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17 Ottobre 2021
12:05

Portuali di Trieste nel caos: “Lo sciopero continua”. Si dimette il portavoce Stefano Puzzer

Dopo la nota stampa emessa ieri sera e la conseguente marcia indietro di Stefano Puzzer sull’interruzione degli scioperi dei portuali di Trieste, il portavoce del Comitato dei lavoratori del porto ha rassegnato le proprie dimissioni. “Una mia scelta, nessuno voleva accettare il mio passo indietro” spiega sul suo profilo Facebook.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Si è dimesso Stefano Puzzer, leader della protesta anti Green Pass che da giorni va avanti nei pressi del porto di Trieste. Il portavoce dei lavoratori no Green Pass ha fatto sapere tramite il suo profilo Facebook di aver rassegnato le dimissioni dal Clpt Trieste. "Mi sembra giusto prendermi le mie responsabilità – scrive -. Una di queste è quella di continuare il presidio fino al 20. La decisione è soltanto mia e non è stata forzata da nessuno: non volevano neppure accettarle, ma io ho preteso che mi fosse concesso un passo indietro dalla carica". La notizia è arrivata nella mattinata di oggi 17 ottobre dopo che nella serata di ieri era stato diffuso un comunicato stampa nel quale si indicava un ritorno al lavoro dei manifestanti dotati di certificazione verde. La volontà, inoltre, era quella di portare le istanze della protesta a Roma il prossimo 30 ottobre.

Al varco 4 del porto di Trieste, cuore delle proteste di questi giorni, si sono presentati nella mattinata odierna pochi lavoratori in pettorina e un centinaio di cittadini solidali con la loro scelta di scioperare. Sono in pochi ormai a battere i piedi dopo l'invito alla ritirata (poi ritrattato) del portavoce Puzzer. Nella serata di ieri, subito dopo il comunicato per chiedere l'interruzione delle proteste, Puzzer ha "chiesto scusa" per le parole "offensive rivolte ai manifestanti". "Mi dispiace se ho sbagliato due parole – ha detto – e vi chiedo scusa". Continua e si giustifica: "Volevo dire che abbiamo vinto perché saremo ricevuti a Roma, non che la lotta è finita". In poche parole, l'ormai ex portavoce dei portuali in sciopero ha fatto capire ai suoi che l'apertura delle istituzioni al fronte no Green Pass è da considerarsi l'unico traguardo raggiungibile. E questo, agli irriducibili delle proteste triestine, non è andato affatto giù. "Non possiamo andare avanti – ha continuato Puzzer – la gente dopo un po' si stancherà".

La seconda notte di presidio

Si potrebbe definire tranquilla la seconda nottata di protesta del fronte No Green Pass che minacciava di bloccare l'Italia. All'alba della domenica, i manifestanti sono un centinaio. Giurano però di voler continuare come da nuovo accordo fino al 20 ottobre. Ben diverso il clima rispetto a quello della nottata tra il 15 e il 16 ottobre, quando al Molo 7 sono arrivate quasi 6mila persone. Alle 8 di mattina, però, la folla era già scemata e il sole ha svegliato pochi manifestanti ancora fermi. Nel tardo pomeriggio del 15, i messaggi politici avevano lasciato ben presto spazio alla musica e il presidio si era trasformato in un vero e proprio rave in cui il numero dei portuali è diminuito sempre di più col passare delle ore. Alle 8 di mattina del 16 ottobre, i manifestanti rimasti si chiedevano quali sarebbero state le prossime mosse. Quesito al quale avrebbe dovuto rispondere Stefano Puzzer, leader del Coordinamento lavoratori del porto. L'ormai dimissionario ha controllato la rassegna stampa e commentato i titoli con i suoi per poi sostanzialmente mantenere la medesima linea: sciopero fino a data da destinarsi. "A oltranza", sosteneva il Coordinamento No Green Pass. Un'oltranza che, a quanto pare, durerà fino al 20 ottobre.

Quando Stefano Puzzer diceva: "Ora si manifesta a casa propria"

Un video girato dopo l'ultima conferenza stampa di Stefano Puzzer. Il leader del Comitato dei lavoratori del porto, dopo appena tre giorni, spiega che il presidio non sarebbe andato avanti. "Fino al 30 ottobre, la gente deve manifestare a casa sua" spiega rispondendo a una domanda. "La gente che è venuta da fuori Trieste, racconti agli altri cosa è accaduto qui. Io per quanto mi riguarda, non lavorerò fino a quando non toglieranno il Green Pass". Poi la marcia indietro dopo le critiche: "Sono stato capito male, il presidio non si molla assolutamente".

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