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L’arbitro somalo Omar Artan sarebbe stato escluso dai Mondiali per un presunto caso di omonimia

L’ultima ipotesi formulata sull’esclusione di Omar Artan dai Mondiali riguarderebbe un caso di omonimia con un uomo legato a un’organizzazione terroristica della Somalia.
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Omar Artan sognava di arbitrare una partita ai Mondiali ma ha dovuto rinunciare all'esperienza di una vita quando gli Stati Uniti gli hanno negato l'ingresso nel Paese. Nonostante fosse in possesso di un passaporto diplomatico e di tutti i documenti necessari, l'arbitro somalo è rientrato a casa dove è stato accolto come un eroe nazionale: la sua storia ha fatto il giro del mondo, ma ancora non sono chiare le ragioni precise che hanno portato alla sua esclusione dopo un interrogatorio durato 11 ore e perfino la reclusione.

Un portavoce della US Customs and Border Protection ha spiegato che Artan "è stato ritenuto inammissibile a causa di problemi di verifica". La Somalia è uno dei Paesi inclusi nella lista di divieto di viaggio introdotta dall'amministrazione Trump, ma secondo la ricostruzione del New York Times alla base del rifiuto ci sarebbe un caso di omonimia con un uomo che fa parte di un'organizzazione terroristica emerso durante i controlli, anche se l'ipotesi non è ancora stata confermata dalle autorità americane.

Omar Artan sarebbe stato il primo arbitro somalo ai Mondiali
Omar Artan sarebbe stato il primo arbitro somalo ai Mondiali

L'ipotesi del caso di omonimia dell'arbitro somalo

Nella delegazione di arbitri scelti per i Mondiali c'era anche Omar Artan, eletto come miglior arbitro della confederazione africana del 2025. Voleva coronare la sua carriera presentandosi alla competizione come uno degli arbitri più affidabili, diventando il primo arbitro somalo a dirigere una partita della Coppa del Mondo, ma è stato respinto a Miami e non ha potuto mettere piede negli Stati Uniti. È stato interrogato per 11 ore, poi trattenuto in cella e infine rimandato in Turchia: ha fatto ritorno nel suo Paese dove è stato accolto con tutti gli onori, ma sul suo caso ci sono ancora molte ombre e quesiti irrisolti.

Artan era in possesso del passaporto diplomatico perché la Somalia è stata inserita nella lista di divieto di viaggio introdotta dall'amministrazione Trump. Nonostante tutta la documentazione necessaria è stato respinto a Miami dagli agenti della dogana e della protezione delle frontiere che hanno riscontrato dei problemi di verifica: secondo quanto riportato da diversi media, durante le verifiche sarebbero emersi presunti collegamenti con soggetti presenti nei database antiterrorismo statunitensi, ma è qui che spunta l'ipotesi di omonimia formulata dal New York Times.

Secondo i giornalisti, che hanno effettuato controlli sul sito web dell'Ufficio per il controllo dei beni esteri (OFAC) degli Stati Uniti, il nome di Artan sarebbe molto simile a quello di un uomo già noto e legato al gruppo militante somalo Al Shabab, sul quale il governo degli Stati Uniti aveva imposto sanzioni. L'arbitro infatti ha raccontato che gli sono state fatte domande sull'organizzazione terroristica, del quale non sapeva nulla perché era arrivato in Florida per svolgere il suo lavoro di arbitro, documentato anche attraverso fotografie e articoli sul web. L'ipotesi non è stata confermata dai funzionari americani, ma sarebbe stato proprio questo clamoroso caso di omonimia a far scattare l'espulsione che a oggi non ha ancora una spiegazione chiara.

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