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Niko Tacconi ucciso da Emanuele Bellini ad Ascoli, le liti per una donna che li aiutava è il possibile movente

Ci sarebbe una donna ma il motivo non sarebbe sentimentale dietro l’omicidio di Niko Tacconi. Il 34enne pare fosse in competizione con l’omicida 54enne Emanuele Bellini per gli aiuti economici che una donna forniva a entrambi. Domenica uno scambio di messaggi WhatsApp ha preceduto la colluttazione fisica mortale.
A cura di Antonio Palma
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Niko Tacconi ed Emanuele Bellini
Niko Tacconi ed Emanuele Bellini

Sarebbero gli attriti che si trascinavano da tempo tra i due a proposito di una donna che aiutava entrambi il possibile movente dietro il delitto del 34enne Niko Tacconi, il parrucchiere marchigiano ucciso con una coltellata dal 54enne Emanuele Bellini nella serata di domenica scorsa ad Ascoli Piceno. È questa una delle ipotesi che sta prendendo piede nelle indagini sul delitto che si è consumato in casa dell’indagato, ora in carcere con le pesanti accuse di omicidio volontario e resistenza a pubblico ufficiale per aver tentato di scappare durante l’intervento dei carabinieri in casa sua.

Secondo quanto ricostruito finora, i due da tempo erano in contrasto per una signora di Borgo Solestà che aiutava economicamente entrambi, che erano in difficoltà finanziarie. Vittima e omicida infatti frequentavano l'appartamento per pasti e piccoli aiuti economici forniti dalla signora e questo li avrebbe messi l’uno contro l‘altro. Tensioni che già si erano trasformate in litigi e che domenica sera si sono trasformati in tragedia.

Una situazione di marginalità sociale, dunque, come ha confermato al Resto del Carlino una vicina dell’omicida. “Mi chiedeva sempre soldi e da mangiare e io lo aiutavo” ha rivelato la signora, aggiungendo: “Ho sentito rumori in casa ma non ci ho fatto caso perché lo fa sempre; c'è sempre gente che va in casa sua”.

Nel pomeriggio di domenica i due avevano avuto un nuovo acceso scambio di messaggi su WhatsApp proprio per discutere della questione prima che Tacconi decidesse di raggiungere il rivale a casa sua per chiarirsi faccia a faccia. “Niko mi aveva detto che avevano un problema perché lui era ospite da una signora nel quartiere, e l'altro andava a casa loro a rompere le scatole” ha rivelato un’amica del parrucchiere, raccontando: “Ha detto ‘adesso ci vado a parlare lì'. Gli sono andati dietro per fermarlo ma quando sono arrivati era già stato accoltellato”.

Emanuele Bellini conferma la lite ma sostiene che non voleva uccidere il rivale che a suo dire sarebbe rimasto infilzato sul coltello durante una colluttazione fisica. L’indagato ha riferito di aver afferrato un coltello da cucina per paura dopo che la vittima si è presentata a casa sua con fare estremamente aggressivo. Secondo la sua ricostruzione ora al vaglio degli inquirenti, durante un concitato corpo a corpo Tacconi sarebbe rimasto infilzato.

Una tesi che gli investigatori dovranno appurare anche attraverso gli esami medico legali sul corpo della vittima e quelli scientifici sulla scena del crimine e sull’arma del delitto. In attesa dell’autopsia sul corpo di Tacconi, che sarà eseguita in settimana, anche Bellini è stato sottoposto a prelievi biologici per capire se sia configurabile la scena di colluttazione descritta.

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