Come il volto di Frida Kahlo è diventato simbolo pop del 900 (prima era solo la moglie di Diego Rivera)

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Imogen Cunningham Trust / www.imogencunningham.com
Vittoria Mainoldi curatrice della mostra “Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito” a Fanpage.it spiega come l’artista è diventata icona.
Intervista a Vittoria Mainoldi
storica dell’arte e curatrice

Il viso di Frida Kahlo è ovunque, come accade con le vere icone universali: ma come siamo arrivati a questa figura mitica (onnipresente persino su tazze e T-shirt) simbolo dell'arte contemporanea e parte integrante dell'immaginario pop del Novecento? In realtà è successo tutto in epoca recente, c'è stata una tardiva scoperta e valorizzazione dell'artista, a lungo considerata unicamente la moglie del grande Diego Rivera. Solo molti anni dopo la sua morte si è staccata quell'etichetta di dosso, acquistando credibilità da sola, con la sua arte. Innovativa, libera, ribelle, affamata di vita eppure al tempo stesso così racchiusa nel suo dolore: Frida Kahlo è stata donna e artista dalle tante sfaccettature. La mostra "Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito" ne offre qualcuna attraverso lo sguardo di fotografi e fotografe che l'hanno immortalata, ciascuno col proprio sguardo soggettivo e personale. Ognuna delle dodici foto esposte racconta un pezzetto di Frida Kahlo. Più che un'esposizione è un percorso che porta il visitatore a esplorare e conoscere l'identità di Frida Kahlo, per capire anche la costruzione dell'icona che è oggi. La mostra sarà aperta dall'8 ottobre 2026 all'11 gennaio 2027 presso MYOWNGALLERY – Superstudio Più di Milano. Esposti ci sono gli scatti di grandi maestri della fotografia del Novecento: Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Toni Frissell, Julien Levy, Lola Álvarez Bravo, Bernard Silberstein, Gisèle Freund, Fritz Henle. La curatrice Vittoria Mainoldi a Fanpage.it ha spiegato il ruolo che ha avuto Frida Kahlo nella costruzione del mito di se stessa. Era estremamente consapevole del mezzo fotografico, del potere dell'immagine: ha saputo sfruttare in diversi modi tutto questo, costruendo con straordinaria lucidità la propria rappresentazione, arrivando a dare vita all'icona che è oggi.

La mostra si intitola "Attraverso i miei occhi" e a tal proposito, qual era il rapporto tra l'artista e la propria immagine, la propria rappresentazione? Ormai il volto di Frida è ovunque e lei stessa lo aveva eletto a soggetto preferito, vista la mole di autoritratti…

Non ti nego che in realtà la mostra è nata anche come reazione a questa esasperata esposizione. Nel corso della mia carriera mi è stato chiesto di curare veramente anche troppe mostre fotografiche legate a Frida Kahlo. Questa mostra è nata proprio per ragionare da un lato su come è nato questo mito e dall'altro se lei stessa abbia avuto in qualche modo una partecipazione diretta o indiretta, conscia o inconscia alla costruzione del mito.

E ce l'ha avuta?

Ovviamente la mostra lascia questa domanda aperta anche al pubblico Però, in qualche modo, noi vogliamo offrire una risposta affermativa: ha contribuito a creare un po' il mito di se stessa, assolutamente in anticipo sui tempi tra l'altro. Ha fatto ampio uso dell'autoritratto ed era figlia di un fotografo che subito le ha insegnato il potere dell'immagine fotografica, anche come mezzo di comunicazione. Secondo noi aveva ben capito sia questo che l'impatto dell'utilizzo dei costumi della tradizione, così come del make-up. Tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento, le donne non si vestivano né truccavano così, non nella loro quotidianità, ecco. Frida lo fa come mezzo di comunicazione molto potente, soprattutto quando questo abbigliamento lei lo porta negli Stati Uniti, non solo a Città del Messico. Quando è scomparsa la maggior parte dei suoi oggetti personali sono stati chiusi in un bagno nella casa dove viveva con Diego Rivera. Quando quel bagno dopo 50 anni dalla sua scomparsa è stato riaperto al pubblico come da volontà testamentarie, all'interno oltre al famosissimo diario si sono ritrovate anche 6000 stampe fotografiche. Erano foto di familiari e amici, paesaggi e ambienti vari, ma anche autoritratti. Seimila stampe sono tantissime. Da lì è partita la mia riflessione.

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Gisele Freund, Frida Kahlo faisant le portrait de son père photographe, 1948

Lo ha appena menzionato e quindi: c'è un momento particolare in cui Frida è stata riconosciuta come artista e non più solo come moglie di Diego Rivera, sganciandosi dalla figura ingombrante di quest'uomo?

In vita Frida Kahlo non era un'artista famosa. In vita fece solo tre esposizioni: New York, Parigi e Città del Messico. Quando morì il New York Times  titolò: "È morta Frida Kahlo, moglie di Diego
Rivera". Era solo la moglie un po' eccentrica del grande maestro messicano. La riscoperta di Frida Kahlo è avvenuta in tempi molto recenti. Sembra assurdo, oggi si fa fatica a evitare l'immagine di Frida Kahlo, perché è ovunque, ma fino alla fine degli anni 80 non era assolutamente così. Il merito è da un lato della pubblicazione della più grande biografia di Frida Kahlo, che è ancora il testo di riferimento per tutti gli studiosi, che è la biografia di Hayden Herrera. Dall'altro si deve a una mostra molto importante alla White Chapel Gallery di Londra. Lì avviene quel passaggio a un'immagine pop: persino Madonna inizia a diventare collezionista di Frida Kahlo. Oggi è l'artista donna più quotata sul mercato; è faticoso immaginare un mondo dove non fosse così di successo, onnipresente e quasi speculata, ecco.

Dal punto di vista della rappresentazione altrui, invece: come veniva rappresentata Frida?

Ci sono alcuni fotografi che la immortalano come una donna bellissima, profondamente seducente, altri scelgono un'altra impostazione.

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Julien Levy, Frida Kahlo

La mostra raccoglie i punti di vista di tanti artisti diversi: avete preferito che ci fosse un filo conduttore o volutamente avete preferito una eterogeneità di visioni?

Abbiamo cercato di individuare 12 artisti che abbiano colto di Frida aspetti diversi. Questo perché la mostra analizza anche il rapporto che Frida aveva con questi fotografi e come in qualche modo Frida sfruttasse la loro arte. Lei aveva perfettamente percezione delle capacità di ognuno. C'è proprio un confronto voluto tra il rapporto che Frida aveva con i diversi fotografi e fotografe per capire cosa ognuno aveva colto di lei e cosa forse lei era riuscita a ottenere da ognuno di loro. La mostra offre dodici pagine, dodici sguardi diversi. Non si segue nemmeno un ordine cronologico. Tra l'altro la mostra avrà un numero forse superiore di fotografe donne rispetto ai fotografi uomini e siamo contenti di questo.

Frida ha avuto un percorso intenso come artista, ma anche come donna: che eredità lascia, appunto, alle donne? Non a caso sono state scelte tante fotografe….

La vera e più importante lezione che ci lascia Frida Kahlo è che non è tutto bianco o nero. Frida era una donna dalle profonde contraddizioni. La sua vita era fatta di profonde tragedie, ma anche di una grande voracità rispetto alla vita, all'erotismo, all'amore, all'arte. Tutto questo accompagnato da quel dolore straziante a cui lei si abbandonava. Frida è stata sia vittima che donna estremamente forte.

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Imogen Cunningham, Frida Kahlo

Pensa che ci sia stato un focus eccessivo sul suo privato di donna?

C'è stata forse una stereotipizzazione del soggetto e questa mostra è nata anche come reazione alla sovrascrittura della sua biografia. Ogni tanto sono state date etichette che o storicamente non aveva senso applicare o che venivano interpretate con un linguaggio troppo moderno rispetto a quello dell'epoca. Penso alle questioni di genere o di orientamento sessuale: secondo me è meramente speculativo rispetto a una donna che amava vivere la vita e quindi tutte le relazioni, comprese quelle sessuali, in modo totalmente libero.

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Lucienne Bloch, Diego & Frida Caught Kissing, New Workers School, NY

Come eredità invece proprio culturale cosa ci ha lasciato?

Visto che stiamo cercando di eliminare le etichette, Frida Kahlo si è sempre fortemente voluta emancipare dal surrealismo, che era l'etichetta culturale che le era stata data. Frida Kahlo è morta senza avere successo in vita e non come una donna ricca, per quanto venisse da una famiglia benestante. La mostra toglie l'icona pop da un immaginario troppo etichettato. In fondo l'icona è un'immagine bidimensionale a scopo religioso e Frida è diventato assolutamente quello. Basti pensare che le donne che aiutano i migranti messicani ad attraversare il confine con gli Stati Uniti, distribuiscono dei santini che hanno l'immagine della Vergine di Guadalupe da un lato e dall'altro l'immagine di Frida Kahlo. Lì è venerata quasi come una santa. Al tempo stesso, però, forse ha valore scardinare questa iconicità, parola un po' abusata e farla uscire dall'icona, quindi dall'immagine piatta, bidimensionale che lei probabilmente ha contribuito a creare.

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