
Noi italiani siamo famosi per poche cose, ce la cantiamo e ce la suoniamo molto spesso, ma nel mondo poche cose davvero ci caratterizzano. Una di queste è la capacità farsesca di gestire le grandi questioni. In questo senso all'estero pensano soprattutto a come ci siamo presentati e ci siamo poi mossi durante la Seconda Guerra Mondiale, ma anche l’attuale vicenda del ct della Nazionale di calcio maschile non è male per definirci.
Negli ultimi giorni i momenti che hanno saputo richiamare la nostra grande letteratura umoristica non sono mancati, con frasi buttate lì all’Achille Campanile e situazioni sceniche intricate alla Benni. Però l’autore, anzi gli autori che meglio di tutti potrebbero raccontare questi giorni sono i Wu Ming del “Benvenuti a sti frocioni” e spero che prendano la penna per farlo.
Cosa è successo? Era successo che si stava facendo tutto per bene, si stava davvero dando una sterzata almeno al mondo della Nazionale. Maldini e Leonardo a organizzare un progetto con due timeline diverse, una per cui venivano richiesti risultati di media entità (un discreto Europeo e una qualificazione ai Mondiali 2030) e un’altra per la costruzione di un intero sistema di scouting e sviluppo del talento nazionabile dentro e fuori dall’Italia della durata di oltre dieci anni.
Il tentativo di Maldini e Leonardo per Pep Guardiola
Chi poteva essere l’uomo perfetto per un progetto a doppia velocità del genere da un punto di vista tecnico? Josep Guardiola i Sala, uno dei pochi allenatori al mondo che potrebbe davvero ricostruire “il calciatore” italiano dalla base, per portarlo almeno al livello di calcio oggi praticato nel mondo. Tutto sembrava perfetto e così scialbamente italiano, decisioni e uomini giusti, vedi che allora quando il problema è grande e quando vogliamo sappiamo risolverlo bene. Certo, non come i tedeschi che in due giorni hanno preso Klopp però anche noi ci sappiamo dare una mossa.
Appena l’anima della nazione ha pensato questo, preparandosi a un agosto finalmente sereno (tranne una minima parte, ancorché rumorosa, che ancora narra la bellezza del calcio di una volta, difesa e contropiede, fattibile per loro serenamente anche nel 2026 e oltre), ecco che il bel sogno si è disintegrato.
Il piano B era Andrea Pirlo, saltato per il sito di scommesse russo
Guardiola ha detto no, Maldini e Leonardo hanno virato con decisione incontrastabile su Pirlo, Pirlo è saltato perché sponsorizza un sito di scommesse russo, Maldini e Leonardo non ci sono stati e si sono dimessi anche loro. In un attimo, mentre già immaginavamo Guardiola a dirigere allenamenti a Coverciano, coinvolgendo i calciatori di prima squadra ma anche allenatori e giovanissimi calciatori per diffondere il suo insegnamento. Maldini guardare dalla linea laterale pensando a quale calciatore dodicenne avrebbe avuto la possibilità di crescere e arrivare un giorno a giocare un Mondiale.

Leonardo magari in Brasile o in Venezuela per scovare nazionabili azzurri da convocare subito e Malagò sorridente nel suo ufficio di Roma con l’aria condizionata a 18 gradi, ecco che ci ritroviamo soltanto Malagò, oltretutto sudato, che deve capire come risolvere questa situazione ormai farsesca.
L'idea di Pirlo e le differenze con Guardiola al centro del progetto
Gli errori strategici non sono tanti, l’indirizzo era corretto ma è bastato un errore tattico, sulla figura però più importante per far cadere tutto. Le carriere di Maldini e Leonardo anche da dirigenti sono una garanzia (certo, in Europa c’è gente che ha vinto caterve di Champions League, ma i loro curriculum extra campo non sono comunque da buttare via), ma pensare di mettere al centro anche dialettico del progetto delle due timeline Pirlo al posto di Guardiola era a dir poco comico.
Guardiola è il calcio del nuovo millennio, dal 2008 in poi ha rimodellato le idee di Cruijff prima e Sacchi poi, per creare un calcio non solo di avanguardia assoluta (la sua idea ancora non raggiunta ma ci siamo vicini è di giocare solo con centrocampisti. La Spagna ai Mondiali schierava due difensori e un attaccante, poi gli altri erano per l’appunto tutti centrocampisti), ma che è capace di vincere dominando ancora oggi (ancora Spagna in USA).

Guardiola non solo avrebbe sostenuto l’intera infrastruttura con il contenuto, l’esperienza e gli elementi di base tecnica, ma era anche una voce affidabile e inappuntabile se ti parla di progetto e percorso. Avrebbe avuto i suoi detrattori, nell’ecosistema mediale di oggi vince chi contrasta anche le verità più assolute, ma una sua parola pesava troppo per diventare carne da smascello.
L'addio di Maldini e Leonardo
Come pensi di voler sostituire questa forza tecnica e potremmo dire ormai “storica” con Andrea Pirlo? È un errore tattico appunto che non si può fare, al netto dei soldi risparmiati e dell’eventuale amicizia (questa tesi mi solletica pochissimo, il mondo del calcio è così piccolo che sono tutti amici di tutti, anzi spesso gli ex compagni di squadra sono i soli antipatici in giro). Andrea Pirlo è un nome che puoi fare come allenatore da scuderia, nel senso che lo inserisci nel sistema per prepararlo alla successione, ma non ti puoi giocare l’idea o almeno la sensazione di un cambiamento del calcio italiano con un allenatore fino a questo momento (oh, magari in futuro vince tutto, è ancora giovane) inconsistente e si potrebbe dire inesistente come Andrea Pirlo.

Una Nazionale titolata come l’Italia ma allo stesso tempo con un sistema calcistico allo sfascio come il nostro non puoi pensare di rimetterlo in piedi con Pirlo, o almeno con il Pirlo attuale dopo le esperienze fatte fino a questo momento come tecnico.
Se hai (uso il singolare, ma faccio riferimento al duo Maldini-Leonardo) un presidente di Federazione che ti sigilla come l’uomo da cui tutto dovrà ripartire, sei blindato da tutti o almeno la maggior parte degli addetti ai lavori i quali pensano già di approvare ogni tuo richiamo al sacrificio odierno per avere un migliore sistema e una migliore Nazionale domani, non puoi decidere di andartene perché sei legato al nome di Pirlo, sembra come minimo una decisione ottusa perché decine di altri allenatori potevano fare con te quello che Pirlo era in grado di fare. Non si vive solo di piani A, altrimenti saremmo tutti licenziati o dimissionati finanche dalla vita.

Ora che fare? Quale sarà il futuro della Nazionale
E adesso? La farsa, anzi la vera e propria fabula atellana alla Plauto, ecco chi mancava alla convocazione letteraria di cui sopra, come andrà a finire? Molto spesso, soprattutto nelle commedie di Goldoni (altro convocato necessario in questa storia), quello che sembra un disastro si trasforma in un’occasione, la Commedia dell’Arte ce lo insegna. Abbiamo zero aspettative, zero prospettive, zero pensieri di risultati mirabolanti e un parco giocatori nazionabili che potrebbero crescere (vedi Camarda & C).
Se fossi un allenatore desideroso di fare qualcosa di memorabile davvero, io la panchina dell’Italia la considererei. Siamo immobili, farseschi e a volte sembriamo peggio di quello che siamo, ma se c’è chi accende una luce, magari la stanza si illumina di nuovo in un attimo. Si chiude una porta e si apre un portone? Chi lo sa, spesso in Italia è successo questo e anche questa volta il viaggio potrebbe portarci dove non pensiamo di andare.