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Mondiali di calcio 2026

L’avvocato Bastianini Carnelutti: “Ai Mondiali scene umilianti e contro le regole. La Fifa è succube di Trump”

L’avvocato Bastianini Carnelutti, capo degli Affari Legali del Comitato Organizzatore dei Mondiali di calcio Italia ’90 e assistente del direttore generale Luca Montezemolo: “Il respingimento dell’arbitro somalo è gravissimo. Le perquisizioni pubbliche alle federazioni ai Mondiali sono un’umiliazione anche per la FIFA”
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Le immagini delle delegazioni nazionali perquisite sulla pista d'atterraggio dagli agenti federali statunitensi e il clamoroso respingimento alla frontiera dell’arbitro somalo Omar Artan hanno sollevato un polverone internazionale sui Mondiali 2026. Mentre il presidente della FIFA Gianni Infantino getta acqua sul fuoco parlando di "decisioni sovrane" degli Stati Uniti, c'è chi fa debunking carte alla mano.

A Fanpage.it l'avvocato Nicolò Bastianini Carnelutti, profondo conoscitore del diritto dello sport e Direttore Affari Legali del Comitato Organizzatore dei mondiali di calcio in Italia nel 1990, ha analizzato il cortocircuito diplomatico e legale che sta andando in scena negli Stati Uniti sotto l'amministrazione Trump.

L’avvocato Nicolò Bastianini Carnelutti
L’avvocato Nicolò Bastianini Carnelutti

Avvocato, partiamo dalla sua esperienza personale. Lei ha lavorato nell'organizzazione di Italia '90. Come venivano gestiti allora l'arrivo e la sicurezza delle delegazioni straniere?

"Sono stato Capo degli Affari Legali e poi assistente di Luca Montezemolo che era direttore generale e in più delegato ai rapporti con la FIFA, quindi queste cose le ho vissute. È il governo che si impegna con la FIFA per ottenere l'evento e deve garantire alcune cose, tra le quali il libero accesso nel Paese ospitante a tutti. Sono obblighi che si prendono con i governi e sono condizione per ottenere l'assegnazione dell'evento. E tra queste condizioni c'è certamente anche quella di consentire l'ingresso nel paese a tutti, a prescindere dai rapporti di quello Stato o con altri paesi. Per le delegazioni esisteva un protocollo: venivano ricevute da un rappresentante del comitato organizzatore o della Federcalcio, saltavano i controlli normali in cui passano gli altri passeggeri e avevano un accesso riservato. Ovviamente i controlli venivano fatti ma in modo veloce".

Esisteva un protocollo speciale per evitare perquisizioni agli atleti negli aeroporti?

"Le liste erano note, perché le mandavano con anticipo e si trattava di gruppi conosciuti. Mai nessuno ha fatto cose umilianti come fermarli sulla pista e controllarli ai piedi dell'aereo, annusandoli, perquisendoli con i cani antidroga e tutte le cose che abbiamo visto fare negli Stati Uniti. E chiaramente nessuno è stato respinto, anche perché i nomi si sanno prima, non arrivano a sorpresa. Nel caso di Italia '90, le delegazioni venivano accolte dal comitato di ricevimento, portate in un varco separato dove facevano i controlli doganali e poi salivano sul pullman. Certamente non venivano assoggettate a queste procedure in maniera pubblica e umiliante come hanno fatto in America".

Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha gettato acqua sul fuoco dichiarando che la federazione non ha il potere di interferire con le decisioni sovrane e le leggi di sicurezza interna degli Stati Uniti. Da esperto di diritto dello sport, ci aiuta a fare chiarezza? Fino a che punto la sovranità statale cancella gli accordi presi con la FIFA?

"Se Trump vuole fare una dimostrazione di potenza come la intende lui nel fare queste perquisizioni la fa lo stesso, ma in questo caso mi sarei aspettato una protesta da parte di Infantino. Il Paese decide ciò che vuole, ma contravviene agli accordi che ha preso. Se, per esempio, vuole perquisire la delegazione del Senegal in maniera più approfondita lo fai in un locale dedicato, non in mezzo alla pista, non davanti a tutti, non in questo modo umiliante".

I giocatori dell’Uzbekistan sono stati ispezionati con i cani antidroga
I giocatori dell’Uzbekistan sono stati ispezionati con i cani antidroga

L'assegnazione di un Mondiale prevede delle garanzie governative con la FIFA? Esistono accordi speciali con i governi ospitanti sul tema dei visti, delle dogane e dell'immigrazione?

"La FIFA dà una serie di punti indispensabili da dover accettare. Come c'è bisogno di avere gli stadi fatti in una certa maniera, i centri di allenamento e le altre strutture, ci sono anche queste regole come quella di consentire l'ingresso nel paese a tutti gli atleti partecipanti. La sicurezza interna dipende dal paese, però fare queste perquisizioni agli atleti non è normale. Le delegazioni ospiti non vengono trattate in questo modo con l'umiliazione pubblica, perché è stato umiliante vedere quelle foto che giravano".

Se gli Stati Uniti decidono di applicare controlli doganali stringenti e perquisizioni a tappeto sulle squadre, la FIFA è davvero "impotente" o si tratta di una scelta politica per evitare lo scontro con Trump?

"Sì. Al primo segnale io avrei protestato e minacciato di non fare il Mondiale. Il problema è che oggi, anche se andiamo in America io e lei, rischiamo tutto questo. Però fossi stato Infantino avrei fatto una protesta formale, dicendo che questo non era il trattamento che era stato previsto per l'arrivo delle delegazioni e che se ci fosse stato motivo per cui gli Stati Uniti ritenessero che la delegazione del Senegal o del Kazakistan presentasse dei rischi particolari, andava detto alla FIFA prima".

Lei ha vissuto dall'interno la macchina organizzativa di Italia '90. Guardando a quello che sta succedendo in questi giorni negli Stati Uniti, c'è stato un dettaglio, un episodio o un atteggiamento specifico che, da addetto ai lavori e da giurista, le ha fatto storcere il naso e le ha fatto dire: "Noi questa cosa non l'avremmo mai permessa"?

"Non avremmo permesso nessuna delle cose che abbiamo visto perché in Italia nessuno viene accolto così. Quello che mi ha stupito è il respingimento dell'arbitro somalo Omar Artan senza che la FIFA abbia alzato un dito, è la cosa più grave di tutte. La verità è che la FIFA è un'associazione che è interessata a due cose e lo era già ai tempi miei: il danaro per sé e l'arricchimento dei propri dirigenti, punto. Tutto quello che si confà a questo va bene. Va bene il Qatar che era scandaloso e vanno bene gli Stati Uniti con queste regole. La FIFA è succube, ai tempi miei c'era Blatter che con tutti i suoi difetti era meglio".

L’arbitro somalo Omar Artan è stato respinto alla frontiera a Miami e rimandato a casa
L’arbitro somalo Omar Artan è stato respinto alla frontiera a Miami e rimandato a casa

Per Infantino quello dell'arbitro è stato un "caso sfortunato e spiacevole", ma permettere l'ingresso a un arbitro d'élite non dovrebbe essere il punto di partenza per la tutela dei lavoratori coinvolti nei Mondiali? In questo caso la FIFA ha rinunciato a far valere la propria "giurisdizione speciale"?

"La lista degli arbitri è conosciuta mesi prima, non due ore prima, si sapeva sicuramente anche con che volo sarebbe arrivato. In questi tornei esistono persone delegate al loro benessere e all'accoglienza, c'è un'organizzazione che si occupa di loro ai Mondiali. Tutto questo mi sembra davvero strumentale, Anche perché in Messico o in Canada non è accaduto. È stato umiliante anche per la FIFA, hanno rinunciato a protestare per evitare lo scontro".

L'Iran ha dovuto spostare il ritiro in Messico perché a molti membri dello staff è stato negato il visto americano, costringendoli a fare i "pendolari transfrontalieri" per le partite a Los Angeles e Seattle. Dal punto di vista del diritto sportivo, questo non altera la regolarità e l'equità della competizione?

"Sì, certo: sono costretti a fare un lungo viaggio per andare a giocare e ripartire subito dopo. Ma quella è una situazione che non si è mai verificata prima, c'è il paese ospitante che è in guerra con uno dei paesi partecipanti, è un po' tutto grottesco di per sé. L'Iran partecipa perché lo vuole la FIFA e gli americani li fanno entrare solo per giocare ma non per dormire. Mi sembra una posizione di principio per far vedere il pugno di ferro.

L’Iran farà il ritiro in Messico ed entrerà negli Stati Uniti per giocare solo il giorno delle partite
L’Iran farà il ritiro in Messico ed entrerà negli Stati Uniti per giocare solo il giorno delle partite

Tra due anni gli USA ospiteranno le Olimpiadi di Los Angeles 2028, dove i numeri di atleti, delegazioni e Paesi coinvolti saranno superiori rispetto ai Mondiali. Saranno coinvolte oltre 200 delegazioni, comprese quelle storicamente "ostili" agli Stati Uniti. Cosa si aspetta?

"Con questa amministrazione non lo so, può succedere di tutto. Gli eventi internazionali sono una sorta di pausa rispetto al mondo normale, fino a qualche tempo fa c'era la tregua olimpica. Tra due anni potrebbe essere anche peggio. Purtroppo il mondo del calcio è il peggio del peggio, a tutti i livelli. La FIFA vive assegnando il suo evento ogni quattro anni con ricchi sponsor, diritti TV, si arricchiscono un po' tutti, ma non bisogna rompere i cogl**ni. Questa è la sostanza. Anche UEFA e CIO sono abbastanza simili per certi versi".

Quindi si aspetta che anche lì possa succedere qualcosa sulla falsa riga di questi Mondiali?

"Sì, ma guardi anche cosa succede altrove, come la questione politica sugli atleti russi. Mi spiega cosa significa farli gareggiare ma senza bandiera? Poi i russi no, ma gli israeliani sì, si entra in una cosa politica in cui è difficile distinguere il bene dal male".

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