Il giorno dopo l'annuncio della "decisione" del Governo sul TAV, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte rilascia una lunga intervista al Fatto Quotidiano per spiegare le ragioni di una scelta che farà ancora discutere e il modo in cui ha sminato la possibilità di una crisi di governo. Centrale si è rivelata l'analisi costi – benefici che "ha retto allo stress test messo in atto da Matteo Salvini e dai suoi" e ha portato il Presidente del Consiglio a prendere quella che lui considera la decisione migliore per gli italiani: "Se l'analisi avesse dato risultati diversi, io avrei detto di sì a Salvini e no a Di Maio, anche sapendo di poter mettere in difficoltà il Movimento 5 Stelle".

Sul punto, ribadisce: "Abbiamo fatto una riunione tecnica e la Lega e i suoi tecnici non sono riusciti a smontare lo studio su costi e benefici. Far finta di nulla adesso sarebbe una presa in giro e io non sono un pagliaccio. […] Fino a che ci sarò io a Palazzo Chigi, non permetterò a nessuno di deviare le mie decisioni per ragioni di parte, ideologiche o affaristiche. È l'unico metodo che può garantire i soldi e gli interessi dei cittadini italiani".

Ora il cammino appare segnato, anche se il raggiungimento dell'obiettivo dell'esecutivo non appare affatto scontato o privo di conseguenze. Il Presidente del Consiglio ha inviato una lettera alla Francia e alla Commissione Europea sottolineando come i dati dell'analisi costi – benefici siano chiari e la perdita complessiva sia stimabile fra i 7 e gli 8 miliardi di euro. Difficile pronosticare come proseguiranno i negoziali, in ogni caso, come ancora complessa appare la questione dei bandi. Dal carteggio fra la Presidenza del Consiglio e la società TELT, il promotore pubblico dell'opera partecipato al 50% da Francia e Ferrovie dello Stato, emerge un quadro molto complesso, ma soprattutto appare chiaro che nei prossimi giorni partiranno comunque le manifestazioni di interesse, ovvero la prima parte della procedura per l'avvio dei bandi. Conte non sembra essere preoccupato, anzi: "Telt conferma come si possano avviare le dichiarazioni di interesse senza far partire i bandi di gara per alcuni mesi, senza il rischio di penali o di altri oneri per lo Stato e senza perdere gli eventuali finanziamenti europei, che servirebbero solo se l'opera andasse avanti. Ora viene il difficile: convincere Francia e Commissione Ue delle nostre buone ragioni illustrate dall'analisi costi-benefici".