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Wimbledon 2026

Perché il campo in erba di Wimbledon arriva così rovinato alla finale: è un processo inevitabile

Il prato di Wimbledon arriva inevitabilmente consumato alla finale, soprattutto nelle zone dietro la linea di fondo. Non è un problema di manutenzione, ma il risultato di due settimane di tennis ai massimi livelli su una superficie viva, la cui evoluzione racconta anche i cambiamenti del gioco moderno.
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Ogni anno le immagini della finale di Wimbledon mostrano lo stesso scenario: il Centre Court non è più il tappeto verde perfetto ammirato all'inizio del torneo. Nelle aree dietro la linea di fondo l'erba è ormai quasi scomparsa, lasciando spazio alla terra compatta. È un dettaglio che incuriosisce molti appassionati, ma che in realtà rappresenta una caratteristica naturale del torneo più prestigioso del tennis.

L'usura del campo non è infatti il segno di una manutenzione insufficiente, bensì la conseguenza inevitabile di due settimane di partite disputate su erba naturale. A differenza delle superfici sintetiche o del cemento, il prato è un organismo vivo che risponde al continuo calpestio dei giocatori.

Perché il prato di Wimbledon si consuma così tanto durante il torneo

L'erba di Wimbledon è composta dal 100% di loglio perenne (‘Lolium perenne'), una varietà scelta per la sua elevata resistenza al calpestio. Ogni giorno viene tagliata con estrema precisione fino a un'altezza di appena 8 millimetri, mentre irrigazione, rullatura e manutenzione sono gestite con grande attenzione dallo staff responsabile dei campi.

Il Centre Cout il 25 giugno 2026.
Il Centre Cout il 25 giugno 2026.

Nonostante queste cure, l'usura è inevitabile. I punti più sollecitati sono soprattutto quelli dietro la linea di fondo, dove i tennisti trascorrono gran parte del tempo durante gli scambi. Ogni accelerazione, frenata, cambio di direzione o scivolata spezza le foglie d'erba e compatta progressivamente il terreno sottostante.

Anche le corsie di servizio mostrano segni evidenti di deterioramento, sebbene in misura minore. Dopo circa dieci-quattordici giorni di incontri, soprattutto sul Centre Court che ospita semifinali e finale, il tappeto erboso si assottiglia fino a lasciare affiorare la terra. Il prato non è "morto", ma semplicemente consumato nelle aree soggette al maggior traffico.

Le condizioni meteorologiche possono accentuare ulteriormente il fenomeno. Temperature elevate e clima secco rendono infatti l'erba più fragile e meno resistente agli impatti continui.

Un momento del torneo 2026.
Un momento del torneo 2026.

L'usura modifica anche il comportamento del campo. Con il passare dei giorni il terreno diventa più compatto e il rimbalzo della palla aumenta leggermente, risultando anche più regolare rispetto ai primi turni del torneo.

Dall'era del serve-and-volley al tennis moderno: come è cambiato Wimbledon

L'aspetto del Centre Court racconta anche l'evoluzione del tennis negli ultimi decenni. Fino al 2000 Wimbledon utilizzava una miscela composta per il 70% da loglio perenne e per il 30% da festuca rossa strisciante: quest'ultima garantiva un prato più fine e tradizionale, ma era decisamente meno resistente all'usura. Di conseguenza i campi tendevano a deteriorarsi più rapidamente e in modo più uniforme.

In quegli anni il serve-and-volley dominava il torneo. I giocatori si spostavano continuamente dalla linea di fondo verso la rete, lasciando segni evidenti anche nella parte centrale del campo. Le finali degli anni Settanta, Ottanta e Novanta mostravano un'usura distribuita lungo tutta la superficie di gioco: la svolta arrivò nel 2001, quando gli organizzatori decisero di adottare un prato composto esclusivamente da loglio perenne. L'obiettivo era semplice: offrire una superficie più resistente ai giocatori moderni, più potenti, atletici e abituati a lunghi scambi da fondo campo.

Un momento della finale femminile 2026 tra Muchova e Noskova.
Un momento della finale femminile 2026 tra Muchova e Noskova.

Il cambiamento ha prodotto diversi effetti. I campi resistono meglio per l'intera durata del torneo, il rimbalzo è diventato leggermente più alto e uniforme e il gioco si è progressivamente spostato verso gli scambi da fondo, contribuendo al declino del serve-and-volley come stile dominante.

Anche il modo in cui il prato si consuma è cambiato. Oggi le chiazze senza erba sono concentrate quasi esclusivamente dietro le linee di fondo, un'immagine che riflette perfettamente il tennis contemporaneo. Paradossalmente, pur apparendo molto spelacchiato nelle zone più frequentate, il Centre Court arriva alla finale in condizioni complessivamente migliori rispetto a quelle di venticinque o trent'anni fa.

Terminato il torneo, il lavoro dei giardinieri ricomincia immediatamente. Lo strato superficiale viene rimosso, il terreno viene aerato in profondità, il campo viene riseminato con circa 9-10 tonnellate di semi di loglio perenne e ricoperto con nuovo terriccio. Nel giro di poche settimane il prato torna completamente verde, pronto per affrontare un altro anno di crescita prima di diventare nuovamente protagonista del torneo più famoso del mondo.

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