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Una donna nuda suona la campana alla Biennale di Venezia 2026, Ballario: “Obbligata ogni ora a diventare un oggetto”

Fanpage.it ha chiesto a Nicolas Ballario come mai quest’anno si parla così tanto della Biennale, perché è virale sui social e cosa vale davvero la pena vedere.
Intervista a Nicolas Ballario
critico d'arte e curatore
A cura di Giusy Dente
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Padiglione Austria
Padiglione Austria

Una donna nuda dentro una campana usa il proprio corpo per suonare i rintocchi che scandiscono la nuova ora: è una delle immagini simbolo della Biennale di Venezia. Foto e video della performance sono virali e il relativo padiglione, quello dell'Austria, è preso letteralmente d'assalto da giorni, come testimoniano le lunghe file. Ma quest'anno la discussione attorno all'esposizione non riguarda solo l'ambito strettamente artistico, che coinvolge gli appassionati, gli esperti del settore, chi si occupa di cultura. Le dimissioni della giuria, l'esclusione di Russia e Israele dai premi, la partecipazione della Russia, la lettera aperta di curatori e artisti: la situazione geopolitica ha influito molto, incrementando l'interesse generale, anche di chi è solitamente meno inserito nel mondo del design. Tutto questo ha aperto un ampio dibattito sul rapporto tra politica, cultura e istituzioni internazionali; si è acceso un faro sul filo che collega l'arte e le "urgenze del nostro tempo". In Minor Keys è il tema di quest'anno: un riferimento alle tonalità minori della musica, che vuole essere un focus sull'emotività più profonda, su ciò che viene custodito al di sotto del rumore sovrastante prodotto dallo scorrere incessante della vita. Ogni artista ha dato la sua interpretazione, proponendo la propria visione nel rispettivo padiglione nazionale. Fanpage.it ha chiesto a Nicolas Ballario cosa vale la pena visitare quest'anno e come mai c'è questo rinnovato interesse, che ha reso la Biennale 2026 così virale anche sui social, di più rispetto al passato.

Padiglione Giappone
Padiglione Giappone

Siamo davanti a un'edizione della Biennale più virale delle precedenti?

Questa edizione della Biennale è effettivamente più virale e lo è di sicuro perché le questioni geopolitiche hanno acceso una luce. Dell'arte contemporanea non gliene frega mai niente a nessuno, ma questa volta è finita nel tritacarne mediatico per le questioni legate al padiglione russo. Quindi c'è stata sicuramente un'attenzione mediatica maggiore: prima se ne occupavano soltanto le pagine culturali più di settore, invece quest'anno è diventata una Biennale più diffusa, di dominio pubblico. Per quanto riguarda le opere, è una Biennale sulla riga di quella che c'era stata due anni fa. Si chiama In Minor Keys: cerca una chiave per leggere il mondo. Però mentre quella di due anni fa era molto retorica e non mi era piaciuta, questa ha una sottotraccia più gioiosa, ironica, nonostante parli di temi crudi, duri. Trovo che sia più introspettiva, ma meno forzatamente politica. Questo fa sì che sia più riconoscibile: l'arte diventa insopportabile quando cerca un certificato morale. Forse anche per questo motivo sta girando di più.

La donna nuda nella campana è una delle opere più instagrammate, ci sono lunghe file al padiglione…

A me ha messo molto disagio vedere questa donna che una volta all'ora deve uscire e andare a suonare la campana usando il suo corpo. Devo dire che è molto scenografico, forse fa addirittura ridere. Però se pensi che è il corpo di una donna che deve fisicamente battere le ore, fa riflettere: a me ha fatto pensare al ritmo dei tempi di oggi, al tema del lavoro, all'autorità. È una persona obbligata ogni ora a diventare un oggetto, un batacchio: l'ho trovato molto forte.

Padiglione Grecia
Padiglione Grecia

Cosa vale davvero la pena vedere? 

Assolutamente il padiglione Italia. Chiara Camoni non ha voluto fare una cosa spettacolare scenografica, ma ha invece scelto di far parlare l'arte e basta. Entrando nel padiglione si vede una serie di sculture meravigliose che sono poco più alte di noi, non sono dei giganti, però hanno una dimensione innaturale perché sono 30-40 cm più alti di noi, quindi ci mettono un po' di disagio. Sono fatti di gres, di terracotta, di argilla; figure monumentali ma fragili allo stesso tempo. Poi c'è una specie di laboratorio con un tornio dove i visitatori possono fare dei vasi, ma il tornio è allo stesso tempo una consolle da DJ, quindi girandolo emette della musica elettronica e sembra un po' un rave. Quei vasi siamo noi e a me sembra che il rave sia veramente una delle ultime esperienze spirituali presenti in Europa dove c'è la gente che forse non cerca Dio, ma cerca una coesione collettiva e quindi ho trovato che anche quell'aspetto lì sia molto forte. È un padiglione discreto e per questo sofisticato e bellissimo.

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