Il “gran rifiuto” al Met Gala di Bezos e dei miliardari: assenti Zendaya, Bella Hadid e il sindaco Mamdani

La lista degli invitati al Met Gala viene tenuta top secret fino alla fine: difficile, dunque, sapere con certezza i nomi dei partecipanti a quello che è sempre stato uno degli eventi più esclusivi per lo star system, nel mondo dell'arte e della moda. Alcune celebrity sono ospiti fisse, hanno abituato il pubblico alla loro presenza sul fatidico carpet, con look sfarzosi e degni di nota. Alcune di queste erano, infatti, presenti anche quest'anno: Rihanna per esempio, che edizione dopo edizione non smette di imporsi coi suoi outfit spettacolari. Eppure quest'anno qualcosa è andato storto. C'erano tanti volti noti, certo, c'è stato il ritorno in passerella di Beyoncé dopo 10 anni, eppure è stato impossibile non notare alcune pesanti assenze.
Nei giorni scorsi, una fonte aveva rivelato che erano stati venduti meno biglietti rispetto al passato e questo aveva costretto gli organizzatori ad abbassare i prezzi, quasi a svendere i ticket. La crisi del Met Gala si è effettivamente palesata sul carpet, ma anche all'esterno, dove non sono mancate le proteste. Di base il fattore scatenante è uno: la presenza di Amazon come main sponsor.
Jeff Bezos e la moglie Lauren Sánchez quest'anno non sono stati semplici ospiti, ma hanno finanziato l'evento, ribattezzato il Billionaires' Gala in veste di presidenti onorari (accanto ad Anna Wintour). Per questo a New York si sono susseguite proteste da parte di associazioni e sindacati: hanno boicottato l'evento tappezzando la città di manifesti e striscioni. Il gruppo EveryoneHatesElon come promesso si è fatto sentire. Il motivo? Come hanno dichiarato sui social: "Bezos è uno dei sostenitori miliardari di Trump. Amazon aiuta l'ICE e costringe i lavoratori alla povertà".
Dopo le manifestazioni a Venezia in occasione del matrimonio del miliardario, stavolta i manifestanti hanno posizionato centinaia di bottigliette in miniatura di finta urina all'ingresso del Met, riferendosi alle condizioni di lavoro dei dipendenti di Amazon. Questi ultimi hanno detto di dover sottostare a ritmi e condizioni di lavoro non sostenibili, senza neppure la pausa per andare in bagno.

Il ruolo di Bezos e il coinvolgimento di Amazon potrebbero aver avuto un ruolo anche nelle varie defezioni, oltre che nei disordini in città. Era assente Bella Hadid, modella che si è spesso espressa su temi politici e sociali. Era assente Zendaya, che tutti invece aspettavano sul carpet; non si è vista Meryl Streep. Sarah Paulson, invece, ha sfilato con una banconota a mo' di occhiali sul viso: gli occhi coperti delle persone ricche disposte a ignorare cosa succede al di fuori della loro bolla. Pesante anche l'assenza del sindaco di New York.
Zohran Mamdani e sua moglie hanno disertato la serata. Non accadeva da 25 anni che un'istituzione così importante non si presentasse, era una consuetudine consolidata. Invece di dare visibilità all'evento, ha invece spostato l'attenzione, dedicando spazio più che alle celebrità a chi, lavorando dietro le quinte, consente le loro passerelle e rende tutto possibile. Sui social ha scritto: "Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla più grande serata della moda noi guardiamo al tessile, al commercio al dettaglio e ai lavoratori delle scorte che mantengono l'industria in funzione". Ha quindi dato spazio a "Work of Art – Turning the lens on the workers that power fashion", il progetto che reclama diritti sindacali e racconta storie operaie.

Per questo stilisti indipendenti e sindacati del settore hanno organizzato il Ball Without Billionaires, una sorta di contro-evento: una sfilata a Gansevoort Plaza in risposta al Met Gala dei miliardari, con tanto di dress code. Gansevoort Plaza centinaia di lavoratori, attivisti e sostenitori hanno dato vita a una sfilata che ha reinterpretato il tema ufficiale del Met Gala in chiave politica. "Fashion is Art" è diventato "Labor is Art", per reclamare condizioni più umane nell'industria e per sottolineare il lavoro creativo delle persone, da non sottovalutare né svilire. Hanno sfilato anche lavoratori ed ex dipendenti sia di Amazon che di Whole Foods Market (che fa sempre parte del gruppo Amazon), oltre che del The Washington Post (anch'esso di proprietà di Bezos). Chiarissimo il loro messaggio: se ci sono i soldi per finanziare il mega evento allora esistono fondi anche per salari dignitosi.