’intestino

Negli esperimenti su modelli murini, cellule, batteri e campioni umani, i ricercatori hanno identificato un processo finora non completamente compreso, attraverso cui i batteri intestinali convertono i nutrienti delle verdure in complessi bioattivi DNIC che possono essere trasportati nell’organismo. Questi complessi vengono prodotti solo in presenza di batteri intestinali che esprimono la nitrato reduttasi, suggerendo che il microbiota intestinale sia cruciale per la loro formazione.

Quando i ricercatori hanno poi aumentato i livelli di DNIC, sia attraverso integratori alimentari contenenti nitrato e ferro, sia somministrando direttamente DNIC, hanno osservato un miglioramento di diversi indicatori di salute in modelli animali di malattie cardiovascolari e metaboliche.

I nostri risultati spiegano perché una dieta ricca di verdure, che contengono sia nitrati che ferro, sia associata a un minor rischio di diverse malattie” ha aggiunto il professor Carlström. “Si tratta di un meccanismo sottostante attraverso il quale una dieta specifica, interagendo con determinati batteri intestinali, può promuovere la salute”.

Sebbene lo studio abbia combinato approcci in vivo, in vitro, biochimici, cellulari e su campioni umani per valutare il meccanismo da diverse angolazioni, i ricercatori sottolineano che saranno necessarie ulteriori ricerche per chiarire come i composti bioattivi si formano, vengono trasportati nell’organismo e influenzano le diverse funzioni fisiologiche. Il prossimo passo, spiegano gli studiosi, sarà valutare se la dieta o le modifiche del microbiota intestinale possano essere utilizzate per influenzare i livelli di DNIC e quindi prevenire le malattie.

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