Sei romanzi brevi che appiccano un incendio, sei storie a loro modo classiche dall'immaginario di Don Winslow che ci raccontano l'America "spezzata" dell'autore de "Le belve", "Il cartello" e "Il potere del cane". Si intitola "Broken" il nuovo libro, edito da HarperCollins. Uno straordinario intreccio di racconti, un sapiente mosaico costruito pezzo dopo pezzo con maniacale attenzione dal campione del poliziesco made in USA. Ancora una volta Don Winslow ci porta per mano, usando il genere della crime fiction come grimaldello per riflettere sulla condizione umana, esplorandone la ferocia ma anche la nobiltà, grazie al suo stile inimitabile. Al punto che il citatissimo Stephen King (suo l'esergo al libro) ha definito "Broken" l'insieme di “Sei storie straordinarie. Una ha il miglior incipit di sempre: Nessuno sa come ha fatto lo scimpanzé a prendere la pistola”.

La scrittura di "Broken" è un perfetto esempio di cosa significhi l'espressione rispettare il lettore, cosa che non sempre accade tra gli scrittori. Sei nato o sei diventato uno scrittore così democratico?

Credo dipenda dalle mia radici, quindi penso di essere nato così. Vengo dalla classe operaia, ero un lettore vorace, in casa nostra i libri erano rispettati. Non avevamo molti soldi, quindi acquistare un libro rappresentava un problema, motivo per cui in casa nostra leggevamo quasi sempre volumi presi in prestito dalla biblioteca pubblica. Rispetto il lettore e odio quando gli scrittori gli parlano da un piedistallo. Penso sempre che i miei lettori siano più intelligenti di me, quindi devo lavorare sodo per stare al loro passo. La crime fiction tende ad essere intrinsecamente più democratica di altri generi,noi scrittori di genere scriviamo per le persone comuni, e mi piace molto. Una volta mi è stato chiesto se credevo di vivere in un "ghetto letterario" e ho risposto: "Sì, e adoro il mio quartiere".

Cosa pensi quando ti dicono che sei l'erede di Elmore Leonard?

Anche se ci sono molti scrittori che venero, ho sempre avvertito un attaccamento speciale a Leonard. Quando ero solo un ragazzo alle prime armi, sono sicuro di aver copiato il suo stile. Posso dirti la verità?

Certo.

Non sarò mai uno scrittore bravo come Ellie Leonard, questa è realtà, non falsa modestia. Essere accostato a lui è un onore.

In "Broken" ci sono molti tuoi temi classici, uno su tutti il modo di comportarsi ai limiti (e a volte oltre) la legge della polizia. Personalmente non ho potuto fare a meno di metterlo in relazione all'assassinio di George Floyd. Penso a una frase del tuo libro che suona più o meno così: "Coloro che lavorano nella polizia finiscono per odiare tutti, tranne la polizia". Può essere un punto di vista per spiegare cos'è successo?

In troppi dipartimenti di polizia statunitensi resiste una mentalità che è stata inculcata del "noi contro loro" e troppo spesso questa mentalità ha un componente razziale. Spesso la polizia da noi sorveglia le persone partendo dal presupposto che le persone sono "il nemico" e le persone ricambiano. Se aggiungi a questo il triste fatto che troppi poliziotti sono razzisti, hai il tipo di situazione che porta all'omicidio di Floyd. Ma sarebbe un errore concentrarsi esclusivamente sulla polizia: gli uomini che ne fanno parte non vengono da Marte, vengono dalla nostra stessa società. Quindi dobbiamo guardare al razzismo di tutta la nostra società.

A proposito di società e attualità. Cosa pensi della lettera sottoscritta da 150 intellettuali sulla giustizia e sulla libertà contro la cancel culture?

Sono contrario alla cancellazione degli scrittori di qualsiasi espressione: destra, sinistra, centro, sopra, sotto, qualunque. Ma mi rifiuto di partecipare a qualsiasi circolo di scrittori che fanno squadra. Detto questo, sostengo anche il diritto di ogni persona a essere chi vuole e amare chi vuole.

Su Twitter sei molto attivo contro il presidente Trump. Di recente hai dichiarato che smetterai di lavorare fino alle elezioni presidenziali di novembre, per impegnarti nella tua battaglia contro di lui. In una delle storie di "Broken" c'è uno scimpanzé armato che si aggira per le strade: è una metafora del presidente?

(Ride) Ad essere sincero, non avevo in mente quello, ma ora che lo dici, sono d'accordo con te! Forse lo scimpanzé armato e inconsapevole del pericolo che rappresenta per gli altri viene da qualche parte nel mio inconscio. O è solo lo zeitgeist là fuori. La mia unica obiezione alla tua metafora è che gli scimpanzé possono essere abbastanza intelligenti, imparano dall'esperienza, sembrano preoccuparsene. Cosa che non vale per il nostro Presidente…