Il gol di Ilicic ad Anfield Road è una scarica di adrenalina. Regala un sorriso in una serata greve per la morte di Diego Armando Maradona. Il minuto di raccoglimento nel tempio del Liverpool è spettrale, mette i brividi addosso. Lo sloveno li scrolla via. Ha imparato a gestire le emozioni, provando sulla sua pelle cosa vuol dire arrivare allo sprofondo e risalire. La ‘dea' è in vantaggio nella tana dei Reds, Josip serra i pugni, urla tutta la propria gioia e corre verso la panchina.

Quel gancio rifilato al colosso di Klopp ha aperto il varco, facendo vacillare un avversario già in difficoltà per l'emergenza assenze in difesa. E quando Gosens ha piazzato in fondo al sacco la palla del raddoppio l'incubo è davvero finito. Per il calciatore e per l'Atalanta che all'andata era stata mortificata, annichilita, quasi cacciata a pedate dalla Champions da un 5-0 pensatissimo.

La rete di Ilicic ha in parte cassato anche quella profonda amarezza. È tornato al gol con la maglia degli orobici dopo quasi 9 mesi dall'ultima gioia provata in Coppa. In campionato bisogna tornare indietro nel tempo fino a inizio mese: 1° marzo, in calce al perentorio 7-2 rifilato al Lecce c'era anche il suo nome. In Champions accadeva il 10 marzo, poco dopo sarebbe scoppiato l'inferno della pandemia e quel poker rifilato al Valencia sarebbe finito in qualche angolo della memoria del calciatore, caduto in depressione per aver contratto lui stesso il coronavirus e per il cuore gonfio di dolore per quanto stava accadendo a Bergamo, in Italia.

Il doppio confronto con gli spagnoli evoca ricordi drammatici: la sfida disputata a San Siro un mese prima venne definita la ‘partita del contagio', una sorta di bomba epidemiologica scoppiata grazie alla promiscuità dei tifosi e della carovana di aficionados che si spostò a Milano. Nessuno avrebbe mai immaginato che a distanza di un mese quella che per molti era una semplice influenza provocò un numero di vittime terribile. Si spense la luce e fu buio fin dentro l'anima. Ma ora Josip è tornato a brillare.