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26 Ottobre 2021
17:35

Nubifragio Catania, il geologo: “Cambiamenti climatici devastanti, ma c’è anche un problema culturale”

“Numeri impressionati, nelle ultime 72 ore si stanno registrando precipitazioni che nella media annuale sono relative a 6 mesi. E gli effetti sono devastanti” ha detto a Fanpage.it Michele Orifici, vicepresidente della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), in merito a quanto sta accadendo in queste ore in Sicilia. Indubbiamente la colpa è dei cambiamenti climatici, ma c’è anche un problema culturale sul quale la stessa politica dovrebbe agire con iniziative mirate.
A cura di Biagio Chiariello
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Da Nord a Sud, il maltempo che ha investito l’Italia negli ultimi giorni ha messo a nudo un territorio fragile. Le frane in Liguria, le trombe d'aria sempre più frequenti, le strade che si trasformano in fiumi a Siracusa ed oggi a Catania hanno messo in evidenza le criticità di un Paese in stato di abbandono sul quale sembrano pesare chiaramente gli effetti del cambiamento climatico. Ma non solo.
Di quali rischi corra il nostro Paese e degli interventi necessari ne abbiamo parlato con il vicepresidente della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), Michele Orifici:

"Numeri impressionati, nelle ultime 72 ore si stanno registrando precipitazioni che nella media annuale sono relative a 6 mesi. Sono numeri elevatissimi, concentrati in un lasso di tempo così breve è chiaro che gli effetti sono devastanti". 

Sono gli effetti dei cambiamenti climatici?

Assolutamente. Sono gli effetti dei cambiamenti climatici. Si va sempre più verso piogge concentrate in intervalli di tempo brevissimi, poi per lungo tempo non piove, ma anzi in Sicilia in particolare veniamo fuori da un lungo periodo di siccità con temperature molto elevate, tra l’altro gli incendi hanno devastato gran parte dei territori di questa regione. Ora queste piogge così intense stanno arrecando molti danni.

Che impatto può avere nel futuro questa situazione?

Andremo sempre più verso questa direzione. I dati relativi ai cambiamenti climatici parlano chiaro: si andrà sempre più verso temperature più elevate, lunghi periodi di siccità, seguiti da queste piogge torrenziali che purtroppo portano anche alla morte di persone, come successo oggi. 

Per l’Italia quali sono i rischi maggiori?

L’Italia è un Paese che dal punto di vista idrogeologico è tra i più esposti in assoluto. Abbiamo registrato negli ultimi decenni, e continuiamo a registrare, un eccessivo consumo di suolo: aree che vengono fortemente urbanizzate e che danno sempre meno superficie permeabile alle acque piovane per poter essere assorbite dal terreno. Quindi le acque tendono a defluire sempre più superficialmente. Ciò comporta delle conseguenze anche sulle riserve idriche perché le falde non si ricaricano col giusto equilibrio e col tempo e nei lunghi periodi di siccità andiamo a ‘penare’ da questo punto di vista.

Problema anche culturale?

Questo è un problema anche culturale che nel tempo è stato sottovalutato e che ci ha portato ad una situazione critica. Perché il problema non è più solo quello di un tombino che non viene ripulito. Ma è qualcosa di più grande. Innanzitutto occorre che la gente prenda coscienza di questa situazione. Perché la gente ancora continua a morire. Ora può capitare che una persona si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma talvolta e non sempre accade c’è gente che va ad attraversare un guado e può accadere una tragedia. In questi casi si tratta di mancanza di consapevolezza. Quindi dobbiamo entrare in un’ottica di autodifesa. Essere consapevoli che siamo in una fase di cambiamenti climatici con effetti devastanti e immediati. Quindi quando piove con questa intensità dobbiamo evitare di assumere atteggiamenti che possono rivelarsi pericolosi.

Cosa dovrebbe fare la politica?

La politica deve assumere iniziative che incidano proprio sul cambiamento culturale della gente: quindi lavorare in un’ottica di prevenzione e protezione civile. Per quanto riguarda gli interventi strutturali si parla molto del Piano nazionale di ripresa e resilienza e di fondi legati al dissesto idrogeologico. Vanno fatte delle azioni mirate per cercare di rimettere in sesto un territorio devastato; quindi servono progetti esecutivi, una cosa che i comuni spesso non riescono ad avere perché i bilanci non lo permettono. Quindi mettere le amministrazioni nelle condizioni di poterlo fare, magari con i fondi di rotazione anche per creare una progettualità che vada nell’ottica della salvaguardia ambientale e dell’ingegneria naturalistica, e a valutare quali sono gli effetti di un territorio che viene modificato. Le tecniche che vengono utilizzate devono servire a mitigare la pericolosità e il rischio che incombe in una determina zona.

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