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Dal 19 luglio stop alla distruzione degli abiti invenduti: cosa cambia per le imprese con il nuovo regolamento

Da oggi 19 luglio entra in vigore il divieto europeo di distruggere gli abiti e gli accessori invenduti per le grandi aziende della moda. La nuova norma punta a ridurre gli sprechi, favorire il riuso e rendere il settore più sostenibile.
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Scatta da oggi, 19 luglio, un nuovo obbligo per le grandi imprese della moda in Europa: è ufficialmente vietato distruggere gli abiti, gli accessori e le scarpe invenduti. La misura è prevista dal Regolamento Ue 2024/1781, che introduce una serie di norme per rendere i prodotti più sostenibili e ridurre l’impatto ambientale lungo tutto il loro ciclo di vita. L’obiettivo è limitare gli sprechi, favorire il riuso, il riciclo e la redistribuzione degli indumenti ancora utilizzabili, contrastando una pratica che negli ultimi anni ha contribuito ad aumentare il problema dei rifiuti tessili, tra i più inquinanti del mondo. Secondo i dati diffusi da Assoutenti, infatti, ogni anno in Europa viene distrutto circa il 9% di prodotti tessili prima ancora di essere utilizzati.

Nuove regole e obbiettivi

Le nuove disposizioni europee introducono innanzitutto maggiori obblighi di trasparenza per le aziende della moda, che dovranno fornire informazioni più dettagliate sulla gestione dei prodotti invenduti e sulle modalità con cui vengono trattati. Il regolamento prevede inoltre il divieto di distruzione degli abiti, degli accessori e delle scarpe rimasti in magazzino per le grandi imprese, mentre in futuro, a partire dal 2030, le restrizioni saranno estese anche alle medie imprese; rimangono escluse per ora quelle piccole. L’obiettivo è spingere il settore verso un modello più circolare e soprattutto sostenibile, in cui i capi non venduti possano trovare una seconda vita attraverso il riuso, la rivendita, la donazione o il riciclo, invece di finire direttamente tra i rifiuti. Una svolta che punta a ridurre l’impatto ambientale della moda e a modificare un sistema basato sulla sovrapproduzione.

I dati di Assoutenti

A sottolineare la portata del fenomeno è anche Assoutenti, che ha sottolineato come lo spreco nel settore tessile rappresenti ancora un problema troppo rilevante in Europa. Secondo i dati citati da Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, fino al 9% di tutti i prodotti tessili immessi sul mercato vengono distrutti prima dell’uso, per un totale annuo che può arrivare a 594 mila tonnellate di tessuti. Una quantità indubbiamente enorme che, secondo l’associazione, genera emissioni di CO₂ pari a circa 5,6 milioni di tonnellate. Un altro elemento riguarda gli acquisti online, il cui tasso medio di reso per gli abiti acquistati è stimato al 20%, ossia un capo su cinque venduto online viene restituito. Con le nuove regole, secondo il presidente di Assoutenti, le aziende della moda non potranno più eliminare prodotti ancora utilizzabili, ma dovranno recuperarli attraverso la vendita, il riuso o la donazione. Una scelta che potrebbe portare vantaggi sia all’ambiente sia ai consumatori, che potranno trovare sul mercato capi e scarpe a prezzi più accessibili.

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