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Venezi contro l’orchestra della Fenice, la crisi che ha portato alla rottura: accuse di bullismo e minacce di morte

Quali sono stati i motivi della fine del rapporto tra la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice di Venezia: dalle accuse di bullismo della Maestra alle minacce di morte denunciate dai sindacati.
A cura di Francesco Raiola
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Beatrice Venezi e la protesta dei lavoratori della Fenice
Beatrice Venezi e la protesta dei lavoratori della Fenice

L'intervista di Beatrice Venezi a La Nación, quotidiano argentino, che ha provocato l'interruzione del suo rapporto con il Teatro La Fenice, è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mesi di proteste da parte dei lavoratori del teatro veneziano avevano reso quasi impossibile la convivenza con la direttrice d'orchestra ed ex collaboratrice del Ministero della Cultura. Un caos governativo che ha costretto la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a smentire, con una nota ufficiale di Palazzo Chigi, di aver messo bocca nell'affare, come aveva riportato il Corriere e rilanciato anche un quotidiano come Le Figaro.

Il sovrintendente Nicola Colabianchi ha deciso di interrompere i rapporti con la direttrice d'orchestra, che avrebbe dovuto assumere la direzione musicale del teatro a partire dal prossimo ottobre, a causa di un'intervista. Tra le dichiarazioni che hanno portato al suo allontanamento quelle sul nepotismo dell'orchestra, i cui ruoli passano di padre in figlio e le critiche al pubblico. Venezi aveva dichiarato di non provenire da una famiglia di musicisti: "E questa è un'orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio". Poco dopo aveva anche detto: "A Venezia il pubblico è diviso. Abbiamo turisti che vedono un atto dell'opera e poi vanno a mangiare. Abbiamo abbonati, molti dei quali anziani, con le loro preferenze. Ma abbiamo anche giovani che vivono sulla terraferma e non vengono mai sull'isola. E non facciamo nulla per loro?".

Dichiarazioni che hanno portato il sovrintendente, con il benestare del ministro, a interrompere tutte le collaborazioni con la direttrice. La spinta dei sindacati dei lavoratori ha avuto un ruolo importante in questa decisione. La direttrice ha accusato i lavoratori di averla "costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, sui social, giornali, TV, in Italia e in tutto il mondo, con l'intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera". Accuse che i lavoratori e le lavoratrici del teatro rispediscono alla mittente.

In una nota, infatti, la Rsu della Fenice sostiene di non avere mai offeso e calunniato la Maestra Venezi: "La nostra istanza, durata sette mesi, è stata costantemente e unicamente finalizzata al ripristino di quella ordinaria prassi consolidata che garantisce un clima di fiducia e rispetto, presupposto indispensabile per la gestione di un Teatro e che garantisce la più alta resa artistica possibile" si legge nella nota. Al contempo il sindacato denuncia anche valanghe di insulti e minacce, anche di morte, che stanno ricevendo da giorni. Minacce arrivate prevalentemente tramite i social: "Vogliamo far sapere che ci siamo già rivolti ai nostri uffici legali per difenderci da tanta inutile meschinità".

Beatrice Venezi alla festa di FdI Atreju – ph LaPresse
Beatrice Venezi alla festa di FdI Atreju – ph LaPresse

Venezi ha preso atto della decisione di Colabianchi e della Fondazione Teatro La Fenice, ma spiega che questa andrà "comunque chiarita nelle motivazioni" e alla quale "si dovrà rispondere in modo opportuno", sottolineando la poca eleganza della forma scelta per la risoluzione del contratto. E aggiunge: "In Italia essere giovane è un handicap e poi donna una aggravante. Il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta". Il caso è sempre stato anche politico: Venezi, infatti, è vicina a Fratelli d'Italia, chiamata anche a dirigere l'orchestra in una delle feste ad Atreju. Inoltre, non ha mai negato la sua stima per la presidente del Consiglio.

Negli anni passati il suo nome è spesso stato accompagnato dalle polemiche. C'è chi l'accusa di non essere all'altezza dei ruoli a cui è stata chiamata e chi, invece, la difende. E poi c'è la questione politica. Figlia di Gabriele Venezi, imprenditore immobiliare ed ex dirigente nazionale di Forza Nuova, la direttrice ha dovuto difendersi dalle accuse di avere usato slogan – mazziniani – fatti propri dal Fascismo, come quello di "Dio, Patria e famiglia". In un'intervista a Fanpage Venezi denunciò come la cultura fosse un baluardo di potere della sinistra: "Chiunque abbia provato, nel corso del tempo, a cantare un po' fuori dal coro, non è stato facilitato e spesso e volentieri è stato ostacolato".

In quell'intervista, che risale al 2022, Venezi si disse anche pronta a una chiamata di Meloni: "Nel nostro Paese c'è un grande lavoro da fare sotto il profilo culturale, dell'istruzione dell'educazione musicale, per esempio, di tutta una serie di temi, soprattutto per riportare la cultura al centro (…). dipende da cosa, che tipo di responsabilità, non so nemmeno io se ne sarei in grado, ho delle competenze artistiche, quindi compatibilmente con quelle che possono essere le mie attitudini e competenze magari sì". Di certo la questione non si chiuderà qui, proprio perché in mezzo c'è tanta politica.

Il ministro Giuli è intervenuto subito in appoggio a Colabianchi, specificando pochi giorni dopo che quello della Fenice è, a tutti gli effetti, un atto insindacabile "pur condiviso appieno dal ministro, sul quale il Governo non avrebbe potuto avere e in generale non intende avere alcuna facoltà di condizionamento". Un modo ulteriore per smarcare il Governo da questa querelle, dopo che nelle scorse settimane la Presidente del Consiglio ha dovuto sbrogliare le matasse che hanno provocato le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro, di Giulia Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia e della ministra del Turismo Daniela Santanché. Questa di Venezi, insomma, è l'ennesima tegola che ha colpito il Governo in poche settimane. E contro la direttrice anche l'accusa di non avere incontrato l'orchestra in questo periodo, come sottolineato dal sovrintendente che al Fatto Quotidiano ha detto: "Se l'incontro è stato rifiutato da Venezi? Diciamo che non ci sono state le condizioni. Un gesto di distensione avrebbe aiutato".

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