Come gioca Amorim, nuovo allenatore del Milan che al Manchester Utd ha vissuto un incubo lungo 14 mesi

Il Milan ha scelto di puntare su Ruben Amorim per la sua ricostruzione. Il portoghese sarà il successore di Massimiliano Allegri, un nome sponsorizzato da Zlatan Ibrahimovic per cercare di riportare ordine all'interno della squadra che non ha ancora un amministratore delegato, un direttore tecnico e un direttore sportivo. L'ex Manchester United si rimetterà in gioco in Serie A dopo 14 mesi da incubo trascorsi in Premier League, conclusi con un esonero e con i rapporti completamente fratturati con la dirigenza e la proprietà.
È stato il peggior periodo della sua carriera: ci si aspettava un salto di qualità dopo gli anni allo Sporting, ma il trasferimento in Inghilterra gli ha fatto fare diversi passi all'indietro sotto tutti gli aspetti, portando a una rottura pesante. Le sue idee fin troppo radicate non sono piaciute ai piani alti dei Red Devils, ma il suo contestato 3-4-2-1 potrebbe invece adattarsi bene al Milan che ha una rosa più congeniale alla sua filosofia di calcio.

Cosa non ha funzionato al Manchester United
La carriera di Amorim allo Sporting Lisbona sembrava il preludio a un successo sulla panchina di una big, ma la decisione di lasciare la squadra nel novembre 2024 non gli ha portato fortuna: è arrivato allo United a stagione in corso, ereditando una situazione già compromessa da Ten Hag, eppure il suo cambiamento non è servito a nulla. In Portogallo era visto come l'erede di Mourinho, guidava una squadra giovane e di successo con i suoi metodi rigidi ma giusti che non sono stati apprezzati in Inghilterra. Si è scontrato subito con le grandi personalità del club e non è mai riuscito a ottenere la fiducia dei giocatori anche per la sua inflessibilità, in allenamento ma anche durante le partite.
Lo United non è mai riuscito ad assorbire i suoi principi di gioco e a reggere ritmi alti, con la riaggressione immediata del pallone e una richiesta di concentrazione elevata. I difensori non riuscivano a mantenere la linea alta e ci sono state diverse bocciature nette nella rosa: neanche i giocatori pagati di più sono stati risparmiati e questo ha portato a una rottura con lo spogliatoio e la dirigenza. Amorim era isolato e senza nessun appiglio e quasi mai in quei 14 mesi ha dato l'impressione di poter arrivare a un punto di svolta.

Come giocano le squadre di Amorim
Il portoghese è sempre stato inflessibile e questo è stato uno dei punti più discussi della sua esperienza al Manchester United, dove non aveva giocatori con caratteristiche adatte alla sua filosofia di gioco. Nonostante gli investimenti sul mercato non ha mai cambiato idea: non ha mai fatto giocare Mainoo, ora pilastro della squadra, si è spesso scontrato con Garnacho e Zirkzee e ha ignorato anche un attaccante come Hojlund che sta ritrovando continuità in Italia con la maglia del Napoli. Amorim si affida solo al 3-4-2-1 o al 3-4-3, un dogma tattico e una testardaggine che hanno rappresentato sia la sua forza che la sua debolezza
Nemmeno davanti a risultati negativi ha mai cambiato il suo pensiero, ma al Milan troverà dei giocatori che si sposano meglio con le sue idee. Il gioco comincia dal basso e per questo nelle sue avventure ha sempre chiesto portieri bravi con i piedi, come nel caso di Maignan. Il pressing alto è il concetto cardine di tutta la sua filosofia: la linea difensiva in genere è alta e per funzionare ha bisogno di giocatori che sappiano prendersi rischi (un aspetto che allo United non sempre lo ha premiato), così come anche il centrocampo deve essere reattivo e concentrato.

Amorim chiede un grande lavoro soprattutto ai giocatori alle spalle della punta, che sono stati uno dei grandi dilemmi di Manchester. Nei 14 mesi in cui è rimasto in panchina ha provato diverse combinazioni sfruttando Garnacho, Diallo, Mount e altri, senza mai trovare la sua coppia ideale come era accaduto ai tempi dello Sporting, dove si affidava alla qualità di Trincao. Devono spingere e far salire la squadra, giocando molto vicini alla porta: una prospettiva che potrebbe piacere a Leao che diventerebbe più pericoloso, soprattutto perché dovrebbe coprire meno campo grazie al supporto dell'esterno di centrocampo. Sulla carta la rosa del Milan potrebbe permettere all'allenatore di lavorare come vuole, ma le vie del mercato potrebbero cambiare la situazione e cruciale sarà anche il rapporto con la nuova dirigenza, l'aspetto che lo ha penalizzato a Manchester più di ogni altra cosa.