Vincenzo in moto verso l’Asia: “Ho chiuso la mia attività per scoprire chi sono e reinventarmi”
Anche tu hai fatto un viaggio avventuroso o hai una storia di viaggio da raccontare? Condividila con noi cliccando qui.
Prendere la moto e partire, godersi il viaggio senza pensare soltanto alla destinazione finale, cercando di dare un senso profondo a quei chilometri: è così che viaggia Vincenzo Pisciotta. Per lui non si tratta di andare da un punto all'altro: conta ciò che c'è nel mezzo, le sfide che raccoglie, il modo in cui si mette alla prova, quel continuo scoprire nuovi lati di sé mentre, al tempo stesso, incontra nuovi paesaggi e nuove culture. Quando l'ho raggiunto al telefono, Vincenzo era in Russia: a Fanpage.it ha raccontato questa avventura in cui si è lanciato da qualche mese. Dalla sua Sicilia è già passato attraverso diversi Paesi, avventurandosi tra strade remote, deserti, montagne. Con sé ha tutto il necessario per campeggiare, per destreggiarsi al meglio in strada: perché gli imprevisti sono sempre in agguato e lui lo sa bene. Ma è proprio questo a entusiasmarlo: il poter vivere ogni giorno qualcosa di diverso e inaspettato, qualcosa di fuori dall'ordinario, qualcosa che non contempli la routine. In nome di tutto questo è stato disposto a sacrificare la sua attività commerciale. L'ha chiusa ed è partito, senza voltarsi indietro, guardando dritto davanti a sé, andando verso qualunque cosa la vita e questo viaggio gli riservano.
Vincenzo sei sempre stato un viaggiatore o hai scoperto da poco questa passione?
Viaggio da quando ero ragazzino, spinto da una grande curiosità che ancora oggi continua a guidarmi. Mi piace guardare il mondo da più punti di vista, farmi una mia opinione sulle cose e scoprire, ogni volta, che esistono infiniti modi di vivere la vita. Che quello che consideriamo "normale" spesso non è altro che una nostra abitudine.
Quando è entrata la moto nella tua vita?
Circa sette anni fa ho scoperto la passione per la moto: ha rivoluzionato completamente il mio modo di viaggiare. Ho smesso di andare semplicemente da un punto A a un punto B. Ho iniziato ad assaporare tutto ciò che sta nel mezzo: gli incontri, i paesaggi, i cambiamenti di clima, la natura, gli imprevisti e tutte quelle piccole cose che spesso, nella vita di tutti i giorni, ci dimentichiamo persino di osservare. Quando fai viaggi del genere non vai per una destinazione, perché il viaggio in sé è la destinazione, l'inaspettato che ti succede ogni giorno. Il viaggio in moto ti regala tantissimo, ma allo stesso tempo ti mette continuamente alla prova. E forse la prova più importante è proprio quella con te stesso. Il viaggio in moto ti dà un'estrema libertà sia in fatto di movimento sia di esperienza; mentre guidi il territorio cambia, gli odori cambiano, anche il meteo cambia. Due ore fa ero sotto un acquazzone, adesso sono sotto il sole.
Che viaggi hai fatto fino a ora?
Ho esplorato la Francia, parte della Spagna, i Balcani, il Nord Africa, la Turchia, la Georgia e l’intera Scandinavia fino a Capo Nord. Sempre in solitaria e in stile overlander.
Dove ti trovi in questo momento?
Sono in Russia. Sono partito da Montelepre i primissimi di agosto, da solo in moto. Sono andato a prendere la nave a Bari, ho fatto Grecia, Turchia, Georgia, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tajikistan, Kirghizistan, poi di nuovo il Kazakistan. Adesso sono di nuovo in Russia, uscirò dalla Lettonia per rientrare pian piano verso l'Italia. Rientrerò a metà ottobre.
Che difficoltà hai incontrato in questa avventura?
Una delle più importanti è stata un incidente stradale in Tajikistan: un'auto mi ha improvvisamente tagliato la strada e sono stato sbalzato in avanti. Fortunatamente ne sono uscito praticamente illeso, con qualche graffio, mentre la moto ha riportato danni importanti. Ho dovuto fermarmi una settimana a Dushanbe, aspettando i ricambi arrivati dalla Russia, prima di poter ripartire. E poi c’è stata la Pamir. È stata qualcosa di meraviglioso e arduo allo stesso tempo. Ho percorso il versante sud, lungo la Wakhan Valley e il confine con l’Afghanistan, con l'Hindu Kush sullo sfondo. Strade che a tratti quasi non esistevano, intere giornate su sterrati impegnativi, spesso oltre i 4.000 metri di quota, con il freddo e i sintomi dell’altitudine che iniziavano a farsi sentire. Ma ne è valsa assolutamente la pena. Potrei raccontarti altre mille disavventure. I viaggi in moto di lungo raggio ne sono pieni. Alla fine, però, credo che tutto stia nel modo in cui impari a gestirle: nell'esperienza che accumuli viaggio dopo viaggio e in ciò che ogni situazione precedente ti ha insegnato.
Il momento più bello invece?
I momenti più belli per me sono quasi sempre riconducibili a tre cose. Gli incontri con le persone che incroci lungo il cammino e che, anche solo per poche ore, finiscono per lasciare qualcosa. Quei momenti completamente immersi nella natura, quando non c’è più nulla intorno se non il silenzio e la sensazione di essere completamente nelle mani degli elementi. E infine tutto ciò che, in un modo o nell’altro, mi ha permesso di conoscere un po' meglio me stesso.
Cosa hai portato con te per questi mesi in giro per il mondo in moto?
Con me ho tutto il necessario, quindi un minimo di abbigliamento tecnico, ricambi e utensili per la manutenzione della moto, tutto il kit per il campeggio e quello che mi serve per cucinare. Se sono in una città magari mi trovo un ostello, però se sono fra i boschi o fra le montagne piazzo la tenda. Io faccio dei viaggi molto low budget. Con la tenda non spendo nulla e poi la benzina fuori dall'Italia costa molto meno. Per cucinare spesso mi fermo in qualche mensa oppure cucino io col fornello da campo. Poi ci sono i visti, l'assicurazione sanitaria e naturalmente un budget per gli imprevisti.
Per partire immagino tu abbia dovuto sospendere il lavoro…
Avevo un'attività artigianale. Ho scelto di chiuderla per concedermi un viaggio ancora più profondo e, soprattutto, per lasciarmi travolgere dalla casualità delle cose, cercando di prendere sempre il meglio da ciò che arriva. Chissà, forse un giorno la riaprirò. O forse mi ritroverò dall'altra parte del mondo a fare qualcosa che oggi non riesco nemmeno a immaginare. La vita va presa a morsi e io, di vita, ne ho una gran fame. Per quanto ami il mio lavoro e tutto ciò che ho costruito negli anni, c'è sempre quella curiosità che continua a chiedersi: cos'altro potrei essere e cos'altro potrei diventare? E per scoprirlo, prima o poi, devi andare là fuori. Devi darti la possibilità di perderti un po', di metterti alla prova, di riscoprirti e, magari, di reinventarti.