La polemica degli scorsi giorni sulla risposta della polizia di Stato, attraverso il suo account Twitter, a Roberto Saviano, coinvolge anche il capo della polizia, Franco Gabrielli. Che tiene il punto in un’intervista al Corriere della Sera: “Stiamo attraversando un momento particolare nella vita del Paese, vigilia di un appuntamento elettorale importante e caratterizzato da qualche tensione politica. Proprio per questo credo sia interesse di tutti non contribuire ad alimentarle, né coinvolgere nelle dispute quotidiane istituzioni di garanzia come la nostra, tirandole da una parte o dall’altra”. E la risposta a Saviano è diretta: “Noi siamo la polizia di Stato, non una polizia privata al servizio di questo o quel ministro”.

Il tweet di Saviano, da cui poi è scaturita la risposta dall’account ufficiale della polizia, viene definito da Gabrielli come una accusa “ingiusta e ingenerosa, perché coinvolge la polizia in una polemica politica che non ci appartiene. Io come vertice di questa amministrazione posso provare fastidio e preoccupazione quando il ministro dell’Interno viene definito ‘ministro della malavita’, ma non mi sono mai permesso di interloquire. Se però la mia amministrazione viene chiamata in causa con affermazioni false, ho il dovere, oltre che il diritto, di reagire e di chiedere rispetto”. E la risposta su Twitter da parte della polizia non è un caso: “Quel tweet non appartiene a un funzionario anonimo sfuggito al controllo dell’amministrazione, ma è stato sollecitato e autorizzato. Se devo dire qualcosa lo faccio in maniera chiara e diretta, senza infingimenti o ipocrisie. Non a caso nella risposta abbiamo specificato che ‘chi sbaglia paga nelle forme prescritte dalla legge’, riferendoci all’eventuale comportamento illegittimo del singolo poliziotto”.

Nell’intervista si chiede a Gabrielli se la polizia non stia avendo comportamenti che fanno dubitare della sua imparzialità, come nel caso dello striscione rimosso a Salerno all’interno di un’abitazione: “Si sbaglia. Ci sono decine di precedenti a tutela di esponenti politici di tutti i governi del passato, in cui sono stati tolti striscioni o simboli che potevano provocare turbative durante le manifestazioni di partito. Per i comizi elettorali c’è addirittura una norma posta a garanzia del loro svolgimento senza provocazioni di sorta”.

D’altronde, secondo il capo della polizia, “mi pare che in questi giorni non ci sia comizio di Salvini senza contestazioni, e non mi risulta si sia impedito di manifestare. Ma quando si verificano situazioni di potenziale turbativa, spetta al funzionario in strada fare le valutazioni del caso ed evitare che possano provocare conseguenze”. Altro episodio è quello del telefono sequestrato dagli agenti a una ragazza a Salerno dopo un selfie-beffa con Salvini: “Dopo aver visto quel video ho valutato che potessero esserci profili di illiceità nel comportamento dei poliziotti, e ho dato disposizione al questore e all’ufficio ispettivo di avviare accertamenti, attivando una procedura disciplinare. Vedremo quale sarà l’esito, ma l’ho fatto prima che alla polizia venissero mosse accuse false e fuori luogo”.

Gabrielli nega che ci sia uno scarso rispetto da parte di Salvini nell’istituzione che lui guida: “Il ministro dell’Interno ricopre il suo ruolo come meglio ritiene, e non spetta al capo della polizia giudicarlo. Io sono chiamato a servire lo Stato nell’interesse dei cittadini, ricevo le direttive del governo, sono sottoposto alla legge. Sono i tre capisaldi che ispirano la mia azione. In undici mesi di permanenza del ministro Salvini al Viminale, non ho mai avuto da lui indicazioni contrarie a questi principi”. E sulla questione delle divise spesso indossate dal ministro dell’Interno replica: “Questa della divisa mi sembra davvero una polemica pretestuosa. Lei crede davvero che il ministro abbia bisogno di indossarla per dimostrare a tutti di essere l’autorità politica nazionale di pubblica sicurezza? Lo è per legge, non per come si veste”.

Infine, Gabrielli parla anche delle ultime manifestazioni di protesta contro i rom avvenute a Roma: “Il fatto che siano stati protetti dalla polizia è un segnale dell’attenzione della nostra amministrazione verso i diritti di tutti. E che non siamo interessati alle fortune elettorali di chi siede al Viminale. Dopodiché sono perfettamente consapevole di segnali inquietanti di nuove forme di razzismo e xenofobia, l’antisemitismo di ritorno, rigurgiti di neofascismo che vanno monitorati con attenzione e repressi quando ci sono gli estremi. Noi facciamo e faremo il nostro compito, ma teniamo ben presente il fondamentale ruolo di magistratura e Parlamento. La polizia non si sottrae alle proprie responsabilità, ma non si può sostituire a quelle altrui”.