Lele Adani senza voce nella telecronaca della finale dei Mondiali, la beffa dopo urla e polemiche

La voce roca, consumata di Daniele Adani durante la telecronaca sulla Rai della finale Spagna-Argentina ha scandito il racconto del match decisivo dei Mondiali. E no, questa volta l'ex difensore non ha attirato l'attenzione né per l'urlo, che lanciò in occasione dei gol e della vittoria in rimonta dell'Albiceleste contro la Francia, né per esaltare Lionel Messi ma per il timbro delle corde vocali. Un po' per il ritmo dell'incontro, teso ed equilibrato, senza particolari acuti dei sudamericani, un po' perché nei giorni scorsi aveva dato il meglio di sé (performance molto criticata per gli accenti e i toni utilizzati) ‘Lele' tiene un profilo basso e la narrazione di Alberto Rimedio, che non è stato costretto a equilibrismi in tv per tenerlo a bada, è filata liscia. Niente di sguaiato (come accaduto in occasione della diretta in semifinale), è quasi afono. E si sente.
Le polemiche dopo la telecronaca sguaiata di Francia-Argentina
Una beffa dopo gli strilli e le polemiche rientrate nel corredo accessorio di un racconto vissuto in maniera molto passionale ("a volte non so nemmeno cosa dico…") per amore del calcio e per il sincero trasporto emotivo che prova quando commenta la Seleccion, ricordando sempre Diego Armando Maradona. Il Dieci che sta lassù e il dieci che è in terra e a 39 anni è il leader della nazionale. Non è solo colore né retorica dialettica, tutto nasce da un'amicizia fraterna con Matias Almeyda.

Le critiche durissime: "È un disturbatore". "Gli direi di darsi una calmata"
Fino a che punto, però, è accettabile una cosa del genere? Il dibattito ha coinvolto anche alcuni volti storici del calcio televisivo italiano. Amedeo Goria ha scelto una posizione critica ma più sfumata, riconoscendo che dietro gli eccessi c'è anche una precisa costruzione del personaggio: "Io gli direi di darsi una calmata, ma ormai fa parte del personaggio". Secondo lo storico giornalista Rai, il calcio televisivo moderno premia anche chi riesce a imporsi emotivamente: "Adani è figlio di questo modo di comunicare. Se non urli non ti nota nessuno… e poi così ci guadagnano tutti".
Più severo il giudizio di Carlo Nesti: "Adani in telecronaca è un disturbatore, quasi comico. È debordante, la Rai lo usa nel ruolo sbagliato. Però fa parte dello spettacolo… è uno dei protagonisti di questo circo mediatico e alla Rai, evidentemente, sta bene così".

Ancora più diretto Paolo Di Canio, che ha sintetizzato la sua valutazione con una provocazione: "Abbassate il volume a zero, sennò siete masochisti". E poi ha fatto un richiamo alla tradizione e all'anomalia di un'opinionista tv che, al netto di un'enfasi comprensibile, sbilancia la telecronaca quasi fosse un tifoso: "Ricordo che siamo italiani", rivendicando un modo più patriottico di accompagnare gli eventi sportivi. Anche con poca voce.