Shein fa causa a Temu: l’accusa è violazione di copyright, la piattaforma avrebbe copiato oltre 2000 foto

Il fast fashion continua a crescere, ma insieme ai prezzi bassi aumentano anche le polemiche soprattutto su sostenibilità, diritti dei lavoratori e poi anche proprietà intellettuale. Negli ultimi anni due nomi hanno dominato il settore dell’ultra fast fashion globale, Shein e Temu, piattaforme cinesi capaci di conquistare milioni di consumatori grazie a capi e accessori venduti a costi minimi e con una velocità di produzione senza precedenti. Ora i due colossi si ritrovano nuovamente uno contro l’altro in tribunale. Shein ha infatti avviato una causa presso l’Alta Corte di Londra accusando Temu di violazione di copyright su scala industriale, in quella che rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una battaglia legale già approdata anche negli Stati Uniti.
Le accuse di Shein contro Temu
Secondo Shein, Temu avrebbe utilizzato migliaia di fotografie originali scattate dai dipendenti della piattaforma per pubblicizzare prodotti molto simili ai capi venduti da loro. L’accusa sostiene che Temu abbia cercato di sfruttare la notorietà già consolidata di Shein per ottenere un vantaggio competitivo nel mercato del fast fashion online. L’avvocato di Shein, Benet Brandreth, ha parlato di una violazione del copyright su scala industriale, accusando la piattaforma concorrente di non aver contestato adeguatamente parte delle accuse. Temu avrebbe infatti rinunciato a difendersi rispetto a quasi 2.300 fotografie oggetto della causa. La disputa si inserisce in un contesto già segnato da numerose accuse di plagio e appropriazione di design rivolte all’intero settore dell’ultra fast fashion. Negli anni, infatti, anche Shein è stata criticata e citata in giudizio da brand indipendenti e grandi aziende per presunte copie di design e prodotti.
La risposta di Temu e il processo a Londra
Temu respinge le accuse e sostiene che la causa intentata da Shein sia un tentativo sleale di limitare la concorrenza. La società, controllata da PDD Holdings, ha presentato quindi una controquerela chiedendo un risarcimento danni dopo essere stata costretta a rimuovere migliaia di inserzioni. Inoltre, Temu accusa la rivale di aver imposto accordi di esclusiva ai fornitori, ostacolando la libera concorrenza nel settore del fast fashion. Il processo londinese, destinato a durare due settimane, potrebbe avere conseguenze importanti non solo per le due aziende, ma anche per l’intera struttura dell’e-commerce globale. Ad ogni modo, sia Shein sia Temu, così come le altre aziende di fast fashion, continuano a essere osservate con maggiore attenzione dalle autorità internazionali, che si preoccupano di far rispettare gli standard di sostenibilità ambientale e i diritti umani dei lavoratori coivolti.