Nella mostra di Cattelan a Berlino c’è Hitler in ginocchio, Ballario: “Nella Germania dei nuovi nazismi è potente”
Si intitola Night: è la prima grande mostra personale in Germania di Maurizio Cattelan, da poco inaugurata e aperta al pubblico fino al 7 marzo 2027 alla Neue Nationalgalerie. Dire "notte" significa richiamare parole come buio, mistero, oscurità. E in effetti il tono che mantiene l'esposizione è volutamente ambiguo, destabilizzante e anche se non si direbbe apre comunque a una forma di speranza. Perché in fondo, dopo ogni notte torna sempre la luce del mattino. Il filo conduttore tra tutte le opere esposte è proprio l'assenza di certezze e di chiarezza, che è poi ciò che caratterizza il nostro tempo, in cui si è costantemente in bilico e si vacilla a ogni passo, senza sicurezza alcuna. Il progresso e la tecnologia ci spingono avanti, eppure certi echi storici continuano a farsi sentire dal passato; non si riesce a spegnere certe voci, che per quanto flebili fanno ancora presa. Ecco perché risulta particolarmente potente vedere Hitler bambino in ginocchio, in un momento storico in cui la Destra avanza. Him, questo il titolo dell'opera, è una delle 17 esposte: ci sono sia nuove commissioni che opere di successo degli ultimi trent'anni. Nicolas Ballario le ha spiegate a Fanpage.it: tutte affrontano temi come la religione, la morte, il rapporto con la storia.
Qual è il rapporto di Cattelan con Berlino?
Devo dire che il rapporto è azzeccatissimo, soprattutto adesso, visti i risultati delle elezioni, anche se Cattelan non poteva saperlo. In una Germania dove i nuovi nazismi stanno risorgendo, lui mette al centro di questa architettura Marble, un'aquila abbattuta: è una cosa innaturale. Nessuno di noi pensa a un'aquila abbattuta, che sia quella dei monumenti in marmo che sia quella che vola in natura. L'aquila non è un animale a cui solitamente si pensa in questo modo.
Che significa esporre "Him" oggi?
Fare una mostra del genere, mettendo Hitler inginocchiato al centro del grande spazio, devo dire che è particolarmente calzante. Poi tieni conto che prima di Him, quando si entra si incontra Purgatory, una finta porta di Brandeburgo: quindi già si deve passare attraverso un luogo simbolico, che evoca certe questioni di conquista. Appena si oltrepassa questa porta, c'è un'altra opera: All. Sono nove sculture di marmo che sembrano corpi morti ricoperti da un lenzuolo bianco. Viene immediato pensare alla violenza dei morti in mare: quando i corpi dei migranti riemergono dalle acque, li coprono con un lenzuolo. Vedere questi corpi senza vita vicini a Hitler è di una potenza inaudita.
Anche se il XX secolo ce lo siamo lasciato alle spalle, Novecento ci parla ancora?
È un cavallo appeso al soffitto: ha le zampe allungate come nella tensione a voler toccare terra. È una sorta di assurda teoria dell'evoluzione, per cui anziché sviluppare le ali, come i cavalli nella mitologia, questo cavallo volesse invece arrivare a terra. Invece non ci arriva: è un simbolo di impotenza. Viceversa, dall'altra parte c'è Pentecost: un asino che viene sollevato.
Qual è il filo conduttore che lega tutte queste opere che hai citato?
È veramente un'esposizione che parla di fallimento, di morte: ci mostra la paura del futuro. Cattelan è un artista che abbiamo sempre cercato di mettere nella gabbia dell'ironia, della provocazione. E invece non è solo questo. Questa mostra genera inquietudine: viviamo nella paura costante, nel senso del fallimento. È una mostra che in qualche modo modo annulla la vita. Pensa a Dust: è un estintore in cui Cattelan ha messo le ceneri di un suo amico. Mi viene da pensare che lui come individuo e come artista stia in qualche modo cercando di annullarsi, stia cercando di sparire, di diventare quella polvere che è nell'estintore. Anche We: un letto dove sono adagiati due corpi identici. Mi viene da pensare che in qualche modo Cattelan abbia il desiderio di sdoppiarsi in modo da potersi vedere morto.