Luca, 7.800 chilometri a piedi con due malattie autoimmuni: “Mi sono rialzato superando le difficoltà”
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Dal 18 maggio 2025 al 30 agosto 2026, 470 giorni in cui Luca Terenziani ha percorso a piedi il Sentiero Italia. Circa 7.800 chilometri e 300.000 metri di dislivello positivo, attraversando l’intero arco alpino e la dorsale degli Appennini. Oltre a tutte le difficoltà di un'avventura simile, con lui c'erano anche due compagni di viaggio che nessuno vorrebbe: una colite ulcerosa di cui Luca soffre da anni e la spondiloartrite, una seconda malattia autoimmune che l'ha colto proprio a metà del suo cammino. Sono arrivati dunque tre mesi di stop in attesa di accertamenti, durante i quali, però, Luca non ha pensato nemmeno per un secondo di fermarsi, anche grazie alla sicurezza datagli da uno staff medico di alto livello trovato grazie a Facebook. Luca ha ha voluto raccontare a Fanpage.it la storia di un successo che porta con se tutta la gratitudine verso le persone conosciute nei momenti di difficoltà, che gli hanno dato la forza per andare avanti.
Da cosa è nata la decisione di intraprendere questo lungo cammino?
Io venivo da 14 anni di agonismo, durante i quali ho corso in montagna e su strada. Dopo essermi ritirato dalle competizioni, per un po' di tempo ho gestito il negozio del mio sponsor, ma quando ho perso il lavoro ho deciso di preparare il Sentiero Italia. Me ne avevano parlato, mi consigliavano di farlo tutto in un colpo. Quindi ho iniziato a prepararmi.
In cosa consisteva l'allenamento?
Ho affrontato un anno e mezzo di preparazione, con 12 cammini lunghi circa 200 chilometri. A questi, poi, ho aggiunto anche 30 escursioni giornaliere. La cosa importante è abituarsi fin da subito al peso che hai intenzione di portarti dietro. Tra tenda , cibo e attrezzatura camminavo con circa 18 chili sulle spalle, a volte anche 20, perché mi capitava di fare traversate di 4 giorni senza incrociare nemmeno un paese, quindi servivano più viveri.
Una volta in viaggio, come eri organizzato?
Sono partito il 18 marzo 2025 dal Friuli Venezia a Giulia. Non avevo tappe prestabilite, vivevo alla giornata. Sull'arco alpino facevo anche tratti da 20 o 30 chilometri, poi piantavo la tenda dove mi diceva l'istinto e il più delle volte erano punti meravigliosi.
I problemi fisici, invece, quando si sono presentati?
Il 20 ottobre 2025, al passo di Due Santi. Avevo appena finito di percorrere i Monti Liguri ed ero entrato in Toscana, da due o tre giorni mi facevano male il gluteo e l'osso sacro. All'inizio pensavo fosse il nervo sciatico, ma per essere sicuro ho pubblicato un post su Facebook descrivendo i miei sintomi. Dicono che i social non servono a niente, ma a me hanno aiutato a trovare uno staff medico incredibile. Una fisioterapista che cura atleti di serie A aveva il suo centro medico a 30 km da dove mi ero fermato e mi ha detto di andare da lei a fare una risonanza. È stato li che mi hanno trovato un'edema vicino all'osso sacro.
Come si è evoluta la situazione?
Sono stato fermo per tre mesi in Toscana. Tramite la fisioterapista ho conosciuto Andrea Bisciotti, l'ortopedico dell'Inter. Ha detto che la colite ulcerosa di cui soffro da 12 anni si era risvegliata e mi aveva portato a sviluppare una spondiloartrite, una malattia autoimmune che mangia le ossa della schiena e intacca anche i tendini. Non ho mai pensato di fermarmi, i medici che mi seguivano mi hanno dato una grande sicurezza. Sono rimasto sempre lì in Toscana in attesa degli ultimi accertamenti e dell'arrivo dei farmaci, ma già avevo ripreso ad allenarmi con fisioterapia e cammini di allenamento. Sono ripartito il 31 gennaio 2026, dallo stesso punto in cui mi ero fermato.
Come è cambiato il tuo modo di affrontare il viaggio da quel momento in poi?
Il cambiamento più grande è stato sicuramente dal punto di vista logistico. I farmaci me li spedivano dall'Humanitas di Milano una volta al mese, e ogni volta tramite i social mi informavo su dove avrei potuto farli recapitare nei paesi che avrei attraversato. L'altra difficoltà era tenere le medicine alla temperatura indicata di 25 gradi, quindi dovevo reperire anche del ghiaccio ogni volta. Quando sono arrivato in Sardegna ero preoccupato, perché faceva molto caldo e avrei dovuto affrontare un cammino di quattro giorni senza passare per centri abitati. Il mio staff medico, però, mi ha tranquillizzato dicendomi che questi farmaci hanno un margine di qualche giorno in cui, anche se vengono esposti a temperature leggermente più alte, non succede nulla.
Quali sono i momenti più adrenalinici che ricordi di questa avventura?
Al Sentiero Italia classico ho aggiunto delle varianti più personali. Ad esempio, quando mi sono trovato vicino ad Alagna, ho deciso di fare una scappata a Capanna Margherita, sul Monte Rosa, un luogo in cui mi promettevo di andare da tempo. Sono salito senza usare la funivia e quando sono arrivato a 4.500 metri è stato incredibile.
Su Instagram ti fai chiamare "Jesus", come mai questo soprannome?
È nato quando facevo ancora le gare di corsa. Porto i capelli e la barba molto lunghi e allora, quando mi vedevano tagliare il traguardo, gli speaker mi chiamavano "Jesus" per sottolineare la somiglianza. Su Instagram l'ho tenuto aggiungendo "la rinascita", perché involontariamente è diventato un simbolo di come mi sono rialzato dalle difficoltà.