Perché l’arte contemporanea sembra una presa in giro, Nicolas Ballario: “Non c’è niente da capire ma fa riflettere”
Questa scena la ricordiamo tutti. Giovanni ha tra le mani una gamba di legno. È un'opera d'arte di enorme valore, eppure gli sembra soltanto un pezzo di legno lavorato male. Lui Garpez, l'autore del capolavoro, non sa minimamente chi sia: poco importa che sia tra i più grandi scultori viventi, come gli spiega Giacomo. Ha solo una certezza: "Il mio falegname con 30.000 lire la fa meglio". È la battuta più famosa di Tre uomini e una gamba e sintetizza perfettamente quella sensazione che proviamo quando ci troviamo di fronte a opere d'arte contemporanea: non le capiamo, ci sembrano prese in giro. Perché quella gamba di legno (che non ha neppure le unghie) dovrebbe valere 170 milioni? E uscendo dalla finzione cinematografica, come mai il capolavoro di Rothko, che è "soltanto" una tela rossa è stato venduto per 85 milioni? E che dire del quadro tutto blu di Klein, un quadrato venduto per 281 mila euro. L'arte contemporanea, benché vicina in termini temporali, viene percepita come qualcosa di estremamente lontano, inavvicinabile, incomprensibile. Dinanzi alle opere spesso ci si sente spaesati e viene spontaneo chiedersi: ma questa è davvero arte? Come un cavallo appeso al soffitto, il romanzo di Nicolas Ballario in uscita il 15 settembre, in parte racconta proprio questo. Ci sono spunti autobiografici, personaggi inventati, episodi realmente accaduti e storie appositamente riadattate; ci sono Cattelan, Rothko, Antonioni (e pure Miuccia Prada). Perché anche se ci sembra che dietro ci siano degli alieni, l'arte contemporanea è fatta da esseri umani; e per capirla bisogna solo concedersi il lusso della lentezza e della meditazione, a cui le vite veloci e frenetiche di oggi ci hanno disabituato.
Come un cavallo appeso al soffitto: il titolo è un chiaro riferimento a Novecento, di Maurizio Cattelan. Come mai?
In realtà l'idea del titolo non è mia, ma è dell'editor Francesco Bozzi. L'arte contemporanea è proprio come un cavallo appeso a un soffitto: è una cosa che a prima vista sembra assurda e poi invece può diventare familiare.
Ma perché l'arte contemporanea ci sembra così inavvicinabile e ci si sente come presi in giro?
Per due motivi. Il primo è che l'arte contemporanea è tutto il contrario della modernità: è una cosa lenta, è una cosa che impone riflessione, impone fatica per essere capita: e questo è incompatibile con la velocità con cui viviamo oggi. Il secondo: è così ostica perché è fatta di persone che vogliono far credere che sia un club esclusivo, che solo pochi la capiscano. Non è vero che chi non la capisce merita di stare fuori.
Potrebbe esserci anche un terzo motivo? L'arte contemporanea ci chiede di andare oltre il concetto del "bello", del solo giudizio estetico. Ci chiede di fare uno sforzo in più…
A me non interessa che un'opera d'arte sia bella o brutta, non è quello il metro di giudizio. Certo, molto spesso il bello è più efficace, ma a me quello che interessa dell'arte contemporanea è che mi porta in una dimensione del dubbio, dell'incertezza, dell'interrogarsi e non credere che ci siano risposte definitive.
C'è una figura che ritieni chiave, nel mondo dell'arte contemporanea?
L'emblema dell'arte per me, infatti ha un ruolo importante all'interno del libro, è Mark Rothko, una delle personalità più importanti della storia dell'arte contemporanea. C'è un suo ciclo di lavori fatto con tele completamente nere: dentro quel nero c'è concentrata tutta la violenza del mondo, eppure sembra una presa in giro pensare a un quadro tutto nero.
Arte, ma anche moda: hai inserito Miuccia Prada…
La Fondazione Prada di Milano è, secondo me, il posto più interessante che abbiamo in Italia. Questo mi ha fatto venire la voglia di studiare la figura di Miuccia Prada: ho scoperto che è una grande intellettuale e l'ho messa all'interno di una gag comica, ma del tutto inventata.
Un episodio reale, invece?
Il buco nero di Anish Kapoor: dal vivo è pazzesco, è un nero che riesce a inghiottire la luce, quindi non esiste una cosa più nera di quella. Ed è successo davvero che un turista ci è caduto dentro, perché pensava fosse solo vernice a terra: l'assenza totale di luce annulla la sua dimensionalità, sembra che non ci sia profondità e invece è realmente un buco nero. Qualcuno ci è cascato dentro!
Come si può capire l'arte contemporanea?
In realtà secondo me l'arte contemporanea non va capita, ma per essere affrontata ha sicuramente bisogno di una dose di riflessione. È un invito a riscoprire la lentezza: non tutto va consumato velocemente. Si può affrontare il mondo in una maniera diversa. Chi non la capisce, è perché non c'è niente da capire! Si tratta di leggere quello che gli artisti ci dicono e interpretarlo come meglio crediamo. L'arte contemporanea non è una scienza, è una cosa totalmente arbitraria, non è inaffrontabile o lontana: attraverso il libro dico questo.
Se non va capita, come ci si può almeno avvicinare?
Non va affrontata con dei complessi: questo è il punto principale. Bisogna avere la mente aperta: l'arte contemporanea è una questione meditativa, ti devi prendere il tempo necessario.