Otto anni e quattro mesi di carcere. E' la condanna richiesta dal pubblico ministero della Procura di Genova Daniela Pischetola nei confronti di Osas Okundaye, l'uomo nigeriano di 34 anni accusato di avere effettuato l'intervento di circoncisione che ha causato la morte di un neonato lo scorso 2 aprile a Genova. Per la mamma e la nonna del bambino la condanna richiesta è stata di sei anni ciascuna. La sentenza, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato davanti al giudice per l'udienza preliminare Silvia Carpanini, è prevista per domani.

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti e dagli uomini della squadra mobile genovese, Osas Okundaye era stato chiamato dalla mamma e dalla nonna del bambino più volte nel corso della giornata ed era al corrente delle condizioni del piccolo. Malgrado ciò aveva detto alle donne di non chiamare l'ambulanza "perché avrebbero avuto problemi tutti e tre con la giustizia". Il trentaquattrenne, dopo essere stato contattato su Facebook, era stato pagato 50 euro, oltre a generi alimentari (olio, patate, birra e whisky). La circoncisione era stata praticata con una lametta da barba, e dopo averlo fatto era andato via. Dall'esame autoptico sul corpo del neonato era emerso che l' intervento era stato eseguito in modo grossolano, rimuovendo troppa pelle con recisione dell'arteria frenulare. Quando il nigeriano, nel cuore della notte, era stato chiamato dalla nonna del piccolo per essere informato della sua morte, aveva lasciato la sua casa in fretta e furia e con la moglie e i figli stava per raggiungere la Francia. Gli agenti della squadra mobile lo avevano fermato a Ventimiglia. Dalle indagini è emerso che il ‘santone' era noto nella comunità nigeriana e che aveva praticato altre circoncisioni clandestine a altri bimbi, compreso suo figlio.