I DIG Awards 2018, i premi internazionali dedicati al meglio di inchieste e reportage video, sono in dirittura di arrivo. Sono, infatti, stati scelti i nomi dei 25 finalisti, tra gli oltre 200 lavori presentati, che dall'1 al 3 giugno prossimi a Riccione, in occasione del DIG Festival, potranno concorrere per la vittoria finale. Le candidature, giunte da tutto il mondo, sono state analizzate da una giuria di esperti, capitanata da Jeremy Scahill, famoso reporter d'assalto di origine statunitense, che ha infine indicato i nomi di coloro che prenderanno parte alla fase conclusiva della competizione, suddivisi in sette sezioni di concorso tra inchieste, reportage e progetti in fase di sviluppo.

L'Italia in finale ai DIG Awards con "Bloody Money" di Fanpage.it

C'è anche l'Italia a concorrere per la vittoria finale nella sezione Investigative Medium, di cui fanno parte le inchieste video dalla durata massima di 27 minuti: si tratta di "Bloody Money", il lavoro di Fanpage.it dedicato a ciclo dei rifiuti, affari e corruzione, che ha coinvolto nei mesi scorsi politici, imprenditori e faccendieri da un angolo all'altro della Penisola, partendo da Napoli e risalendo fino a Treviso e Padova. L'inchiesta porta la firma di Sacha Biazzo, reporter che compare tra i vincitori anche dell'edizione 2017 dei DIG Awards, nella sezione "Short", con "Il caso Provolo", sullo scandalo legato alle testimonianze di ben 67 disabili che hanno denunciato abusi da parte di sacerdoti dell'Istituto Provolo di Verona, struttura che accoglie i minori sordomuti provenienti da famiglie povere e in difficoltà.

Biazzo dovrà vedersela, nella medesima sezione, con l'inchiesta "North Korea: The Death of Kim Jong-nam", realizzata dal team del programma 101 East in onda su Al Jazeera, e guidato dalla giornalista australiana Mary Ann Jolley, che indaga sull'assassinio del fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong-un, avvenuto per avvelenamento all’aeroporto di Kuala Lumpur, e con "In Silent Death on Syrian Journey invece Mouhssine Ennaimi", dell’emittente turca TRT, sulle storie estreme di alcuni profughi siriani, costretti a vendere i propri organi a trafficanti spietati. Tra le inchieste lunghe, dalla durata di 90 minuti (Investigative Long), si segnalano invece, tra i finalisti, la coproduzione ucraino-rumena "Killing Pavel", firmata da Anna Babinets per l’agenzia Slidstvo.info, basata sulla ricostruzione del delitto del giornalista bielorusso Pavel Šaramet, ucciso da un’autobomba a Kiev nel 2016; l'inchiesta trasmessa da
France 2 "The Cost of Cotton", in cui Sandrine Rigaud documenta le condizioni estreme dei lavoratori della filiera del cotone, dall’Uzbekistan al Bangladesh, e "Spy Merchants", targato sempre Al Jazeera Investigations, dedicato indaga al mercato di software per lo spionaggio.

Dai reportage ai Masters: tutti i finalisti dei DIG Awards 2018

Arrivano tutti dall'estero i finalisti dei Reportage, sia in versione lunga che breve: in quasi tutti lavori i riflettori sono puntati sulle violenze e le persecuzioni ai danni di minoranze, dal Sud America al Medio Oriente. Tra quelli in formato short, fino a 12 minuti di durata, però, si segnala che la sfida è tutta italiana, con due nomination per Nemo, grazie "Coltan Mines", servizio sull’inferno delle miniere del Congo firmato da Chierchini e Matteo Keffer, e a "Doping, il mistero di Alex Schwazer" di Emanuele Piano, e una per Piazzapulita. La trasmissione di La7 ha raggiunto la finale con Francesca Nava grazie a "Ceuta nascosta", viaggio in una frontiera prossima al tracollo. C’è un’opera italiana anche tra i finalisti della sezione Masters, dedicata ai documentari di taglio cinematografico, con un lavoro sull'ascesa e la caduta dell'ex sindaco Ignazio Marino.

Infine, molto attesa è la sezione dei DIG Pitch, che vedrà sei progetti d'inchiesta contendersi un finanziamento di 15mila euro e la possibilità di realizzarne il montaggio presso la sede di Sky Italia a Milano. Sono riusciti a raggiungere la fase finale Rosy Battaglia con "Alta felicità", Vito Foderà con "Il primo anello", Gianluca Loffredo e Sandro Di Domenico con "Miracolo d’agosto", Marco Ferrari con "Never Whistle Alone", Francesco Murana con "Sex Slavery: In the Name of God", ed Emanuele Piano con "The Rise of the Social
Bots".