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Pep Guardiola rifiuta il ruolo di CT dell’Italia per “motivi personali” con un messaggio nella notte

Guardiola non sarà sulla panchina dell’Italia: dietro il no di Pep ci sono motivazioni precise. Maldini ora lavora sull’alternativa per il nuovo ciclo.
Pep Guardiola ha rifiutato l'offerta della FIGC, non sarà ct della Nazionale.
Pep Guardiola ha rifiutato l'offerta della FIGC, non sarà ct della Nazionale.

Pep Guardiola ha rifiutato per "motivi personali" la proposta di Paolo Maldini e Leonardo: non sarà lui il nuovo ct della Nazionale azzurra, né l'uomo incaricato di ricostruire dalle fondamenta il calcio italiano. L'attesa per la risposta aveva alimentato la suggestione del grande colpo, la suggestione era divenuta trattativa per l'incontro a Barcellona ma tutto s'è fermato lì. Un messaggio nella notte ha spento ogni entusiasmo. "Non me la sento", ha ammesso il tecnico catalano. Dietro la sua reticenza non c'è una questione economica ma un sentimento più profondo rispetto al vil denaro: non è questo il momento per tornare in panchina, farlo subito dopo il lungo ciclo chiuso di recente col Manchester City. La ha ribadito più volte: "adesso voglio prendermi cura di me stesso e della famiglia". E questo ha la priorità su tutto. Pep vuole ritagliarsi uno spazio vitale finora mai vissuto, fare cose "normali" e – quando ne avrà finalmente di nuovo voglia – valutare con calma il prossimo capitolo della sua carriera.

L'Italia aveva provato a convincerlo con un progetto tecnico ambizioso: non una semplice scelta di un commissario tecnico, ma un progetto di più ampio respiro ("anche 8, 10 anni", come spiegato da Maldini e Leonardo in conferenza) per riportare gli azzurri ai vertici dopo ben tre Mondiali consecutivi falliti e, più in generale, dare nuova, moderna, solida identità all'intero movimento. Chi ci sarà al suo posto? Tutto lascia presagire che il prossimo incaricato sia Andrea Pirlo, favorito rispetto a Roberto Mancini e Antonio Conte.

Perché Guardiola ha detto no all’Italia: le ragioni dietro il rifiuto

La tempistica ha giocato sicuramente un ruolo chiave nella decisione di Guardiola. E non è stata certo a cuor leggero, perché sapeva benissimo che a Coverciano avrebbero spalancato le porte non a un nuovo allenatore né all'epica dell'uomo solo al comando, ma a uno sportivo di talento che con la sua idea di calcio ha rivoluzionato il mondo del football. Con Guardiola l'Italia si sarebbe ritrovata proiettata in una nuova dimensione con velocità galattica. Non adesso, non ancora almeno per quanto riguarda la collaborazione con l'iberico.

Leonardo e Maldini devono ricorrere a un piano b per la Nazionale dopo il no di Guardiola.
Leonardo e Maldini devono ricorrere a un piano b per la Nazionale dopo il no di Guardiola.

Guardiola ha appena chiuso un decennio storico al Manchester City, un ciclo caratterizzato da titoli, record e una trasformazione totale del club inglese. La Nazionale italiana rappresentava una sfida tanto enorme quanto coraggiosa e impegnativa, un progetto che avrebbe richiesto energia immediata e una ricostruzione complessa. L'Italia aveva (e ha) il fascino della storia, del Mondiale 2030 come obiettivo a cui puntare (oltre agli Europei) e di una squadra da ricostruire, ma non è bastato a superare le perplessità.

Il "no, grazie" pronunciato non è solo a tutela di se stesso e della necessità di ritrovare un equilibrio emotivo messo sotto pressione in tanti anni in prima linea come allenatore da cui tutti s'aspettano che vinca sempre, tanto, subito. Il profondo rispetto verso Maldini e l'Italia sono stati un valore aggiunto nella riflessione fatta: non ce la fa a dare tutto se stesso. E se non sente di poter restituire altrettanta passione allora no, non vuole (dis)illudere.

È stato determinante (anche) il fattore economico? In parte, forse. Ma non è stato certo il tema economico che ha spostato l'ago della bilancia. Pep non ne ha mai fatto una questione di vil denaro. La stessa FIGC, come ammesso dal presidente Malagò, era disposta anche a un sacrificio importante pur di supportare la sua candidatura al netto di un investimento davvero oneroso, in doppia cifra quanto a milioni.

Il piano B della Nazionale: avanza Andrea Pirlo

La Federazione cercava soprattutto un uomo capace di cambiare mentalità, metodo e rapporto con il talento. Un allenatore in grado di incidere non solo sulla prima squadra, ma sull'intero sistema. Il tramonto della pista Guardiola apre definitivamente la strada alle alternative. La più forte porta ad Andrea Pirlo, nome particolarmente gradito a Paolo Maldini per costruire il nuovo ciclo azzurro.

Andrea Pirlo è il favorito per la panchina della Nazionale.
Andrea Pirlo è il favorito per la panchina della Nazionale.

La scelta avrebbe una logica precisa: affidarsi a un campione del mondo 2006, simbolo dell'Italia vincente, per ricostruire una Nazionale giovane e moderna nell'approccio tattico. Pirlo rappresenta una filosofia diversa rispetto a Guardiola, ma coerente con l'idea di Maldini e Leonardo: puntare sulla qualità, sul gioco e sul recupero dell'identità tecnica italiana. È una scelta con un margine di rischio di elevato considerato che all'orizzonte ci sono la Nations League (tra settembre e ottobre) e le qualificazioni a Euro 2028 a marzo dell'anno prossimo, fino al Mondiale 2030 che è una sorta di linea sul Piave.

Pirlo ha esperienza internazionale da giocatore, ma da allenatore deve ancora dimostrare di poter guidare un progetto così delicato. Sul tavolo restano anche altri profili (Antonio Conte, Roberto Mancini), ma tutti adesso appaiono solo un ripiego. Pirlo compreso.

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