Opinioni
6 Luglio 2014
14:47

Roma, la destra radicale e i cani sciolti: cosa c’è dietro l’omicidio Fanella

Un copione perfetto fatto di ingredienti noir affascinanti, anche per i produttori di Cinecittà: una grande truffa, un gruppo di faccendieri e colletti bianchi: ma cosa c’è dietro l’affaire Fanella?

Un 29enne ferito su un letto d’ospedale, due uomini in fuga tra i quartieri della Capitale. Saranno, secondo le immagini fissate da una telecamera di un negozio, ventenni o trentenni. Queste, insieme alla morte di Silvio Fanella e al ritrovamento del suo “tesoretto”, le notizie certe di quello che è già diventato il feuilleton estivo e criminale della Capitale.

Un copione perfetto fatto di ingredienti noir affascinanti, anche per i produttori di Cinecittà: una grande truffa, un gruppo di faccendieri e colletti bianchi, personaggi come Gennaro Mokbel, legati ad un passato vicino alla destra radicale e a quella più criminale. Un commando di “sequestratori inventati”, fatto più da avventurieri che da professionisti della malavita, una morte che non era da copione e un mandante “oscuro”, romano e probabilmente ben informato di chi fosse Silvio Fanella e di cosa disponesse, ancora, dell’enorme fortuna creata con la truffa Fastweb/Telecom Sparkle. Se a tutto questo si aggiunge il passato, nei ranghi di Casapound, di Giovanni Battista Ceniti, il rapitore ferito durante l’omicidio della Camilluccia, un’appendice a Romanzo Criminale di De Cataldo sarebbe quasi dovuta.

Criminalità e destra radicale. Destra radicale e criminalità. Anche se inverti l’ordine dei valori il risultato non cambia. Non è qualcosa di opinabile, sono fatti. Fatti soprattutto “romani”. Fatti da leggere con la clessidra del tempo in modo diverso. Se durante gli anni di piombo fino ai primi anni ’80, il rapporto tra i gruppi extraparlamentari di destra e organizzazioni criminali, come la Banda della Magliana, fu collegato alle necessità di “sopravvivenza” del momento storico per l’acquisizione di armi, appoggi per la latitanza e riciclaggio dei soldi frutto di rapine, negli anni ’90 tutto cambiò. Soprattutto con la nascita del Movimento Politico. Dopo quasi un decennio di torpore negli ambienti estremisti, con la nascita di MP, ci fu un radicale cambiamento nei legami con la malavita. Non furono più interpreti diversi nello stesso scenario di strada, furono in molti casi la stessa cosa. La strategia per poter riprendere il controllo del territorio, necessariamente passò per un dominio fisico tramite l’alleanza con rapinatori ed elementi borderline della criminalità romana. Uomini che garantivano, anche solo con la nomea, quella giusta paura mascherata da rispetto. Si era scavalcato ogni confine etico e tra le fila si arruolarono dai “vecchi arnesi”, con un passato oscuro, fino a personaggi legati allo spaccio di cocaina. Quando il Movimento Politico venne sciolto nel 1993, molti militanti si trovarono nelle condizioni di proseguire un rapporto di vicinanza con il crimine che ormai era diventato consueto, normale. I confini erano labili e uno stile di vita “sopra le righe”, agevolato da azioni criminali,  è sempre stato un leit motiv molto caro a certi ambienti. Ambienti legati anche alle tifoserie di Lazio e Roma. Dove, soprattutto i primi, hanno visto i loro leader di curva essere arrestati per traffico di stupefacenti e legami con il clan dei Casalesi o con i dominus della mala romana.

Non sono certo organizzazioni strutturate e politiche come Forza Nuova o Casapound ad “allevare” personaggi come Giovanni Battista Ceniti all’arte criminale. E’ invece un modello di vita dei cosiddetti “cani sciolti” a dare l’input per azioni e rapporti con la “crema” della malavita romana. Cani sciolti che sono soldati “senza bandiera” i quali, per scelta o costretti, hanno abbandonato ogni ragionamento politico e seguono invece l’unica legge rimasta: quella della strada. Non deve stupire quindi se i due complici di Ceniti saranno, in qualche modo, legati all’estrema destra. La manovalanza della mala proviene molte volte da quell’area. Dagli “abbandonati” di ieri e di oggi. Schiavi spesso, non dell’ideologia, ma dai nomi che a volte si “sussurrano” e non si dicono. Nel variegato mondo romano, i miti “di strada” degli anni 70/80, quelli resi immortali da pellicole come Romanzo Criminale avranno sempre una fortissima presa su questi uomini o ragazzi che vivono tempi e modi sbagliati. Dopo che i fuggitivi “della Camilluccia” saranno catturati bisognerà cercare il mandante tra le pieghe di queste storie nere e criminali. Un mandante che conosceva l’ambiente in cui operava Silvio Fanella, un mandante vicino a Silvio Fanella, un mandante equidistante tra politica, potere e criminalità.

Reporter di una strada chiamata cronaca nera. Mi dedico a raccontare e trovare spiragli di verità nelle inchieste legate alla criminalità organizzata tra Roma e il Veneto. Dirigo il web magazine Notte Criminale e scrivo su alcuni giornali online. Cerco di arrivare prima degli altri alle notizie seguendo le “voci della strada”, in cui mi mischio e mi infiltro. Qualcuno dice che sono esperto di “mala romana” e “mala del Brenta”, ma sono solo un cantastorie del crimine e un convinto assertore della “Giustizia giusta”.
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