Non ha notizie della moglie ricoverata, sfonda con l’auto l’ingresso del Pronto soccorso di Corigliano: arrestato

Non riusciva ad avere notizie della moglie, ricoverata nell'ospedale di Corigliano Rossano, nel Cosentino. Per questo ha sfondato con l'automobile l'ingresso del Pronto soccorso, sotto lo sguardo incredulo dei presenti all'esterno e scatenando il panico all'interno della struttura.
Per questo i Carabinieri della Sezione Radiomobile del Reparto Territoriale di Corigliano Rossano, con il coordinamento della Procura di Castrovillari, diretta dal procuratore capo Alessandro D'Alessio, hanno arrestato un uomo di 68 anni, che ora dovrà rispondere di danneggiamento aggravato e interruzione di un pubblico servizio.
Da quanto è stato ricostruito, l'uomo era in ansia per le condizioni di salute della moglie ricoverata nell'ospedale di Corigliano. Innervosito dalla situazione, è quindi salito in auto ed è piombato sulla vetrata di accesso ai locali del Pronto soccorso dell'ospedale.
Una scena a cui hanno assistito incredule le persone che si trovavano all'esterno della struttura sanitaria. Il rumore dei vetri in frantumi ha invece causato ben altra reazione tra gli operatori del Pronto soccorso e i pazienti che erano in attesa di ricevere le cure mediche necessarie.
Il gesto ha subito fatto scatenare il panico, anche perché tutti i presenti non hanno immediatamente compreso cosa stesse realmente accadendo. Tra la paura generale e la gente che correva per cercare riparo, tutte le attività mediche hanno subito un arresto improvviso.
Sul posto sono rapidamente sopraggiunti i Carabinieri della Sezione Radiomobile che hanno bloccato l'uomo e hanno rassicurato tutti sul fatto che non ci fossero più pericoli per la loro incolumità. Le forze dell'ordine hanno ascoltato le persone presenti e acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza.
L'uomo è stato quindi arrestato e posto ai domiciliari. Il reato di danneggiamento aggravato (articolo 635 del codice penale) prevede la reclusione fino a 5 anni (a seconda della gravità dell'atto compiuto); mentre l'interruzione di un pubblico servizio, disciplinata dall'articolo 340 del codice penale, è punita con la reclusione fino a un anno.