Imbarazzo in diretta tra Caressa e Bergomi sullo sponsor dell’Inter: “Fabio, ci hai fatto caso?”

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Fabio Caressa e Beppe Bergomi hanno avuto uno scambio un po’ impacciato durante la telecronaca di Real Madrid-Inter di Champions League, quando l’ex capitano nerazzurro ha tirato in ballo il main sponsor di maglia della società milanese.

La telecronaca su Sky di Real Madrid-Inter – match della prima giornata della fase a girone unico della Champions League, vinto dalle merengues 2-1 – ha vissuto un momento di imbarazzo intorno alla mezzora del primo tempo, quando Beppe Bergomi ha tirato in ballo la mancanza del main sponsor sulle maglie della squadra nerazzurra: nessuna traccia del munifico marchio ‘Betsson.sport', che dal 2024 (e fino al 2028) versa nelle casse dei campioni d'Italia circa 30 milioni a stagione. Un accordo quadriennale che è il più ricco della storia dell'Inter.

Bergomi spiega perché l'Inter gioca con la maglia senza sponsor contro il Real Madrid in Champions

"Sai perché l'Inter gioca senza sponsor? Ci hai fatto caso? – ha detto Bergomi al suo abituale partner di telecronache Fabio CaressaPerché c'è un Real Decreto spagnolo del 2020 che vieta la presenza di sponsor riconducibili al betting. Qualsiasi squadra che viene a giocare in Spagna con uno sponsor riconducibile al betting, non può averlo".

Tutto corretto, come vi abbiamo spiegato alla vigilia della partita: l'UEFA si adegua alla normativa spagnola, molto stringente al riguardo, e dunque le squadre impegnate nelle coppe europee che vanno a giocare in trasferta negli stadi iberici devono togliere gli sponsor in questione dalle proprie casacche.

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Alessandro Bastoni con la maglia dell'Inter senza sponsor al Bernabeu contro il Real Madrid

La precisazione di Caressa: è tutto legale in Italia

A quel punto, tuttavia, Caressa – che è parso colto un po' di sorpresa – ha voluto puntualizzare che lo sponsor dell'Inter è appunto "riconducibile" a un'agenzia di scommesse, ma non fa pubblicità al bookmaker in questione, neanche "indiretta", altrimenti non sarebbe legale neppure in Italia: "Riconducibile – ha precisato il giornalista – perché è un sito di sport in realtà, altrimenti anche la nostra Lega l'avrebbe vietato. La regola è chiara in Italia, quello è un sito di news, ma riconducibile per il nome".

Il sito sponsorizzato è un contenitore vuoto: l'interpretazione della norma italiana da parte dell'Agcom

A dirla tutta, ‘Betsson.sport' non è un sito né "di sport" né "di news" (basta cliccare e andarlo a visitare per rendersene conto), ma un contenitore completamente vuoto, che riporta esclusivamente le squadre sponsorizzate in Italia. È un sito di brand, sottile, costruito per stare in piedi sul piano formale e poter ‘reggere' la sostenibilità della sponsorizzazione dell'Inter. Oltre a qualche slogan e una mappa dell'Italia che riporta le varie squadre sponsorizzate dal marchio, c'è l'invito a seguire i social per "news e contenuti esclusivi". Le notizie (sporadiche quando ci sono) stanno dunque fuori dal sito. Non c'è una redazione riconoscibile, non c'è un flusso quotidiano di articoli, non ci sono livescore, non c'è un archivio da testata giornalistica (è espressamente precisato che non lo è). È una pura vetrina del progetto di sponsorizzazione.

L'impressione di un "sito fantoccio" è esattamente quella che hanno anche le associazioni che criticano l'operazione (peraltro Betsson non è l'unico marchio riconducibile al betting che lo fa in Italia). Un'operazione che in base alla distinzione operata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è assolutamente legale e in linea con le normative vigenti. L'Agcom chiede solo che su quell'indirizzo internet riportato sulla maglia non ci siano scommesse, quote, pulsanti per giocare o loghi di bookmaker (anche se quello del sito ne contiene il marchio). Se il portale si presenta come ‘infotainment', termine nato dalla fusione delle parole inglesi ‘information' (informazione) ed ‘entertainment' (intrattenimento), e non invita in alcun modo – neanche velato – a piazzare scommesse, per l'autorità italiana non è "pubblicità di giochi con vincite in denaro" e dunque può essere associato a squadre sportive per reclamizzarlo.

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Curtis Jones con la maglia dell'Inter sponsorizzata da 'Betsson.sport' durante l'ultimo match di campionato col Napoli

Il dominio internet che conta per la maglia dell'Inter è quello scarno, scheletrico, del sito "di sport": è il contenitore minimo sufficiente a tenere il nome "Betsson" sulla maglia senza scrivere "scommesse". Il nome fa il lavoro di promozione del marchio che richiama all'istante il bookmaker, il sito serve a dire che tecnicamente non si sta sponsorizzando quel medesimo bookmaker. È lo scarto che la Spagna non accetta e l'Italia, almeno per ora, sì.

Cosa dice la legge, il Decreto Dignità del 2018: perché Betsson può stare sulla maglia dell'Inter in Italia

Il divieto statuito nel nostro Paese è contenuto nell'articolo 9 del Decreto Dignità: dal 14 luglio 2018 è vietata "qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta" di giochi o scommesse con vincite in denaro, su qualunque mezzo (TV, radio, stampa, internet, social, manifestazioni sportive). Dal primo gennaio 2019, il divieto si estende anche alle sponsorizzazioni e a "tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale", comprese le citazioni visive del nome, del marchio o dei simboli. Lo scopo dichiarato è chiaramente il contrasto al disturbo da gioco d'azzardo.

L'Agcom, che deve applicare la norma, ha però interpretato in modo restrittivo il concetto di "pubblicità indiretta": come detto, se sul sito non compaiono quote, pulsanti per scommettere, loghi di bookmaker o inviti a giocare, e il portale si presenta solo come informazione, sia pure blandissima, la sponsorizzazione è ritenuta lecita. Lo ha detto esplicitamente il commissario Massimiliano Capitanio nel marzo 2024, proprio a proposito proprio dell'Inter: "Il sito è di intrattenimento sportivo, finché resta tale non mi sembra rientri nella fattispecie vietata dal Decreto Dignità, basta che rispetti quanto previsto dalle linee guida Agcom".

La differenza con la normativa spagnola, molto più stringente

La differenza con la Spagna è proprio nella parola usata da Caressa, "riconducibile": lì non conta se il sito sponsor è tecnicamente di news, basta che il marchio sia associabile al betting. Il Real Decreto de Comunicaciones Comerciales de las Actividades de Juego, in vigore dal novembre 2020, vieta esplicitamente la sponsorizzazione da parte di operatori di gioco su maglie e divise sportive. Vieta anche di dare il nome di un bookmaker a stadi, squadre o competizioni. Nel 2024 il Tribunal Supremo ha cancellato alcune restrizioni sulla pubblicità televisiva, ma ha lasciato intatto il divieto sulle maglie.

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