Franca Valeri
in foto: Franca Valeri

Ne elenchiamo cinque ma potremmo andare molto più in là e avvicinarci in scioltezza ai 99. Come gli anni di Franca Valeri, attrice e scrittrice, che l'8 maggio, in occasione della 65esima edizione dei David di Donatello, in onda su Rai1, sarà premiata per la prima volta dall’Accademia del Cinema Italiano. Magari si potrebbe chiedere ai propri genitori e nonni di raccontare la loro Franca Valeri e perché è così amata. Per tutti gli altri, ecco cinque ragioni per cui un ventenne d'oggi dovrebbe mettersi alla ricerca dei film, degli archivi, dei libri e imparare a scoprire quest'ineguagliabile icona della cultura e dello spettacolo italiano classe 1920.

Perché Franca Valeri ha rivoluzionato la comicità italiana

Franca Valeri è stata etichettata a lungo come caratterista, ruolo nobilissimo dello spettacolo, ma tuttavia sempre segnato dal pregiudizio. In realtà, Valeri è stata sempre una protagonista. E il suo contributo alla comicità italiana è fondamentale, grazie all'invenzione di personaggi simbolo, divenuti patrimonio dell'immaginario collettivo come La Signorina Snob, la sora Cecioni, Cesira la manicure. Ha debuttato con Alberto Lattuada e Federico Fellini e lavorato con alcuni dei maggiori registi italiani, tra questi Mario Monicelli, Dino Risi, Steno, Vittorio Caprioli e Luciano Salce, spesso in coppia con Alberto Sordi. Elvira la protagonista de "Il vedovo" è cole che pronuncia l'immarcescibile battuta "cretinetti".

Perché Franca Valeri ha cambiato l'immagine della donna

Come spiega Piera Detassis nella motivazione al David di Donatello che le verrà consegnato, Franca Valeri ha rivoluzionato l'immagine femminile del dopoguerra, fino ad allora sostanzialmente relegata a un ruolo marginale, fatto di bellezza apollinea, da esibire a comando. "L'ironia scorrettissima, il tratto rapido, il soprassalto linguistico e surreale sono i suoi strumenti per raccontare le tante identità femminili in mutazione".

Perché Franca Valeri ha conosciuto l'assurdità del fascismo

Sono nata alla fine della Prima guerra mondiale. Esattamente nel 1920. Poi arrivò il fascismo che scambiò la vita delle persone per un teatro permanente e mediocre. Dovetti attendere il dopoguerra. E fu davvero un bel periodo: un'epoca certo dura ma felice.

Così si espresse tre anni fa, in un'intervista a Repubblica, Franca Valeri. Che vide con i suoi occhi l'assurdità del fascismo, in particolare dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938. Figlia di un uomo ebreo e di una donna cattolica, infatti, la giovane Franca ha visto suo padre fuggire all’estero ed è stata costretta a cambiare identità, per evitare la deportazione e sopravvivere al fascismo.

Perché Franca Valeri è un'artista completa

Attrice per il teatro, cinema e televisione, lo abbiamo detto. Ma Franca Valeri ha avuto una lunga carriera in cui ha sperimentato a 360 gradi l'ampio spettro dei mestieri dell'arte. Si è cimentata alla regia di ogni genere, persino operistica. Ha lavorato lungamente in radio, ha scritto libri argutissimi. È stata sceneggiatrice di grandi film come "Il segno di Venere", "Parigi o cara", "Leoni al sole".

Perché Franca Valeria è simbolo di cultura aperta

Infine, un motivo che riassume in sé tutti gli altri. La vita e la carriera di Franca Valeri, da ottant'anni a questa parte, rappresentano un bagaglio non solo di archivio, ma di testimonianze vive che ancora oggi si possono apprezzare e fare proprie. Una cultura alta ma accessibile, profonda e inclusiva. Senza barriere. Comica e drammatica, divertente e grottesca. Per tutti ma senza cedere di un millimetro all'intelligenza umana. Ecco alcuni dei motivi per cui i giovani d'oggi dovrebbero conoscere e amare Franca Valeri.