"Gli Stati Uniti d'America designeranno ANTIFA come un'organizzazione terroristica", così ha twittato ieri il presidente Donald Trump, alla prese con un paese in rivolta dopo la morte ripresa in diretta durante un fermo di polizia di un cittadino afroamericano a Minneapolis. Ieri le sommosse sono arrivate anche nel cuore della capitale: le immagini riprese dall'alto mostrano le luci della Casa Bianca spente, mentre il fumo e le fiamme si riflettono sul Washington Memorial e assediano il centro del potere politico federale.

Ma cosa intende Trump quando parla di Antifa? Con questo termine, che evidentemente sta per antifascista, non ci si può riferire a una sola sigla politica organizzata e riconoscibile, ma a un arcipelago di gruppi e collettivi per lo più informali, nella maggior parte dei casi privi di un organigramma formalizzato e anche di un coordinamento stabile tra di loro. La minaccia di The Donald potrebbe estendersi nei fatti a qualsiasi sigla della sinistra radicale che sta partecipando alle manifestazioni di rivolta. Il tentativo del presidente, sostenuto da molti dei media conservatori, è di indicare questi gruppi come i responsabili delle violenze e degli attacchi alla polizia.

Tra i diretti interessati il collettivo New York City Antifa ha risposto così alla minaccia presidenziale: "Per la cronaca, antifa è l'abbreviazione di azione antifascista o antifascista. Crediamo e combattiamo per un mondo libero da fascismo, razzismo, sessismo, omo / transfobia, antisemitismo, islamofobia e fanatismo. Le proteste sono senza leader. All power to the people!". Poi gli attivisti aggiungono: "Ti rendi conto che quando dice "ANTIFA" intende tutti per le strade? Che intende chiunque abbia mai protestato o si oppone al suo regime? Questo non ha nulla a che fare con il fatto che ti piaccia l'antifa o anche di cosa si tratti. Non sei al sicuro solo perché pensi di non essere ‘antifa. Inoltre: queste proteste non riguardano "ANTIFA". Riguardano George Floyd e la lotta contro la supremazia bianca e gli omicidi / brutalità della polizia. Questa assurdità mirata è un mezzo per "screditare" le proteste (con l'antifascismo?), Così come dividere e depotenziare le proteste per le strade".

L'iscrizione dei gruppi antifascisti all'interno delle sigle del terrorismo interno è particolarmente pericolosa, non solo perché potrebbe essere applicata in maniera estremamente arbitraria, ma perché inquina la vera natura delle sommosse in atto che coinvolgono centinaia di migliaia di persone che si stanno mobilitando spontaneamente e che ormai si stanno rivolgendo non solo contro la violenza poliziesca e il razzismo, ma anche contro le disuguaglianze sociali. Il procuratore generale William P. Barr ha rilasciato una dichiarazione durissima confermando l'orientamento della Casa Bianca: “Con le rivolte che si stanno verificando in molte delle nostre città in tutto il paese, le voci di proteste pacifiche e legittime sono state dirottate da violenti elementi radicali. Gruppi di radicali esterni e agitatori stanno sfruttando la situazione per perseguire la propria agenda separata, violenta ed estremista. (…)  La violenza istigata e condotta da Antifa e altri gruppi simili in relazione alla rivolta è terrorismo interno e sarà trattato di conseguenza".

I gruppi antifascisti sono cresciuti negli Usa di pari passo con la campagna elettorale prima e con la presidenza Trump poi, con l'obiettivo di contrastare le sigle dell'universo razzista e di estrema destra che, nella sempre più esacerbata competizione politica americana, si trovano ormai a braccetto sempre più spesso con una parte consistente dell'establishment repubblicano godendo anche di ampia copertura da parte di media come Fox News. Non di rado le tesi complottiste ed estremiste dell'alt-right, un complesso universo che tiene insieme le milizie con i troll di 4chan passando per gli speaker di Fox e altri canali tv e radiofonici, sono state rilanciate nei discorsi e nei tweet dello stesso Donald Trump. Una convergenza quella di Trump con l'estrema destra ben raccontata in un libro da poco tradotto in Italia da "Alt-America. L'ascesa della destra radicale nell'era di Trump", del giornalista David Neiwert, che ha portato il presidente degli Stati Uniti ad avere grosse difficoltà a prendere le distanze in maniera chiara ad esempio dai membri delle milizie che hanno manifestato armati di grossi fucili d'assalto contro il lockdown.

Una saldatura quella tra la destra mainstream e l'estrema destra più radicale, che ha portato alla reazione dei gruppi della sinistra che non solo hanno intensificato le loro mobilitazioni, ma ha anche prodotto un allargamento della base della mobilitazione saldandosi spesso con le mobilitazioni in favore dei diritti dei migranti e di Black Lives Matter, così come per la campagna a favore di Bernie Sanders alle primarie democratiche. Cosa si aspettano da Trump i gruppi dell'estrema destra lo spiega meglio di chiunque altro David Duke, già leader del Ku Klux Klan: “We are going to fulfill the promises of Donald Trump. That’s what we believed in. That’s why we voted for Donald Trump, because he said he’s going to take our country back”. Tornare indietro a prima che il movimento per i diritti civili imponesse la desegrazione, a prima che venisse riconosciuto il diritto delle donne ad abortire e al divorzio, a quando a comandare saldamente sulla società era solo l'uomo bianco di origine anglosassone. Il vero americano. Duke ha rilasciato questa intervista nei giorni degli scontri tra suprematisti e neonazisti e gruppi antirazzisti a Charlotteville nel 2017, manifestazioni terminate con l'omicidio di un'attivista da parte di un suprematista che si è lanciato a folle velocità con la sua auto contro la folla. In quell'occasione Trump non riuscì ad andare oltre a una generica condanna della violenza, ignorando come l'assassino fosse un suo sostenitore.

È un dato di fatto – come riportato nei report che monitorano le attività dell'estrema destra razzista e i crimini dell'odio del Southern Poverty Law Center – che il numero di violenze, aggressioni, attentati a opera di questi gruppi siano in costante aumento negli ultimi anni, prima come reazione alla nomina del primo presidente nero Barack Obama, poi grazie alla galvanizzazione provocata dalla vittoria dell'attuale presidente. Ma a condannare le azioni dei suoi sostenitori razzisti e i fascisti Trump non ci pensa proprio.