Francia contro ultra fast fashion, tasse fino a 12 euro su ogni capo: i marchi che rischiano il malus
Si aggiunge un altro tassello alla lotta dell'Europa contro l' ultra – fast fashion, termine con cui ci si riferisce all'operato di aziende come Shein e Temu, che producono e commercializzano capi d'abbigliamento a prezzi bassissimi e a ritmi forsennati. Dopo la tassa di 3 euro su i pacchi di origine extra-europea dal valore inferiore ai 150 euro, introdotta lo scorso 1° luglio dall'Ue, questa volta è il governo francese ad attivarsi per arginare la minaccia ecologica della moda usa e getta. Il provvedimento, entrato in vigore nella giornata di martedì 2 settembre, prevede che alle aziende venga addebitata una tassa sul singolo prodotto qualora venisse stabilito che quest'ultimo sia stato commercializzato in condizioni di ultra-fast fashion.
Come viene applicato il nouvo "malus"
L'ammontare del cosiddetto "malus" verrà stabilito a seguito di una valutazione, che verrà eseguita dall'agenzia pubblica Refashion e terrà in considerazione una serie di fattori. Tra i vari aspetti presi in analisi non c'è solo il volume di prodotti messi in commercio, ma viene data grande attenzione anche a fattori qualitativi alla possibilità riparare in maniera semplice e conveniente del capo d'abbigliamento in questione. L' agenzia si assicurerà dunque che sul territorio siano presenti centri di riparazione facilmente reperibili e, soprattutto, che il prezzo del prodotto non sia tanto basso da renderne più vantaggiosa la diretta sostituzione.
Una tassa che varierà da 50 centesimi fino a 12 euro
In base al punteggio ottenuto a seguito della valutazione, la tassa potrà variare dai 50 centesimi ai 12 euro, ma comunque non potrà superare il 50% del prezzo del prodotto. Tuttavia, il governo francese fa sapere che, a partire dal 2030, il valore massimo del "malus" aumenterà gradualmente fino a raggiungere i 19 euro. Quale possa essere un'eventuale ricaduta di tutto questo sui consumatori è solo ipotizzabile, dal momento che le aziende potranno scegliere in autonomia di quanto alzare i prezzi per compensare i costi aggiuntivi.
Quali potrebbero essere le aziende più colpite
Le critiche non sono mancate, in particolare quelle che vedono in queste nuove misure un attacco indiretto alla concorrenza sempre più ingombrante dei colossi asiatici del fast fashion. Osservando i parametri che determinano l'applicazione del "malus" le prime aziende che saltano alla mente sono aziende come le cinesi Shein e Temu, note per vendere capi d'abbigliamento e altri prodotti a prezzi bassissimi e metterne di nuovi sul mercato in quantità esorbitanti. I circa 700.000 nuovi capi commercializzati da Temu in un anno e quelli di Shein, che superano il milione e mezzo, sono un'infinità rispetto a quelli di Zara, H&M e Primark, che introducono nuove collezioni a un ritmo meno serrato. Questo suggerisce che le aziende europee verranno intaccate solamente in minima parte dalla nuova legge francese. La prima a puntare il dito sul governo francese è tata proprio la Cina, che ha bollato la nuova legge come un atto discriminatorio e ne ha intimato l'abolizione immediata minacciando ritorsioni. Anche diverse associazioni ambientaliste hanno espresso perplessità, suggerendo che si tratti più di una mossa volta ad agevolare il commercio occidentale piuttosto che al bene del pianeta. Il governo francese ha risposto assicurando che norme più generali sono già in fase di sviluppo.
Misure in arrivo anche in Italia
Infine, per quanto riguarda l'Italia, il nostro Paese potrebbe essere il prossimo a vedere introdotte misure per contrastare l'impero del fast fashion. In realtà, già dal 1° luglio avrebbe dovuto essere introdotto un contributo nazionale di 2 euro per ogni piccolo pacco proveniente da paesi extra-europei, da aggiungere alla tassa di 3 euro introdotta dall'Ue. Tuttavia, la misura è stata rinviata al 1° ottobre per evitare che il provvedimento italiano e quello europeo entrassero in vigore lo stesso giorno, ma anche per via delle preoccupazioni espresse dalle imprese della logistica, che temevano che i traffici venissero dirottati verso altri Paesi europei.