Tra poche ore si chiuderà la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo: dalla mezzanotte di oggi infatti in Italia non sarà più possibile per i candidati rilasciare interviste, e si fermeranno tutti i comizi. La legge elettorale italiana, la numero 28 del 2000, all'articolo 8 vieta "nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni", di "rendere pubblici o comunque diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull'esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto".

Perché allora sono stati diffusi gli exit poll subito dopo le operazioni di voto in Olanda? Come ha spiegato questa mattina la portavoce della Commissione europea Mina Andreeva, gli Stati membri devono garantire che non vengano pubblicati i risultati ufficiali delle elezioni europee 2019 prima della chiusura dei seggi in tutti i Paesi Ue, e cioè fino alle 23 di domenica. Ma "questo non riguarda la pubblicazione sui media degli exit poll e dei risultati di altri sondaggi". Le regole europee sono infatti meno restrittive della legge italiana, e consentono la diffusione di queste previsioni anche se nella maggior parte degli Stati membri i cittadini non hanno ancora votato.

Le regole del silenzio elettorale

Da domani, ovvero il giorno precedente all'apertura delle urne, e domenica 26 maggio, il giorno in cui si vota anche per le elezioni amministrative che si terranno in 3800 comuni italiani e per le regionali in Piemonte, stop alla propaganda elettorale nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, all'affissione di manifesti, e alle trasmissioni radiotelevisive che affrontino temi legati alle elezioni. La distribuzione di volantini, sia domani sia domenica, è però consentita a una distanza superiore ai 200 metri dal luogo in cui sono sistemati i seggi elettorali. La legge sul cosiddetto silenzio elettorale (la legge 212 risale al 1956 ma è stata modificata con il decreto legge 807 del 1984, includendo appunto nel divieto di fare propaganda elettorale anche le emittenti radiotelevisive private), all'articolo 9 recita: "Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi e le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nonché la nuova affissione di stampati, giornali murali od altri o manifesti di propaganda o l’applicazione di striscioni, drappi o impianti luminosi. Nei giorni destinati alla votazione è vietata, altresì, ogni propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali". 

Come funziona il silenzio elettorale sui social

Il testo della legge del 1956, modificata nel 1984, non fa riferimento però a Internet e ai social, e questo ha consentito, negli ultimi anni e nelle precedenti tornate elettorali, alcune violazioni del silenzio elettorale persino nel giorno del voto. È stato il caso per esempio del ministro degli Interni Matteo Salviniche il giorno del voto, per esempio in occasione delle elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna, ha rivolto degli appelli agli elettori. In assenza di precedenti e di sentenze su casi simili non è chiaro se la norma è da applicare anche alle piattaforme di Facebook, Twitter o Instagram.

Le linee guida dell'Agcom sul silenzio elettorale

Proprio per far fronte a questo vuoto normativo l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, il 15 maggio scorso, ha preso posizione, varando delle specifiche linee guida per le piattaforme digitali, come Facebook o Google. Il documento si intitola ‘Disposizioni di attuazione della disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione relative alla campagna per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia fissata per il giorno 26 maggio 2019', ed è stato redatto anche come misura di contrasto alla disinformazione sul web. L'Agcom ha preso pertanto accordi con le piattaforme online, che si sono impegnate a segnalare eventuali contenuti illeciti, per procedere alla loro rimozione. Per quanto riguarda il silenzio elettorale, "La normativa vigente vieta di fatto ogni forma di propaganda elettorale (in tv e attraverso comizi pubblici) nel giorno del voto e in quello precedente. Sebbene l’Autorità non sia competente a conoscere delle fattispecie di violazione del ‘silenzio elettorale', ritiene particolarmente importante richiamare l’attenzione su queste disposizioni che si fondano su principi strumentali a garantire una effettiva tutela dell'elettore e, come tali, validi per ogni mezzo di diffusione".