
Ok, una botta è una botta.
Ma è passato ormai un mese dal referendum sulla giustizia. E trenta giorni sono sufficienti per andare oltre, per tornare a una specie di normalità, anche dopo una sconfitta che fa male.
Per la destra al governo, invece, è come se si fosse rotto un incantesimo. Da quel giorno sono arrivate, in rapida successione, epurazioni, liti interne alla maggioranza, clamorosi flop politici e un totale stallo dell’azione di governo.
Mettiamo in fila giusto le ultime, per rendere l’idea.
Sabato si è svolta la manifestazione dei Patrioti Europei a Milano organizzata dalla Lega e da Matteo Salvini. Doveva essere per promuovere la remigrazione e doveva prevedere ospiti e partecipazione di tutta la coalizione. Poi la Lega ha cambiato idea, e ammorbidito i toni, non graditi a Fratelli d’Italia e sopratutto a Forza Italia, in cui si registra una sempre maggiore insofferenza dei due Berlusconi. Niente da fare: in piazza non si sono visti meloniani e forzasti. E nemmeno gente sotto il palco, visto che la piazza era semivuota.
Peraltro, Salvini dal palco di Milano, è ritornato a essere uno scatenato promoter di Putin e dell’appeasement con la Russia, mentre Meloni continua a sostenere l’Ucraina e Zelensky nella loro resistenza a oltranza. Che faranno al prossimo giro di rifinanziamenti all’Ucraina e conferma delle sanzioni alla Russia? Salvini continuerà a dire una cosa e farne un’altra? Vedremo.
Mentre Salvini urlava dal palco, tuttavia, Meloni aveva altre gatte da pelare: ad esempio, quella di Giuseppina Di Foggia, attuale ad di Terna, neo nominata presidente Eni, cui spetterebbero 7,3 milioni di euro di buonuscita, da contratto. Secondo Meloni dovrebbe rinunciarvi, poiché promossa dal governo. Lei invece si appella a quel che ha firmato. Sono passati giorni, e non se ne viene a capo.
Così come la destra non viene a capo nemmeno nella scelta del candidato sindaco di Milano. Ignazio La Russa, presidente del Senato col gusto della fronda e delle dichiarazioni improvvide candida a sindaco Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, senza dirlo a nessuno. Meloni tace, Forza Italia e Lega, che ci avevano fatto più di un pensierino, si arrabbiano.
Nel frattempo, ci sarebbe da governare un Paese e una crisi economica in arrivo. E Meloni non si capisce che vuole fare. Rompe con Trump a causa degli “inaccettabili” attacchi al Papa, ma l’America rimane il nostro primo fornitore di gas liquido naturale, peraltro caro come il fuoco, mentre dal Qatar, che copre il 10-12% del nostro fabbisogno, hanno smesso di arrivare idrocarburi. Che si fa, quindi? Rimaniamo appesi ad Algeria, Azerbaigian e agli umori del presidente Usa, che dal giorno dello “strappo” non perdere occasione di attaccare Meloni e promette vendetta? Anche qui, non è dato sapere.
Ciliegina sulla torta, non si capisce che posizione abbia il governo sull’Europa. Meloni si è riavvicinata a Macron, Merz e Von der Leyen, oppure si sta preparando alla guerra per chiedere di buttare all’aria il nuovo patto di stabilità e crescita, da lei stessa firmato, che dovrebbe entrare in vigore quest’anno? Soprattutto: come concilia la posizione di Forza Italia, vicina a quella dei cristiano democratici tedeschi che non vogliono toccare le regole europee, e quella della Lega di Salvini, che ha preso il posto lasciato libero da Victor Orban, e che vorrebbe andare all’assalto di Bruxelles e delle sue regole? Buio totale, pure qua.
Buon ultima grana, l’emendamento contenuto nel decreto sicurezza che premia gli avvocati dei migranti che convincono i loro assistiti ad andarsene dall’Italia. Una legge che ha scatenato le proteste di giuristi e avvocati, secondo cui aiutare il governo nella remigrazione ““non rientra tra le proprie competenze istituzionali”. Ma se non altro, nel dare addosso agli stranieri, il governo è ancora unito e compatto. Almeno per ora.