Come capita sempre più di frequente, anche questa è la storia di una “non notizia”. O meglio, è la storia di come da una mezza dichiarazione, per quanto improvvida e decisamente discutibile, possa nascere una discussione potenzialmente molto pericolosa. Tutto parte dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni da Londra, dove era in programma un vertice anti Isis: “Ci sono rischi di infiltrazione anche notevoli di terroristi dall'immigrazione. Per fortuna i nostri apparati di sicurezza sono allertati e funzionano ma questo non ci consente di abbassare minimamente il grado di preoccupazione”. Il virgolettato rimbalza immediatamente sui media italiani e fa passare del tutto in secondo piano “l’altro passaggio” del discorso di Gentiloni: “Confondere terrorismo e immigrazione è un'idiozia. Sostenere che tra le decine di migliaia di disperati che approdano con i barconi sulle nostre coste si annidano terroristi armati di kalashnikov non ha senso”.

Ecco, cosa volesse dire Gentiloni pare abbastanza chiaro, una frase di circostanza del tipo: non ci sono riscontri di infiltrati tra i migranti, ma non bisogna abbassare la guardia e comunque i nostri servizi di sicurezza sono preparati e pronti. Tant’è vero che poche ore dopo compariva questa specie di precisazione sul sito del ministero degli Esteri:

Nel corso dell’incontro di questa mattina a Londra, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni ha ripetuto quanto detto in diverse occasioni pubbliche nelle scorse settimane. Stabilire generiche relazioni tra terrorismo e immigrazione, oltre ad essere privo di senso, significherebbe fare un regalo ai terroristi. Di fronte ai rischi di infiltrazioni comunque vigilano le nostre forze di sicurezza e l’intelligence.

Concetti ribaditi dallo stesso ministro dell’Interno Angelino Alfano qualche ora dopo: “Nessuno può escludere infiltrazioni ma fino a questo momento non ci sono tracce. La vigilanza è altissima e la nostra intelligence e le Procure lavorano al massimo su questo fronte”. Ma il treno dell’indignazione e della polemica politica era ormai già partito, con in prima fila il segretario della Lega Nord Matteo Salvini:

Teoricamente, l'affondo di Salvini è del tutto legittimo, soprattutto perché si inserisce nel flusso dei continui rimandi di rappresentanti dell'esecutivo a "controlli straordinari", operazioni di intelligence, task force e vertici di sicurezza. Insomma, se la logica con la quale molti esponenti del Governo (ad onor del vero con la rilevante eccezione del Presidente del Consiglio) hanno inteso affrontare il momento è quella dell'emergenza, dell'impegno straordinario e dell'allarmismo, allora appaiono più che fondate le obiezioni e le polemiche di Salvini. E qualcuno come la Meloni si sente autorizzato ad alzare ancora di più il tiro (ma nemmeno Triton?):

Il problema è che a furia di fare concessioni all’allarmismo, alla “pancia del Paese”, all’ondata emotiva seguita ai fatti di Parigi, si finisce con il sottovalutare gli effetti del "cambio di paradigma", come lo ha definito qualcuno. Ovvero, si rischia di contribuire alla circolazione di notizie inesatte, parziali, distorte che hanno l'unico effetto di "deviare" odio ed indignazione verso i soliti noti: immigrati, migranti, stranieri, islamici. Eppure lo stesso Alfano sembrava essere stato abbastanza chiaro, nell'informativa alla Camera sui rischi del terrorismo internazionale: "Non abbiamo in questo preciso momento – voglio subito ribadirlo – segnali che indichino l’Italia o gli interessi italiani come esposti a specifiche ed attuali forme di rischio. […] Voglio rassicurare sul fatto che sia le moschee sia gli altri luoghi di culto non vengono affatto trascurati nelle analisi di intelligence investigativa e siamo oggi in grado di poterne avere una fedele fotografia, avendone recentemente anche curato una puntuale rilevazione i cui dati numerici ho fornito nella precedente informativa di settembre".

Allora, riepilogando:

– non c'è (lo dicono fonti ufficiali, probabilmente anche i servizi) al momento nessun allarme terrorismo in Italia;

– non c'è alcuna relazione provata e documentata tra sbarchi di migranti e arrivo di terroristi in Italia;

– di conseguenza, Mare Nostrum e Triton non c'entrano niente;

– l'Italia è toccata in misura molto marginale dal fenomeno dei foreign fighters (dati Viminale);

– i centri di aggregazione islamica sono censiti e monitorati già da anni (come spiegato da Alfano in una informativa alla Camera di settembre);

– in ogni caso, non ha alcun riscontro significativo la favola dell'invasione islamica in Italia (qui il nostro approfondimento);

Ecco, se questo è quanto risulta da comunicazioni, dati ufficiali, posizioni verificate direttamente riconducibili al Governo o ad esponenti qualificati della maggioranza, le domanda sono consequenziali: che senso ha accarezzare il populismo? Che senso ha alimentare paure ed insicurezze? Perché il Governo non pronuncia parole chiare sulla volontà politica di mantenere un clima di tensione intorno alle questioni legate all'immigrazione?

PS: Sia chiaro, nessuno vuole minimizzare i rischi legati al terrorismo internazionale o la difficoltà del lavoro degli operatori di sicurezza nel nostro Paese. Ma allo stesso tempo non si può non rilevare l'enorme contraddizione della politica nell'approcciarsi a tale questione: il Governo e la maggioranza con la politica dei due forni (rassicuranti e realisti, mentre strizzano l'occhio all'istinto forcaiolo ed "isolazionista"), parte dell'opposizione che strumentalizza l'insicurezza e la paura e via discorrendo.