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Proteste contro il Green Pass nei porti: cosa succede se i portuali di Trieste si fermano

I lavoratori del porto di Trieste non arretrano e sono pronti allo sciopero a partire da domani, giorno dell’introduzione dell’obbligo del Green Pass sui luoghi di lavoro. “Revochiamo il blocco solo se rimandano l’obbligo al 31 ottobre”, spiega il direttivo del Clpt. A nulla è servita la proposta delle aziende che lavorano nello scalo portuale di pagare i tamponi ai propri dipendenti. Intanto la protesta rischia di raggiungere anche Genova già alle prese con lo sciopero degli autotrasportatori. “Se non verrà disinnescato questo cortocircuito tra Istituzioni e cittadini, rischiamo di bruciare in poche settimane 15 anni di lavoro e di sviluppo con gravi conseguenze sui livelli occupazionali”, la denuncia di Confetra, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica.
A cura di Chiara Ammendola
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Il Porto di Trieste
Il Porto di Trieste

I portuali di Trieste non cedono: non riconoscono il green pass che hanno definito in una nota "non una misura sanitaria, ma di discriminazione e di ricatto che impone a una parte notevole dei lavoratori di pagare per poter lavorare", e per questo minacciano uno sciopero a oltranza. Domani, venerdì 15 ottobre, scatta l'obbligo del certificato verde sui luoghi di lavoro e nonostante la disponibilità di molte aziende che lavorano al porto di Trieste a pagare i tamponi ai propri dipendenti almeno fino al 31 dicembre, i lavoratori minacciano il blocco del porto le cui conseguenze potrebbero essere massicce.

Le conseguenze dello sciopero No Green Pass a Trieste

Dunque se nelle prossime ore non si arriverà a un accordo, uno dei porti più importanti per l’Italia potrebbe smettere di funzionare creando danni per milioni di euro e spazzando via 15 anni di lavoro così come denunciato da Confetra, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica che spiega: "Dal sistema logistico del porto di Trieste dipende il sostentamento di oltre 10mila famiglie, traporti di lavoro diretti e indiretti – spiega in un comunicato – se non verrà disinnescato questo cortocircuito tra Istituzioni e cittadini, rischiamo di bruciare in poche settimane 15 anni di lavoro e di sviluppo con gravi conseguenze sui livelli occupazionali che dureranno per molti anni a venire". Il trasporto via mare incide infatti molto nel sistema di scambio merci dell'Italia: nel 2020 sono passate dai porti italiani 72,5 milioni di tonnellate di merci in importazione e 27,8 milioni di tonnellate in esportazione. Solo nel porto di Trieste, sempre nel 2020, sono transitate oltre 54 milioni di tonnellate di merci, prima di essere spostate in Europa.

Perché i portuali di Trieste scioperano contro il Green Pass

Ma i portuali di Trieste non si fermeranno. Come spiegato a Fanpage.it da Alessandro Volk, del direttivo del Coordinamento dei Lavoratori Portuali di Trieste:"Siamo contrari al green pass, crediamo che non abbia senso e che metta in grave difficoltà sia i lavoratori che le imprese, oltre alle farmacie che devono eseguire i test". Secondo Volk, con l'obbligo del green pass al porto di Trieste non potranno accedervi non solo i lavoratori, ma anche i trasportatori: molti sono turchi, croati, romeni, provengono da paesi nei quali non esiste il ‘certificato verde'. Anche loro verranno tenuti fuori dall'area del porto?". Dunque i portuali di Trieste chiedono la rimozione dell'obbligo del green pass per lavorare, non solo per i lavoratori del porto ma per tutte le categorie di lavoratori".

A rischio blocco anche il porto di Genova

Il grido di protesta intanto è giunto fino a Genova dove i primi a minacciare di fermarsi sono stati gli autotrasportatori a cui potrebbero unirsi ora anche i portuali. Secondo le stime solo al porto di Genova il 20% dei portuali non ha ricevuto il vaccino, mentre a Trieste sono 900 i dipendenti, circa il 40%, a non aver aderito alla campagna vaccinale. "Siamo determinati sulle nostre posizioni, ma siamo sempre disponibili a discutere con chiunque", ha spiegato Volk, componente del direttivo del Clpt, alla vigilia dello sciopero che spiega, sarebbe revocato solo in caso di proroga dell'obbligo del green pass da parte del Governo al 31 ottobre. Ma se ciò non dovesse accadere allora si partirà con lo sciopero che su scala nazionale è stato proclamato dai sindacati Fisi, Confsafi, Al-Cobas e Soa, dal 15 al 20 ottobre. Cgil, Cisl e Uil si sono invece ritirati dalle proteste organizzate per domani perché hanno accettato la protesta delle aziende di pagare i tamponi ai dipendenti, "a patto che dal 16 ottobre, però, riprenda l'attività".

La situazione negli altri scali portuali d'Italia

La situazione sembra più serena invece negli altri porti italiani. Giommaria Cuccu, responsabile porti della Uiltrasporti Sardegna, spiega che a Cagliari così come nelle altre città portuali dell'isola non succederà nulla: la situazione è sotto controllo anche perché quasi tutti i 650 portuali della Regione sono già vaccinati contro il Covid-19. Situazione tranquilla anche in Puglia, nei cinque porti di Manfredonia, Barletta, Bari, Monopoli e Brindisi, dove, come spiegato dal segretario generale dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, Tito Vespasiani, il tasso di vaccinazione dei lavoratori si avvicina al 100%. In Campania nelle città di Napoli e Salerno il numero dei lavoratori non vaccinati sarebbe minimo e non comprometterebbe le regolari attività secondo fonti sindacali.

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