Gian Paolo attraversa il Sud America in moto da solo: “Oggi si programma tutto, il bello del viaggio è l’imprevisto”
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Moneglia – Capo Nord in fuoristrada, 33.000 chilometri in moto in tutti i Paesi del Sud America, poi l'Amazzonia, l'Alaska e tanti altri viaggi in giro per il mondo: Gian Paolo Ferrari a Fanpage.it si è definito un viaggiatore nell'animo. Al figlio Nicolas ha trasmesso la sua stessa passione e da quando condividono queste esperienze si sente un padre ancora più fortunato. "È un'emozione di un'intensità pazzesca: quelli con lui sono stati i viaggi più belli" ha ammesso.
Gian Paolo, hai sempre avuto questa passione per i viaggi e l'avventura?
Sì! Ho viaggiato in bicicletta, in moto. Ho fatto discese di fiume con la canoa, ho fatto trekking, scalate. Ho girato anche in posti insoliti come l'Alaska. Non scelgo praticamente mai mete turistiche. Lo devo ai miei nonni: loro erano contadini, vivevano in campagna e mi hanno sempre lasciato molto libero. Ero sempre via tutto il giorno, sono sempre stato abituato a muovermi. Già da ragazzino prendevo la tenda e partivo. A 25 anni sono andato a Capo Nord in fuoristrada. Avevo comprato questa Toyota Hilux e ci avevo costruito una cabina di vetroresina. Era settembre del 1999. Lì mi ero detto: "Un giorno voglio tornare a Capo Nord con la moto". E ho fatto pure quello. Un giorno ero in giro per il mio paese, ho messo sullo scooter il sacco a pelo, la tenda, due magliette e via: sono arrivato a Capo Nord con lo scooter! Volevo anche fare il giro del mondo in barca a vela!
E ci sei riuscito?
Ti racconto! Era il 2003, mi ero da poco sposato. Non avevo i soldi per comprare la barca, quindi sono andato da un architetto navale che aveva disegnato una barca per un cantiere e ho comprato il suo progetto, ho comprato i diritti per costruirla. All'epoca ero diventato famoso in zona per questo, perché avevo costruito questa barca sul tetto del mio garage in cima alla collina. Non c'era neanche la strada per riuscire a portarla giù: la strada era più stretta della larghezza della barca!
Ma tu eri pratico di barche?
Non avevo mai costruito barche in vita mia, ma sono abituato da sempre a costruire cose da zero. Mi sono costruito da solo pure una chitarra, ma poi sul computer faccio fatica a mandare una mail! Quindi non avevo alcun dubbio del fatto che sarei riuscito ad arrivare in fondo alla cosa: avevo l'attrezzatura, avevo fatto il falegname molti anni prima, avevo la manualità necessaria. Era una sfida, volevo riuscirci da solo, senza aiuto. Ci ho messo 9 anni: di mezzo c'è stata la nascita di mio figlio, la separazione, tanti stop. Alla fine, nel 2014 decido di partire per il giro del mondo in solitaria: sarei stato via un anno. Mio figlio aveva 5 anni. Poco prima parto per alcuni mesi, c'era da trasferire una barca a vela da Lanzarote sino ad Antigua, quindi dalle Canarie sino ai Caraibi. Sono stato via quasi due mesi, ma quando sono tornato e ho rivisto mio figlio l'ho visto distrutto dal dolore della lontananza. Allora non me la sono più sentita di ripartire, il cuore immediatamente mi ha detto di fermarmi. E ho venduto la barca. Però non ho mai desiderato cambiare la mia natura.
L'hai adattata alle tue esigenze di vita…
Esatto. Ho cominciato a girare in moto per fare una sorta di giro del mondo, ma a tappe. Ho fatto 33.000 km in Sud America. Sono partito solo con una cartina, non avevo alcuna informazione, nessuna conoscenza del posto. Ero stato in Bolivia e Perù, però spostandomi con i mezzi locali. E quindi ho girato tutto il Sud America così: aprivo la cartina e dicevo "Oggi vado qua". Adesso la moto ce l'ho in Colombia: la tratta che vorrei fare è salire fino in Alaska.
E a tuo figlio hai trasmesso la tua stessa passione?
Sì, con mio figlio ho fatto tantissime cose, sin da quando era piccolo. Ricordo una sera, avrà avuto circa 8 anni. Gli dico: "Nicolas, ma sai che potremmo andare da qualche parte?". E lui: "Papà, ma dove vorresti andare?". Avevamo 4-5 giorni a disposizione, siamo entrati in macchina e siamo andati in Croazia! Siamo stati in giro anche in camper e in moto. L'anno scorso abbiamo girato Francia, Spagna e Andorra con le moto.
Ti piace l'improvvisazione quindi!
Sì! Quando eravamo bambini esisteva una cosa estremamente affascinante e che rimpiango: essere inconsapevoli di tutto, ci stupivamo di tutto. Oggi abbiamo questa mania di voler programmare tutto, ma questo secondo me toglie la bellezza al viaggio. Dell'improvvisazione mi piace persino l'imprevisto: se capita, lo risolvo. Anzi è proprio l'imprevisto la meraviglia del viaggio.