La questione Tav tiene sospeso il governo, con lo scontro aperto tra Movimento 5 Stelle e Lega. Oggi sul tema interviene anche il presidente della Camera ed esponente di spicco pentastellato, Roberto Fico, che spiega come il no all’alta velocità Torino-Lione sia una “battaglia identitaria del Movimento”: “Nel 2005 la prima riunione dei meetup che nascevano fu fatta a Torino perché quel giorno c'era la grande manifestazione per dire no alla Tav. Eravamo un centinaio di persone, oggi alcuni non ci sono, c'era anche Beppe Grillo, finì la riunione e andammo tutti alla manifestazione No Tav”. Fico sottolinea che “non era un'idea ideologica o per dire no a qualcosa, era per dire di cambiare rotta rispetto a opere che non servono e non servivano, con documenti concreti e sostanziali”.

La crisi di governo non è comunque un tema su cui si vuole soffermare Fico: “Non parlo del voto, la questione del voto non sta mai a me dirla, la legislatura è saldamente in piedi, c’è la nostra Carta costituzionale, la nostra Repubblica e semmai avverrà qualcosa la parola passerà sempre al presidente della Repubblica, non al presidente della Camera. In ogni caso si sta andando avanti, i provvedimenti sono agli atti, lunedì si continua il lavoro assolutamente normale”. Chi proprio non vede una crisi di governo, al momento, è Davide Casaleggio, che parla coi giornalisti a Milano: “Non penso ci sia una crisi di governo”, afferma.

Come lui la pensa anche il ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio: “La Tav non può mettere in crisi il governo. Penso che il governo non sia a rischio”, afferma a Tgcom24. “Stiamo andando bene con vari progetti e non penso che la Tav possa mettere in crisi un governo. Ormai per gli italiani questa cosa della Tav sembra la diatriba su Mazzola e Rivera o su Coppi e Bartali. Oltre alla problematica della Tav l'Italia ha bisogno di vere infrastrutture”. A cui si aggiunge, poco dopo, anche Matteo Salvini: "Noi regaliamo agli italiani 5 anni di Governo. Non c'è nessuna crisi in vista".

"Sulla Tav la situazione si sta risolvendo positivamente. Quindi ora parliamo di altro e andiamo avanti". Lo afferma il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook. "Le "teste dure" o frasi come "vediamo chi va fino in fondo" non mi appartengono, sono folklore che non fa bene all'Italia. Siamo stati eletti per servire gli italiani ed è quello che faremo con responsabilità", ha aggiunto Di Maio.

La lettera di Palazzo Chigi: sì ai bandi con dissolvenza

Palazzo Chigi ha inviato alla Telt una lettera per autorizzare l’approvazione dei bandi, con la clausola di dissolvenza motivata dalla ridiscussione del progetto tra Italia e Francia, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore. Il governo però precisa che si va ugualmente “verso il rinvio: lunedì non ci saranno i bandi”.

Le imprese e il Pd contro il governo

Le imprese si dicono pronte ad azioni legali nel caso in cui lunedì non dovessero partire i bandi della Tav, secondo quanto fatto sapere dalle associazioni al termine dell’incontro con i parlamentari piemontesi. Le categorie produttive stanno considerando “tutte le azioni esperibili nell'ipotesi in cui non venissero pubblicati i bandi nei termini previsti, oppure messe in atto procedure volte a rallentare o contrastare il corretto completamento dell'iter necessario alla realizzazione dell'opera”.

Dal Pd si fa invece sentire il capogruppo alla Camera, Graziano Delrio: “Conte, Salvini e Di Maio stanno distruggendo la credibilità dell'Italia. È un atteggiamento assolutamente irresponsabile che crea danni all'economia, all'occupazione, al sistema produttivo e all'affidabilità internazionale. Salvini è corresponsabile del blocco degli investimenti pubblici, se ha un minimo di dignità deve ammettere che in questi nove mesi ha fatto perdere tempo al paese, lui per primo, e che questo esperimento di governo è meglio che venga subito smontato”.