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Perché tutti hanno paura di diventare CT dell’Italia, il lavoro più facile e difficile del mondo

Il no di Guardiola all’Italia, oltre le motivazioni di natura personale, spiega bene le ragioni del declino inesorabile del nostro calcio, un movimento in caduta libera.
A cura di Jvan Sica
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Allenare la Nazionale di calcio oggi è la cosa più semplice e più difficile che ci sia fra i posti di lavori appetibili nel mondo del calcio, e forse lo immaginava anche Pep Guardiola, fresco di rifiuto alla proposta di diventare nuovo CT. L’Italia salta i Mondiali da tre edizioni consecutive ed è una squadra di medio livello in qualsiasi contesto, capace di perdere contro tutte le prime 100 squadre del ranking FIFA.

Quello italiano inoltre è un movimento in caduta libera, con l’espressione principale, la Nazionale appunto, disastrata, e la principale lega nazionale se possibile messa ancora peggio. La Serie A non ha alcuna identità, non è la lega dove ci sono nuove idee tattiche (anzi, adoriamo chi guarda al passato), non è la lega dove si coltivano giovani interessanti, non è la lega dei campioni (senza la forza economica degli anni ‘80 e ‘90 questo treno è passato da un pezzo), non è la lega delle novità. Insomma, guardare una partita di Serie A, se non sei direttamente coinvolto grazie alla fede calcistica (ormai il tifo di media intensità non basta più, se sei solo tifoso, va a finire che guardi il tennis o giochi alla play), non è quasi più sostenibile.

Una situazione del genere è meravigliosa per chi vuole azzerare tutto e costruire ogni cosa dal nulla, un posto di lavoro perfetto (se molto ben pagato, s’intende, stiamo parlando di uno che dovrebbe ricostruire un movimento multimilionario) per chi ha energie e visioni. E allora perché fra i tanti nomi fatti in queste settimane, fra i tanti prospetti che Paolo Maldini e Leonardo, altre due sicurezze su cui basarsi per fare bene il proprio lavoro, hanno contattato, tutti hanno rifiutato arrivando poi soltanto ad Andrea Pirlo? Perché se è vero tutto quello detto all’inizio è anche vero che essere il CT della Nazionale italiana oggi è al limite del possibile.

Prima di tutto pensando al campo, i calciatori che bisogna allenare adesso e per i prossimi tre-quattro anni sono medi o scarsi (lo hanno ampiamente dimostrato in Nazionale, mi sembra scorretto ripercorrere quello che hanno fatto) e i migliori di questi anni (Di Lorenzo, Barella, Spinazzola, Locatelli, Politano, Retegui) sono in fase calante ed è difficile pensare in un colpo di coda finale. Non si può poi onestamente sperare troppo nel gruppo di nazionabili fra i 19 e i 24 anni. Non ci sono fenomeni evidenti, soprattutto in attacco, c’è qualcuno che potrebbe crescere e alzare il livello, ma quello che abbiamo visto ai Mondiali è inavvicinabile.

Con una squadra del genere un CT della Nazionale, nel nostro caso Pirlo non proprio dotatissimo di assertività dialettica, non dovrebbe fare i soliti proclami che ascoltiamo da venti anni (“Siamo l’Italia, ce la faremo”), ma dire pubblicamente che le prospettive per i prossimi dieci anni sono di alzare leggermente il livello ma non pensare di attaccare le varie Spagna, Francia, Portogallo e così via. I risultati saranno medi e l’unico vero obiettivo sarà qualificarsi ai Mondiali del 2030, se e solo se il destino ci riuscisse a dare un girone o una serie di spareggi più facili (anche se pensare di avere avversari “più facili” di Irlanda del Nord e Bosnia sembra difficile). Ma il nostro sistema accetterebbe un CT onesto che sbatte in faccia a tutti la nostra situazione inadeguata? Accetteremmo con il sorriso Pirlo che dichiara: “Io lavoro per il 2040?”. Pensateci e rispondetevi da soli.

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Oltre a una battaglia del genere persa in partenza, nonostante lo schermo di sicuro fantastico di Paolo Maldini e Leonardo, il nuovo CT della Nazionale dovrà da una parte parlare e fare innovazione e stravolgimenti e allo stesso tempo stare appresso ai vecchi che vogliono giocare ancora all’italiana, alle regole scritte e non scritte di Coverciano, agli altri allenatori di Serie A, ai presidenti di Serie A, per non parlare degli ovvi interventi della politica che per parlare di altro magari si mette anche a parlare terzini e mezzi spazi. Insomma, vi rendete conto che faticaccia.

Ma non è finita qua. Ci sono i media che devono polarizzarsi, altrimenti chi ti segue più. E allora ci saranno quelli che ti appoggiano incondizionatamente, ma soprattutto quelli che sono sempre contro di te, anche perché è il contrasto che fa visualizzazioni. E allora tu mentre sei nel tourbillon di cui sopra, devi dare retta anche all’influencer che urla, al giornalista che fa i video di tre minuti così guadagna due spicci, e i giornalisti in conferenza stampa ti chiedono quello che dicono queste persone, lì poi diventa orrorifica l’intera questione.

Mentre lotti quotidianamente contro queste mezze tacche e sciocchezze, ti dovresti poi occupare di cose serie e lottare anche per l’utilizzo degli under, per il lavoro fatto dai club sui nazionabili, per i prospetti da prendere fuori dall’Italia (mentre qualcuno ti urla all’orecchio: “Non è italiano puro!”), per il percorso dei prospetti giovani (giovani vuole dire 12 anni, chiariamo bene questo concetto), per farli crescere secondo le idee del calcio contemporaneo, creando quasi dal nulla una filiera profondissima e diffusa sul territorio.

Ciliegina sulla torta inoltre, noi, chi guarda dal divano, che nella quasi totalità dei casi a un certo punto di una partita qualsiasi, esclameremo: “Ma siamo l’Italia, cos’è questa roba!”. Conta poco, sia chiaro, ma nell’epoca del rumore di fondo social conta un po’ di più rispetto a prima. Guardiola e Ancelotti, Conte, contattati da Maldini e Leonardo, di fronte a questa faticaccia enorme hanno detto no e i motivi, come visto, sono comprensibili. Ad aver detto sì è stato solo Andrea Pirlo, un allenatore fino a oggi inconsistente e potremmo anche dire inesistente. Un prospetto del tutto simile all'allenatore con cui abbiamo saltato il nostro terzo Mondiale di fila, Gennaro Gattuso.
Se si presenterà il primo giorno con il suo curriculum già a dir poco scarno e con una delle frasi che tanto ci piacciono, del tipo: “Dobbiamo ripartire perché siamo l’Italia”, potete già prenotare allegramente vacanze calcio free per l’estate 2030.

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