Il lato oscuro di Messi nella finale: la sceneggiata con Cucurella, l’ignavia mentre i suoi compagni scatenano la rissa

Non è stato il finale di carriera ad alto livello che Leo Messi sognava: la sconfitta della sua Argentina nella finale dei Mondiali 2026 contro la Spagna va oltre l'1-0 incassato nei tempi supplementari. E va anche oltre la prestazione molto deludente nell'arco dei 120 minuti del 39enne fuoriclasse dell'Inter Miami, la cui ‘camminata attiva' – ovvero la quasi immobilità durante la quale osserva attentamente come sfruttare gli spazi che si creano e le posizioni di avversari e compagni – stavolta non ha prodotto alcunché.
Messi è un fantasma nella finale dei Mondiali, all'Argentina non resta più nulla contro la Spagna
Un solo tiro (al 117′, bloccato dalla faccia di Merino), pochi passaggi, men che meno illuminanti o decisivi, nessun guizzo o sussulto da leader. Messi non ha fatto la differenza, anzi è stato un fantasma, ovviamente non assecondato da una squadra che ha mostrato tutto a un tratto i suoi limiti, sia tecnici individuali che da un punto di vista della proposta di gioco.
Ma l'assenza calcistica dell'otto volte Pallone d'Oro è solo la faccia di una medaglia che nell'atto conclusivo dei Mondiali ha messo in mostra – come raramente era capitato in passato – anche il lato più oscuro del campione rosarino. Ci sono stati due frangenti, che hanno avuto ampia diffusione sui social dopo la partita, che hanno esposto un Messi lapso, ovvero scivolato da un punto di vista morale, soprattutto se messo a confronto col Leo che ha costruito – in maniera meritata – un'aura di pulizia rispetto a tanti colleghi. La sua brillantezza col pallone coi piedi è sempre coincisa con un nitore che andava al di là del fatto agonistico.
La sceneggiata ridicola di Messi con Cucurella: chiede un'espulsione per qualcosa che non esiste
Il primo episodio negativo sotto il profilo del comportamento, definito da molti "ridicolo" se non "penoso", si verifica dopo lo scadere dei tempi regolamentari, dopo l'espulsione (sacrosanta) di Enzo Fernandez per l'entrataccia su Cubarsí. In quei frangenti concitati, col giovane difensore dolorante a terra e la caciara degli argentini che chiedono all'arbitro Vincic di andare a rivedere il fallo a bordo campo con la speranza assurda che il cartellino venga tolto, Marc Cucurella si rivolge a Messi per dirgli qualcosa. Il terzino iberico per un istante si mette la mano sulla bocca, anzi più propriamente se la tocca, forse per dire a Leo della bocca sanguinante di Cubarsí dopo il fallo di Fernandez.
Fatto sta che quando Messi capisce che potrebbe volgere quell'episodio a suo favore, reagisce all'istante gesticolando, con lo scopo evidente di indicare ad arbitro e VAR che il gesto di Cucurella dovrebbe essere sanzionato con un cartellino rosso in ossequio alla regola – introdotta in questa edizione dei Mondiali – che stabilisce che chi si copre la bocca per parlare con un avversario in un confronto non amichevole vada incontro all'espulsione automatica.
Il gesticolare di Messi a quel punto viene seguito da quello altrettanto animato dei suoi compagni, per fare ulteriore pressione su Vincic, che da parte sua non ha la minima intenzione di assecondare quella pagliacciata, ne ha motivo di farlo, visto che Cucurella davvero nella circostanza non ha fatto nulla. Quello di Messi è un gesto piccolo, non un fallaccio o un insulto, e tuttavia stride con l'immagine di fair play che la ‘Pulga' ha coltivato negli anni.
L'Argentina scatena la rissa dopo il fischio finale, Messi osserva disinteressato e non fa nulla
Che qualcosa sia saltato nel fluire delle emozioni del campione argentino, se ne ha la prova dopo il fischio finale del match, quando – mentre esplode la gioia della Spagna per il trionfo – alcuni suoi compagni (Molina e Paredes in primis) si rendono protagonisti di comportamenti davvero brutti, non consoni al palcoscenico e al momento. L'Argentina dimostra di non saper perdere: si assiste a spinte, scontri e gesti aggressivi verso i giocatori iberici, ne scaturisce una rissa. Messi è lì vicino, osserva tutto, ma non interviene in alcun modo per ‘entrare' nella vicenda, auspicabilmente per calmare la situazione da capitano e leader simbolico.
Molti si aspettavano che Leo fermasse i compagni o desse un maggiore esempio di sportività, invece è rimasto semplice spettatore del caos che esplodeva a pochi passi da lui. Chi lo difende spiega che Messi era chiaramente svuotato di qualsiasi energia fisica e nervosa, non avendo la forza di prendere alcuna iniziativa: lo dimostrerebbero le lacrime copiose e irrefrenabili cui poi si è lasciato andare accasciandosi sul prato, e ancora successivamente, al momento della premiazione.
Quel che resta del giorno: momenti di umana debolezza in un campione come pochi nella storia dello sport
Non daremo certo patenti di antisportività a Messi per una singola partita, dall'altra parte c'è una carriera intera che parla per lui, e tuttavia queste scene colpiscono parecchio proprio per l'immagine costruita da Leo in oltre 20 anni, dentro e fuori dal campo.
D'altro canto, questi due episodi mostrano un campione più umano e fallibile di quanto l'agiografia ci abbia abituati. A 39 anni – dopo una vita di pressioni enormi e un Paese intero perennemente sulle sue spalle, in una finale persa che probabilmente è l'ultima della sua carriera ad alto livello – è comprensibile che emergano frustrazione, risentimento o semplicemente stanchezza emotiva. Il lato oscuro è lì, spesso nascosto da una vita. Così come è lì – e resterà per sempre – uno degli sportivi più straordinari che mai si siano visti su un campo di calcio e non solo.